Torna in libreria la squadra “desbrujà rugne” della Questura di Milano, alla terza avventura dopo Donne che odiano i fiori e Sotto scorre il fiume, di cui abbiamo già avuto modo di occuparci nello scorso settembre. Ritroviamo i personaggi che costituiscono il gruppo specializzato in indagini difficili, stavolta impegnato sul doppio fronte dell’identificazione di un cadavere e della ricerca di uno scomparso ma, giova anticiparlo immediatamente, sono molto cambiati dalla narrazione precedente.

Anzitutto stavolta ha un ruolo centrale Caterina Cederna, ispettore già trovata nella coppia di romanzi già letti, qui più avvenente e provocante che mai, la quale, pur di procedere nelle investigazioni, non esita cinicamente ad accettare le avances di un noioso e per nulla ricambiato spasimante, appetibile solo in quanto collegato al ritrovamento. Platinata e formosa, si presenta in tubino e tacco alto nella cripta della Beata Vergine Annunciata di Milano dove il povero Fausto, detto Wikirovere, le ha promesso una serata trasgressiva a suon di notizie sul sepolcreto della Cà Granda ma, ormai irrimediabilmente annoiata, si mette a smuovere detriti finché trova una salma tutt’altro che seicentesca.

Ad essere allora tirata giù dal letto poco dopo le tre del mattino sarà Annalisa Consolati, altro membro del gruppo problem solving diretto da Elia Mastrosimone che, precipitatasi in Questura, vi trova già il quarto di loro, quel Vilnev Rosaspina che deve il curioso nome ad un padre appassionato di formula1 e ad un funzionario del Comune che non sapeva scrivere in francese.

Accanto a loro, ritroveremo anche due personaggi che – chi abbia già letto i romanzi di Paola Sironi – ha già incontrato e non può che esserne rimasto ammaliato: Minerva la saggia, compagna di Annalisa, che merita appieno il suo appellativo, anche in contrasto con il carattere un po’ grossolano anche se sincero delle sorelle gemelle Dorotea e Galatea, e il simpaticissimo papà Consolati, il continuatore di storie.

In questo romanzo, i due brillano come straordinari comprimari, affettuosi e accudenti verso Annalisa (sempre più spigolosa e spiccia, divorata dalla fretta di concludere il caso), ma tratteggiati nella loro personalità sino a divenire essi stessi protagonisti e padroni assoluti di alcune tra le pagine più riuscite di questa narrazione sospesa, affaticata ma piena di desiderio di ripresa, quale è la loro (ed è stata la nostra) vita all’indomani del primo lockdown. L’illusione in cui i personaggi si muovono è il sogno che abbiamo vissuto nell’estate 2020 quando, riaperti finalmente dopo un giro di chiavistelli che non ci aspettavamo, abbiamo pensato che fosse tutto risolto, tutto finito, ed abbiamo ripreso a vivere “normalmente”: Annalisa e Minerva convolano a nozze, camuffate loro e i gli invitati “perché dalla mascherina al costume intero il passo è breve”; Patrizio non più pago solo di cambiare il finale ai film, si improvvisa virologo e azzecca numerose previsioni epidemiologiche.

Avevo letto i due libri precedenti di Paola, e quando finalmente l’ho conosciuta di persona, ad una presentazione di questo, le ho detto quanto trovi maturata la sua scrittura, che rimane ariosa e punteggiata di momenti di intelligente ilarità, ma qui dimostra un gran lavoro da parte dell’autrice sia nel far evolvere i personaggi e la storia, sia nel cercare nuovi equilibri tra loro. Brava Paola, avanti così.

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I giorni dell'illusione
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I giorni dell'illusione
  • Sironi, Paola (Author)