Il divoratore - Lorenza Ghinelli

Nella letteratura come nel cinema o in televisione, la complessa realtà della sindrome autistica è divenuta ormai un tema spesso frequentato, a cominciare dal romanzo di grande successo “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon, fino alla fiction televisiva molto seguita di “The good doctor”.

L’universo indecifrabile che i ragazzi autistici vivono dentro di sé, le loro doti eccezionali che si manifestano in campo artistico o scientifico, accendono nelle persone “normali” l’attenzione. Questa  si esprime a volte in modo inopportuno e male indirizzato, perché animata da pura e semplice curiosità verso un “fenomeno”, più che dalla voglia di comprendere la natura di questa sindrome e la condizione esistenziale di chi ne è colpito e delle loro famiglie. Narrativa e cinema hanno dato in questi anni un importante contributo nello spiegare e divulgare la reale natura dell’autismo.

Tra queste opere si colloca di diritto anche il romanzo d’esordio di Lorenza Ghinelli che qui presentiamo; pubblicato da Newton Compton nel 2011, costituì all’epoca un singolare caso letterario, poiché l’anno precedente era stato oggetto di un’asta per i diritti editoriali alla Fiera del libro di Francoforte e fu poi acquistato e tradotto in sette paesi, mentre oggi viene ristampato da Marsilio.

Ne “Il divoratore” l’autrice esplora non solo il profondo della mente e dell’anima della personalità autistica ma anche le sue proiezioni immaginifiche nella realtà esterna e quel tipo di proiezioni che anche la così dette “persone normali” possono avere. Perché incubi e fantasmi possono popolare la mente di chiunque. Al centro della storia, ambientata in una piccola città emiliana ai giorni nostri, troviamo un gruppo di ragazzini ancora alle soglie dell’adolescenza: Filippo, Francesco, Luca, Dario e il fratello di quest’ultimo Pietro, che è appunto affetto da autismo.    

Pietro vive isolato nella sua realtà interiore, il suo unico modo di comunicare con mondo sono i suoi bei disegni, nei quali ritrae i luoghi, gli oggetti e a volte le persone che incontra. La sua esistenza è relativamente serena, è confortato da una famiglia sana e responsabile, riceve affetto e comprensione da padre e madre e ha un buon rapporto anche con il fratello. Anche se Dario spesso tende ad escluderlo dalla sua vita fuori di casa, perché nella relazione coi suoi amichetti prova un po’ di disagio ad accompagnarsi con Pietro, che attira l’attenzione per le sue stranezze, in particolare quella di fissarsi su una parola a ripeterla ossessivamente, a oltranza. D’altro canto, lo stesso Pietro non desidera stare con altri ragazzi, preferisce rimanere protetto tra le mura di casa o il rapporto con Alice, la giovane educatrice che lo segue a scuola. Ma un pomeriggio Pietro viene quasi costretto da Dario a seguirlo per un incontro con gli amici. E’ Filippo che lo ha ordinato e lui è il piccolo boss del gruppo, tutti lo ammirano e gli obbediscono. In realtà Filippo, vittima di una situazione famigliare molto disordinata, sfoga sul prossimo le sue frustrazioni e quel pomeriggio ha deliberatamente deciso di “divertirsi” a spese di Pietro, insultandolo, tormentandolo. L’esperienza è traumatica per Pietro, il fratello non trova il coraggio per difenderlo. Solo l’intervento  della loro mamma eviterà danni maggiori.

A questo punto il racconto compie la sua svolta “thriller” o forse sarebbe meglio dire “Horror”: quella stessa sera, Filippo, vagabondando lungo il fiume, incontra un surreale personaggio, un vecchio in abito nero, un paio di scarpe bianche e un bastone. Il vecchio, che si presenta come “L’uomo dei sogni”, affronta Filippo, mostra di conoscere tutto della sua vita e di lui. Non assistiamo a quanto segue ma da quella notte Filippo scompare e si perdono le sue tracce. La stessa cosa, nei giorni a seguire, accadrà agli altri ragazzi che avevano tenuto mano a Filippo nel tormentare Pietro. Essi scompaiono, come dissolti nel nulla. Alice, l’insegnante di Pietro, in qualche modo connette gli episodi e per comprendere decide di ripartire proprio da Pietro, chiedendogli di disegnare tutto quanto visto quel pomeriggio nel quale Filippo lo aveva bullizzato. Il disegno è, come al solito, fedele e realistico: in esso compare, seduto su una panchina, il misterioso vecchio con le scarpe bianche! C’era anche lui quel pomeriggio, ma solo Pietro, con il suo straordinario spirito di osservazione lo aveva notato. Alice resta sconvolta dal disegno, perché quel vecchio, proprio quello, è la figura che nell’infanzia ha tormentato le sue notti con incubi e terrore.

Chi è dunque “l’uomo dei sogni”, una proiezione onirica collettiva? Un fantasma? Un assassino in carne ed ossa? Alice decide di scoprirlo e il romanzo sviluppa una trama ricca di tensione che terrà il lettore incollato fino all’ultima pagina.

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Il divoratore
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