Il mistero del terzo miglio – Colin Dexter

Il mistero del terzo miglio – Colin Dexter

Editore: Sellerio
Giuseppe Pastore
Protocollato il 11 Febbraio 2014 da Giuseppe Pastore con
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Era dicembre quando vi annunciavamo una pubblicazione de “I primi casi dell’ispettore Morse” a opera di Sellerio, e oggi riparliamo di Colin Dexter con la riedizione de Il mistero del terzo miglio, sesto episodio della serie dopo “L’ispettore Morse e le morti di Jericho“. Uscito per la prima volta nel 1992 nella collana Il Giallo Mondadori con il numero 2260, Il mistero del terzo miglio era da lungo tempo difficilmente reperibile: questa nuova edizione Sellerio finalmente ce lo ripropone.

Mettiamo subito le cose in chiaro: in questo libro la sfida è doppia. Non si tratta solo di trovare l’assassino. Qui, dalle acque del canale, affiora un corpo. O meglio, quello che ne resta: un tronco orrendamente mutilato, senza testa, senza mani e senza gambe.

Il primo vero mistero, quindi, non è il whodunit, ma il who is it. Chi è la vittima?

E chi ci mettono sul caso? Il nostro, l’ispettore capo Morse.

Burbero, arrogante, “prickly” (spinoso, e mai aggettivo fu più azzeccato), ma genuinamente brillante. E stavolta, cari avventori, per lui è personale. L’unico indizio, un biglietto in tasca, punta dritto a Lonsdale, un college fittizio di Oxford. Il suo vecchio college. Il posto dove, da studente brillante, si è schiantato. Il luogo dove una storia d’amore finita male gli è costata gli esami, la laurea e il futuro accademico, spingendolo verso la polizia. Questo non è solo un caso per Morse; è un ritorno doloroso tra le mura che custodiscono il suo più grande fallimento, la ferita mai chiusa che lo ha reso l’uomo disilluso che conosciamo.

Colin Dexter, si sa, aveva una passione smodata per i cruciverba, e questo romanzo è proprio questo: un puzzle intricato. La trama scava nelle nevrosi individuali, nelle rivalità accademiche e in un segreto bisogno di vendetta che affonda le radici nel passato. Ci sono piste che portano a squallidi giri londinesi e indizi nascosti in lettere da decifrare.

Il problema, però è che il meccanismo è così complesso che a un certo punto Dexter sembra quasi perdere il controllo del gioco.

La storia è divisa in tre “miglia”, ci sono tre fratelli, tre tutor. Tutto torna, sulla carta. Ma la sensazione è quella di un meccanismo convoluto dove la logica si piega per far funzionare un incastro impossibile.

Non fraintendermi. Il ritratto di Morse è ottimo. Il suo rapporto col fido sergente Lewis è perfetto. E l’ossessione di Morse per la grammatica e la precisione è un tocco da maestro.

Ma la soluzione, non è “fair play“.

Il ritmo accelera, le morti si accumulano in un bagno di sangue stile Amleto, e alla fine sul palco non resta quasi nessuno. E come fa Morse a risolvere il caso? Be’h’, è costretto a usare “un po’ delle sue facoltà immaginative”, perché non c’è più nessuno vivo per confermare i fatti.

È un romanzo che vi costringerà a leggere le ultime 20 pagine due volte. Non è il migliore della serie, ma è un Morse al 100%: irritante, geniale e profondamente umano.


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