Oggi al Thriller Café va di scena lo spionaggio, un genere ben vivo e vegeto anche grazie a opere come il recente romanzo di Robert Littell, Il giovane Philby. Uscito prima in Italia, per Fanucci, che negli Stati Uniti, dove la pubblicazione è prevista per novembre, questa spy-story è un’opera a metà tra il reale e il fittizio, imperniata su Kim Philby. Una delle figure più affascinanti dello spionaggio internazionale, Philby aveva lavorato per l’ex URSS inviando al KGB informazioni strategiche di prima mano che gli venivano dall’occupare delle posizioni di rilievo in seno ai servizi segreti inglesi. Una spia così brava nel suo operato che nonostante i sospetti dell’MI5 e MI6 sul suo conto, riuscì a restare doppiogiochista per 27 anni, prima di essere scoperto e doversi trasferire a Mosca.
A lui sono apertamente dedicati romanzi come Il fattore umano di Graham Green e Il Quarto Protocollo di Frederick Forsyth, e come questo Il giovane Philby di Robert Littell, che prende le mosse proprio dagli inizi della sua carriera, quando ancora giovane cominciò a farsi strada tra le cortine di fumo dello spionaggio internazionale.
Se vi piacciono le spy story, Il giovane Philby potrebbe essere una lettura perfetta per voi.
Chi è veramente Kim Philby? O meglio: per chi lavora? Il giovane Philby dalle guance rosee e dai capelli scompigliati bussa alla porta di Litzi Friedman, una disinibita comunista viennese, e la conquista con la sua balbuzie. Così comincia la carriera di uno dei Cambridge Five, gli agenti segreti britannici più leggendari della storia. La sua vicenda viene narrata da dieci personaggi, ciascuno con una propria versione dei fatti. Sempre tra le righe – e necessariamente crudo, questo romanzo ha la vivacità di un diario plurimo scritto in prima persona: Stalin in carne e ossa così deludente rispetto alle foto ufficiali; Litzi impavida attivista, ma gelosa della compagna dal seno prorompente; il capitano russo Gusakov che non capisce di essere stato fatto prigioniero dai suoi stessi capi, e quando viene incarcerato pensa che lo stiano facendo ‘entrare dalla porta sbagliata’. Per la cronaca: dopo le vicende qui riportate, Philby riuscì a mettersi in salvo e visse gli ultimi venticinque anni della sua vita a Mosca, lavorando come istruttore per il Kgb. Morì nel 1988.
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