Come vento cucito alla terra – Ilaria Tuti
Ilaria Tuti è una giovane scrittrice friulana, già premiata diverse volte per i suoi romanzi noir, che hanno per protagonista la commissaria Teresa Battaglia. Accanto a questo filone, già con il precedente “Fiore di roccia” aveva esplorato il romanzo di ambientazione storica, che torna nel suo ultimo lavoro “Come vento cucito alla terra”, che si svolge negli anni della Prima Guerra Mondiale ed è pubblicato da Longanesi.
Come la stessa autrice ci ricorda nella nota che chiude l’opera, lo spunto per questo lavoro è derivato da due vicende storiche reali: la vita di Ernest Thesiger, attore teatrale che è conosciuto per aver proposto le virtù terapeutiche del ricamo per i soldati inglesi tornati sconvolti dal fronte, e la nascita e la crescita dell’ospedale di Endell Street a Londra, dove un’equipe di sole chirurghe donne curava i feriti gravi reduci dalla guerra. Emblematico a questo proposito quello che ci dice Tuti nella nota stessa: “Ho riempito le pieghe della storia con la mia fantasia, ma guidandola sempre con il rispetto e il sentimento necessari per rendere omaggio alla forza e al co-raggio di queste persone”. In questo romanzo quindi, realtà storica e fantasia sono continuamente intrecciate tra loro, quasi a rafforzare ciò che il titolo ci preannuncia: un libro di “cuciture”, di cose che si vogliono far rimanere legate saldamente le une alle altre.
Cate Hill è una chirurga di Endell Street (altro tipo di cucitura), di origine italiana per parte materna, già crocerossina sul campo di battaglia. Madre single di Anna, dal temperamento coraggioso e indomito, decide di dedicare la propria vita a ricucire le ferite della guerra e di farlo orgogliosamente da donna autonoma, che non vuole sacrificare nulla della propria libertà alle convenzioni che le imporrebbero di accudire la figlia e prendersi cura del focolare domestico. La storia di Cate si intreccia con quella di Flora Murray, suffragetta e fondatrice di Endell Street, personaggio realmente esistito, storica leader inglese delle conquiste femminili.
La storia di Cate procede in parallelo con quella di Alexander Seymour, capitano dell’esercito di Sua Maestà, ferito gravemente al fronte e proprio lì soccorso da Cate. Tipico soldato fiero delle sue tradizioni, profondamente maschilista, dovrà fare i conti con un gruppo di donne che non si danno mai per vinte e che sono disposte a sofferenze di ogni tipo per raggiungere i loro obiettivi.
Questo romanzo, molto ben scritto e costruito, in particolare per un uso del linguaggio molto ricco ed espressivo, è un autentico inno alla forza e al coraggio femminile. E lo è in un modo non scontato e banale, ma grazie a un paziente lavoro sui personaggi e sui dialoghi, che ricostruiscono in modo molto riuscito le dinamiche che si originano nel conflitto di genere. Tuti non vuole però mostrare in modo “muscolare” la forza delle donne, ma vuole metterne in luce la capacità di mettere assieme mondi contrapposti, cucire appunto e non dominare, nella convinzione che proprio per le loro abituali sofferenze siano proprio le donne a saper costruire pazientemente le cose che nella vita riescono bene. Questo tema di fondo è ulteriormente rafforzato dall’ambientazione nel periodo di guerra (difficile non pensare a un parallelo con la situazione dei giorni nostri), dove le carneficine sono all’ordine del giorno e, non a caso, sono sempre ordinate e perpetuate da uomini.
Allargando lo sguardo, però, emerge con ancora più forza il tema del vivere la propria vita liberamente, senza lasciarsi ostacolare dal potere e dalle convenzioni sociali. Non una libertà formale, ma la possibilità di difendere fino in fondo le proprie idee. Così come le donne reagiscono con la propria forza a secoli di sopraffazione affermando la propria autonomia, allo stesso modo bisogna avere il coraggio di vivere la vita secondo il proprio libero convincimento. Come anche Ilaria Tuti ci ricorda: “Ci sarà sempre qualcuno che si batte per le stesse cose che noi difendiamo, anche se non possiamo vederlo. Dobbiamo tenere a mente che c’è, non dimenticarlo mai, e andare avanti. In un modo o nell’altro, bisogna pur prendere posizione.”
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