Se al liceo odiavate la Filosofia ma ora amate i gialli storici, lo spagnolo Marcos Chicot è lo scrittore che fa per voi, perché ha già tentato di assassinare bene tre dei grandi filosofi classici, prima Pitagora, poi Socrate e ora Platone, nel suo ultimo romanzo Congiura al Partenone (Salani Editore). Scherzi a parte, chiedo al Barman se è rimasto dell’Ouzo, perché voglio sedermi al bancone per raccontarvi una gran bella storia.

Erano passati quasi tre decenni da quando la volubile Atene aveva ordinato la morte del suo maestro Socrate. Ora gli ateniesi trattavano lui con enorme rispetto per fare, in sostanza, quello che aveva fatto il suo maestro: usare la ragione per inseguire la vera conoscenza, al di là delle opinioni e degli interessi individuali. (pag. 27)

Corre l’anno 372 a.C. e Platone così elucubra mentre l’Academia è colma di personaggi festanti per il disvelamento della statua marmorea dell’eroe Academo, opera dello scultore Prassitele. Oltre ad un centinaio di suoi allievi, la platea raccoglie per un evento così importante tutte le più alte personalità politiche della città di Atene, giunte più “per essere visti che per vedere”. Platone è conscio della grande responsabilità sul discorso che pronuncerà a beneficio dei presenti, ma ha il cuore turbato da un vaticinio pronunciato il giorno precedente da indovino: la sua persona sarebbe stata al centro di un grande evento in una città importante, dove si sarebbe verificato un grave delitto, compiuto da una persona a lui vicina, che avrebbe portato moltissime altre morti.

Che destino atroce passerà attraverso Platone?

Sullo sfondo della guerra contro i Tebani di Epaminonda, prima, e la tirannia di Dioniso a Siracusa, poi, le vicende del Filosofo e della sua unica allieva Altea, figlia di Perseo e moglie di Callippo, daranno vita a una storia corale che avrà come teatro Atene, Sparta e le più grandi città della Magna Grecia.

Platone sarà ucciso come il titolo originale lascerebbe intendere? Non nel senso “classico” del genere thriller.

“Tuttavia, il suo obiettivo principale, al quale aveva dedicato molte opere, era influenzare il governo delle città, nell’intento di sostituire la tirannia o la retorica persuasiva dei demagoghi con giustizia, virtù e saggezza. Coltivava la speranza che, educando i futuri governanti secondo i principi della sua dottrina e unendo così politica e filosofia, si sarebbero formati governi più giusti che avrebbero migliorato la vita di tutti i cittadini.” (pag. 25)

IL PENSIERO PLATONICO

La figura di Platone è ovviamente il fil rouge degli eventi narrati. Non sempre in primo piano, anzi, direi abbastanza sullo sfondo per gran parte delle vicende, ma sempre presente nei pensieri dei protagonisti.

Le riflessioni del grande filosofo sono sostanzialmente poche ma centrali dell’intera narrazione: la formazione di politici virtuosi che unissero una visione filosofica alle questioni più prosaiche del potere, si esplica per esempio nelle vicende che riguarderanno Siracusa e il governo del tiranno Dioniso, contrapposto al più saggio fratello Dione, allievo di Platone.

Proprio per bocca di Dione, Chicot esplicita la teoria del cosiddetto trinomio di Platone sulla legge.

“Secondo Platone, nel trinomio anima, corpo e ricchezze, prima di tutto dobbiamo apprezzare e onorare l’anima, in secondo luogo il corpo, la cui salute fortifica l’anima, e in terzo luogo le ricchezze, che devono essere sempre al servizio di anima e corpo. Una legge così definita garantirebbe la felicità degli uomini che devono rispettarla, mentre una legge che ha come primo obiettivo il raggiungimento della ricchezza, senza considerare i danni che ciò provocherebbe all’anima degli uomini, sarebbe auspicabile solo dagli stolti.” (pag. 789)

Se cerchiamo un vero assassino delle teorie platoniche, beh, è innegabile che di questi “stolti” purtroppo è sovraffollato anche il mondo contemporaneo e il parterre dei congiurati sarebbe vieppiù affollato!

