Ritorno a Bassavilla – Danilo Arona
Ritorno a Bassavilla è il nuovo libro di Danilo Arona, pubblicato dalla attivissima Edizioni XII. Lo recensiamo oggi su Thriller Café.
Titolo: Ritorno a Bassavilla
Autore: Danilo Arona
Editore: Edizioni XII
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 192
Trama in sintesi.
L’opera ci riconduce tra le brume della più spettrale tra le città della letteratura italiana, Bassavilla, popolata di fantasmi, segnata da inquietanti episodi di cronaca nera, in equilibrio pericolante tra la realtà (o quella che pensiamo tale) e un disturbante Immaginario.
Di Arona, Evangelisti scrive in quarta di copertina: è un Charles Fort moderno o uno dei migliori autori fantastici che abbiamo in Italia? Tra i mille dubbi che lascia nel lettore, questo è forse il più insondabile.
Non un thriller, neanche narrativa a dire il vero, né saggio o true crime. E’ un’opera che sfugge alle etichette, questo Ritorno a Bassavilla, ma è un’opera che lascia delle tracce nel lettore come solchi delle campagne alessandrine, in cui giacciono nascosti semi del Male che ogni tanto germogliano in delitti. Verità da cronache nere di folle ordinarietà, omicidi che sembrano sceneggiature da film dell’orrore, piuttosto che parti reali di una provincia silenziosa e poco chiacchierata. Eppure il sangue a Bassavilla e dintorni scorre a volte nei modi più assurdi, sangue documentato, tangibile, rosso e appiccicoso. E sangue altre volte raccontato, insinuato, protagonista di storie inquietanti che restano sospese nell’atmosfera nebbiosa che ristagna tra realtà e leggenda. Vicende di fantasmi, stregonerie, posti strani e fatti inspiegabili.
Un collage, Ritorno a Bassavilla, che trova la sua cornice perfetta nella seducente narrazione di Arona, capace di evocare presenze che grattano sull’uscio della razionalità e di instillare dubbi e inquietudini. Perché, se è pur vero che spesso l’orrore risiede nel banale quotidiano, siamo proprio sicuri che quegli episodi sfuggenti e contro logica non siano anch’essi dettagli di un quadro più grande e solo in parte comprensibile?
Ciascuno darà la propria risposta, ma – come conclude Daniele Bonfanti nella sua prefazione – dopo aver letto il libro sarà difficile non pensarci: prendere la macchina e andare a scoprirlo di persona, viaggiare verso il mistero, nell’attesa fremente e paurosa di scorgere nella nebbia un cartello che recita: Bassavilla.
Con una menzione finale per l’opera d’arte che è la copertina, non mi resta che consigliarvi un salto qui: sul sito dell’editore, a comprare il libro.
Ne vale proprio la pena.
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