Voci nella nebbia di A. E. Pavani, edito da Mondadori, è il libro che recensiamo oggi al Thriller Café.
Lisa Harding, detective londinese, si risveglia in un letto d’ospedale dopo aver subìto un’aggressione di cui non ricorda assolutamente nulla. Solo nei suoi sogni, o meglio incubi, vede molto nitidamente lei stessa affogare, soffocare, foto di occhi e una nebbia fitta che la circonda.
Ricorda invece molto bene l’ultimo omicidio su cui ha lavorato: Eve Chandler, trovata morta con una polaroid sul petto raffigurante i suoi occhi aperti, giusto un attimo prima che la vita li abbandonasse. Lisa non aveva foto su di sè ma il modus operandi è indiscutibilmente lo stesso: era stata scelta come seconda vittima dal killer soprannominato “il fotografo”?
La detective Harding cerca disperatamente di ricordare qualcosa di quella notte ma è come cercare la luce in un buco nero. Nel frattempo foto di occhi, tanti occhi, continuano a disturbare il suo sonno e nella sua mente esplode vivido il ricordo di un’estate di diciannove anni prima, dove aveva visto per la prima volta quelle inquietanti polaroid appese ad un albero.
Nell’estate del 1999, infatti, Lisa e i suoi amici Maria, Rosa, Elena e Matteo stavano passando le vacanze in un paesino di lago del Trentino e decisero di mettere alla prova il proprio coraggio andando verso un isolotto al centro del lago che un’antica leggenda e vari racconti popolari dipingono come dannato e pericoloso da quando, sul finire del XVII secolo, una strega colpita dall’Inquisizione venne annegata in queste acque scagliando una maledizione sulle genti e su tutti i loro discendenti. Fu per tutti i ragazzi un’esperienza terribile e, purtroppo, uno di loro non fece più ritorno sulla terra ferma.
“La barchetta scivolava sull’acqua. Nell’aria solo il lieve sciabordio dei remi e il respiro, quasi impercettibile, dei bambini aggrappati ai bordi. L’isola emergeva, immota e buia, tra impalpabili strati di foschia. Alla luce del sole, e da lontano, faceva di certo un altro effetto.”
Lisa decide quindi di tornare in Italia, nel paesino del Trentino, per cercare di trovare tutti i collegamenti possibili tra quell’isola, i fatti di Londra e le polaroid raffiguranti occhi di donne con l’aiuto di De Santis, maresciallo dei Carabinieri e di Rosa, unica del gruppo rimasta a vivere lì insieme ai genitori.
Ottima l’ambientazione e le descrizioni naturali come anche l’idea iniziale dell’antica leggenda che ci dona una leggera ma incessante inquietudine di fondo durante tutto il libro.
La scrittura è fluida con una trama che alterna sapientemente incastri dei pezzi dell’indagine con la creazione però di nuovi dubbi e altri vuoti da colmare in un crescendo di colpi di scena che metteranno a nudo un intero paese vissuto per anni nell’omertà e nella paura fino ad un finale non banale e per nulla scontato che chiude il cerchio in modo perfetto.
“Sembrava un castello di carte: ne mettevi una, ne cadeva un’altra.”
Anna Pavani vive in provincia di Verona ed è amante della natura, degli animali e della pittura.
E’ anche autrice di romanzi d’avventura scritti sotto pseudonimo.
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