Nel romanzo mi ha colpito la descrizione di un imprenditore rampante ante litteram che arma una spedizione diretta ad una baia dove i pirati nisseni conservavano l’immenso bottino delle loro scorribande. Impossessatosi di quei tesori, diventa uno degli uomini più potenti di Atene, tanto da poter dispiegare un proprio esercito di mercenari per ribaltare il governo legittimo di Siracusa.

Tanto più le vicende sono cruente, tanto più Chicot riesce a far brillare il Filosofo per saggezza e pacatezza. Lui, Platone, protetto dai peristili della sua Academia, sembra viva completamente avulso dal contesto della città di Atene, immerso nelle sue elucubrazioni, finché non viene destato dalla spinta concreta di realizzare il suo sogno del governo virtuoso di una città grande e potente come Siracusa.

E’ proprio nei viaggi in quella città che Platone rischierà più volte la vita, come aveva preconizzato lui stesso all’apparire dell’aquila di Zeus, nel giorno dei grandi festeggiamenti descritti all’inizio del romanzo.

La mia idea politica cesserà mai di essere solo una teoria? (pag. 349)

LO SFONDO STORICO

Marcos Chicot è un mirabile tessitore di trame storiche e profondo conoscitore della Grecia classica. La dovizia di particolari nel riprodurre la vita quotidiana, il tessuto socio-politico e le battaglie, infatti, lo rendono un maestro del genere storico.

Quello che a mio parere sembra non funzionare troppo sono i dialoghi, spesso lunghi, troppo didascalici e con poca enfasi, come invece il frangente richiederebbe. Un esempio su tutti a pagina 802: Altea e Callippo sono uno di fronte all’altra in un tremendo redde rationem che può valere la vita di due persone fondamentali per entrambi (niente spoiler, tranquilli) e il monologo di lui è di 14 righe.

Debbo sottolineare, invece, che le battaglie corpo a corpo sono descritte molto bene e riescono a mantenere alta la tensione più che altri accoltellamenti (tanti peraltro, data l’assenza totale delle armi da fuoco nel lontano IV secolo avanti Cristo!). Una pagina molto significativa è quella della battaglia di Leuttra contro i Tebani di Epaminonda (Capitolo 27), quando Leonida spinge i nipoti Eusseno e Demarato a combattere in prima linea, solo per invidia nei confronti del fratello Callicrate, reo di aver avuto eredi maschi.

REALTA’ o FINZIONE?

Quali personaggi del romanzo sono personaggi realmente esistiti e quali, invece, funzionali alla narrazione?

Naturalmente i filosofi Platone e Aristotele, i tiranni di Siracusa Dioniso e Dione, i grandi condottieri Epaminonda e Leonida, ma è l’Autore stesso che ci svela i retroscena di molte sue scelte narrative nella lunga Lettera ai lettori a fine romanzo, invitando anche chi fosse interessato ad approfondire altri aspetti storici a cercare nella sezione El asesinado de Platon del proprio sito, www.marcoschicot.com.

Permettetemi di concludere sottolineando un cortocircuito intellettuale. Durante una fuga rocambolesca da Siracusa, Altea viene rapita dalla bellezza del vulcano e, dinanzi all’inquietudine che le desta la montagna fumante, si rassicura affidando la sua paura all’immagine del dio Efesto, intento a forgiare il metallo nelle viscere della terra. Dinanzi alla paura, dunque, anche la più brillante allieva di Platone dimostra di avere bisogno più della religione che della ragione!

“Sporse la testa dal finestrino e ammirò l’Etna. A Siracusa si era abituata alla presenza costante del vulcano all’orizzonte, ma ora che erano più vicini, le sembrava grande oltre misura.

“Efesto è al lavoro nella sua fucina” pensò osservando la colonna di fumo scuro che saliva verso il cielo. (pag. 838)

Altri romanzi dello stesso Autore:

L’assassinio di Socrate

L’assassinio di Pitagora 

Il teorema delle menti

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Congiura al Partenone
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Congiura al Partenone
  • Editore: Salani
  • Autore: Marcos Chicot , Elisa Leandri , Monica Magnin Prino , Tiziana Masoch , Ersilia Serri