“Happy hour”, di Elisabetta Bucciarelli
Cari ubriaconi e non, ha un titolo che a un locale come questo ci sta come l’oliva nel Martini, il libro di oggi. Parliamo infatti di Happy Hour, di Elisabetta Bucciarelli…
Titolo: Happy hour
Autore: Elisabetta Bucciarelli
Editore: Mursia
Anno di pubblicazione: 2005
ISBN: 88-425-3468-4
Pagine: 192
Prezzo: € 16,00
Trama in sintesi:
Un serial killer con uno spiccato senso estetico si aggira tra bar alla moda e gallerie d’arte, ricercando le sue ignare vittime tra la folla che tutte le sere si dà appuntamento agli happy hour. Maria Dolores Vergani, tenace ispettore di Polizia, si mette sulle sue tracce, insieme a un’eccentrica squadra di collaboratori: un copywriter, un fotografo di moda, un musicista e un pittore. Sullo sfondo la città di Milano, con i suoi nuovi simulacri e le occasioni per ostentare immagine e ricchezza, che svela gli aspetti più oscuri di una metropoli effervescente, esibizionista e raffinatamente corrotta.
Romanzo strano, questo. Non saprei neanche come definirlo: in copertina c’è scritto thriller, ma forse siamo più sul giallo moderno, e stravagante, aggiungerei, visto il cast assortito che vi figura. Di un ispettore di polizia che si porta un fotografo di moda o un musicista per i rilevamenti sulla scena del delitto non avevo mai letto e di certo l’autrice ha creato un bel pugno di personaggi poco consueti, anche se alcuni in verità restano poco più che comparse. La vera protagonista della storia, però, non è da ricercare tra le persone più o meno caratterizzate che s’incontrano tra le pagine, la vera protagonista è Milano, cattedrale dell’apparire e dell’ostentare, dell’essere cool e del frequentare i posti ciuuusti (come dice la Bucciarelli). Fa niente se sei da solo in mezzo a una folla di altra gente sola, col tuo drink perennemente in mano e uno sconosciuto nuovo seduto allo sgabello accanto: l’importante è che tu sia lì e che faccia finta che la gente abbia notato che ci sei. A stringere, pare essere questo il messaggio dell’autrice e il capoluogo lombardo da questo libro ne esce con le ossa piuttosto rotte. Non vivo a Milano e non so se le cose stiano davvero (o soltanto) così, ma di sicuro degli spunti di riflessione ci sono…
Venendo alla trama, invece, non posso dire che sia particolarmente entusiasmante. Nonostante un serial killer all’opera, l’elemento thrilling è quasi assente e di colpi di scena manco a parlarne, per cui – come dicevo in apertura – come thriller non soddisfa il mio palato; per essere un giallo, invece, l’intreccio non è sufficientemente intricato, e quindi il romanzo resta né carne né pesce. Scorre bene per via della scrittura “giovane” e diretta, ma sfrondato di molti passaggi che sono poco funzionali alla storia e che spesso battono con parole diverse sugli stessi concetti, tenendo conto anche delle scarse 200 pagine, il plot si riduce a non molto.
Nel complesso, comunque, il libro non mi è dispiaciuto: se gli elementi propri del genere mi avessero convinto un filo di più sarebbe stato un gran bel romanzo, ma così non è stato e mi limito a giudicarlo sufficiente.
Segnalo – visto che mi ci trovo – che è uscito da poco un secondo volume con protagonista Maria Dolores Vergani, intitolato “Dalla parte del torto“, sempre per Mursia… forse vi conviene provare direttamente con quello, se siete curiosi di leggere qualcosa di questa scrittrice.
E adesso finite di scolare i bicchieri e schiodatevi dagli sgabelli: si chiude l’happy hour pure al Thriller Cafè. L’appuntamento, salvo impreviste visite della guardia di finanza o dei NAS è a tra qualche giorno…
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