I fantasmi si vestono nudi – Loriano Macchiavelli
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Amiche e amici del Thriller Café, il libro di cui vi parliamo oggi è una piccola macchina del tempo, che ci trasporterà indietro negli anni del Dopoguerra, a Bologna, quando la rossa primavera è stata ormai conquistata (anche se non è proprio come ce la si immaginava) ma ancora si sentono gli echi dei bombardamenti e l’odore del sangue versato dai partigiani per difendere la libertà. Speriamo, quindi, che non vi diano troppo fastidio il fumo di sigaro stantio e l’odore del legno impregnato di vino. Appoggiate i gomiti al bancone mentre vi parliamo dell’ultimo libro di Loriano Macchiavelli, “I fantasmi si vestono nudi”, edito da Solferino.
I portici di San Luca sono un serpente di muratura con 666 vertebre, che dal centro di Bologna si inerpica sui colli. Claudio Santonastasii, per gli amici Santo, ha diciassette anni, e quella salita, fino alla curva delle Orfanelle, la conosce a memoria: pensa di avere la stoffa del campione, proprio come Coppi e Bartali, e insieme al suo amico Biella tenta spesso la cronoscalata, in piedi sui pedali. Una passeggiata sotto i portici al chiaro di luna è l’occasione per un incontro fatale: seduta su un muretto trova una ragazza bellissima, completamente nuda. “Una ragazza che si veste nuda di notte?” Gli amici e la madre di Santo iniziano a pensare che stia impazzendo, mentre lui trascorre notti bianche per incontrare la sua misteriosa Cristantemia. Ma chi è davvero Crisantemia? E qual è il suo segreto?
Tutto intorno a questa vicenda spettrale e notturna c’è un mosaico di volti, di voci e di storie: c’è l’ex partigiano Arci, che fa la corte alla madre di Santo e gli presta i romanzi di Steinbeck, ci sono gli scioperi e la vita nelle fabbriche, le osterie e i cinema ma anche le ferite mai rimarginate della guerra, che è finita dieci anni prima ma che ancora getta le sue ombre sul presente.
Il romanzo di Macchiavelli è una vera e propria storia di fantasmi, ma soprattutto sono circa duecento pagine di puro piacere di lettura. Con la verve di un cantastorie d’altri tempi, lo scrittore bolognese intreccia storie e Storia, regalandoci un pregevole arazzo narrativo che ha un po’ il sapore di certi film di Pupi Avati, mischiato con un tocco gotico rurale che mi ha fatto pensare a Eraldo Baldini, tanto per citare due voci di quella stessa, meravigliosa regione.
Classe 1934, Loriano Macchiavelli ha all’attivo una bibliografia sterminata che include, oltre a innumerevoli romanzi gialli, anche opere teatrali. Il suo personaggio più celebre è senza dubbio il Brigadiere Antonio Sarti, che ha ispirato anche una serie televisiva negli anni Novanta, con l’attore Gianni Cavina. Nel suo corposo palma res, questo scrittore vanta anche una collaborazione con il cantautore Francesco Guccini, bardo immortale del vino, dell’amore, della morte e di altre sciocchezze. Personalmente, non mi ero mai confrontato con le sue opere, probabilmente perché i detective regionali non sono la mia passione, ma devo ammettere che tutti i miei pregiudizi sono caduti dopo poche righe di lettura, perché lo stile un po’ scanzonato di Macchiavelli riesce veramente a bucare la pagina e a trascinarti nella storia.
Come sempre, vi auguro buona lettura. Per accompagnarla degnamente, suggerisco un bicchiere di vino rosso, ca va sans dir, e il mio disco preferito di Guccini, Stanze di vita quotidiana.
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L’alba magica in collina
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