Come una bestia feroce – Edward Bunker
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“Come una bestia feroce“: così Edward Bunker si aggirava per le strade di Los Angeles. Il vostro barman vi propone oggi un noir che sono certo non vi deluderà: una storia nuda e cruda, forse la migliore di uno scrittore che il descritto mondo del crimine e dei penitenziari lo conosce per diretta frequentazione.
Edward Bunker, fra tutti gli scrittori americani di noir, è quello con la biografia più maledetta. Condannato un paio di volte per crimini di varia natura, ha riscoperto in carcere la vocazione dello scrittore. I suoi romanzi sono viaggi senza protezione nel mondo della criminalità quotidiana. Nelle sue pagine il noir perde qualsiasi coloritura romanticheggiante o redentrice, nulla oltre un naturalismo spietato a descrivere un mondo dove la rabbia irrigidisce il dito sul grilletto e ogni fuga appare illusoria, quando non decisamente terrorizzante. Il protagonista del romanzo è un ex delinquente di Los Angeles che, dopo aver inutilmente cercato di riadattarsi alla vita normale, sceglie di rituffarsi nella “sicurezza” del crimine.
James Ellroy ha definito “Come una bestia feroce“ “il più bel libro mai scritto sul tema della rapina a mano armata“, e forse basterebbe solo questo per recensirlo, ma qualche parolina personale devo spenderla pure io, no? Altrimenti è troppo facile tenere aperto il locale scopiazzando gli altri.
Be’, da parte mia posso dire di non avere una conoscenza così enciclopedica del noir per fare affermazioni tanto sbilanciate quanto quella di Ellroy, ma che questo sia un gran libro è fuori discussione. Niente invenzioni fantasiose, nessun buonismo, né concessioni stilistiche. Solo tante verità, dure e senza speranze. Occhi spalancati su realtà degradate che tali resteranno, che non hanno altro futuro che una triste replica del presente, ugualmente squallida, se non peggiore.
Max Dembo è l’emblema dei reietti, di chi non ha altra scelta che essere un criminale. Uscito dal carcere si ritrova a contatto con un mondo ostile, una realtà in cui cerca di calarsi ma dalla quale si sente rifiutato, e che lui stesso sente “sbagliata”, come un abito cucito per un altro e che non si riesce a indossare. Vogliono che si comporti bene, e lui ci prova, anche se non ne è convinto. Ci prova e sopporta le umiliazioni, ma dentro sa che non durerà a lungo, prima o poi non riuscirà più a tollerare. La vita che vorrebbero imporgli non è fatta per lui. E allora fanculo a tutto, decide. Hanno fatto di lui un criminale: loro, con quelle belle casette col giardino curato e la macchina appena lavata e il lavoro ce l’ho e chissenefrega degli altri, loro che l’avevano sballottato in custodia di qua e di là come un pacco. Hanno fatto di lui un criminale e adesso non possono più cambiarlo. Al massimo possono evitarlo, temerlo, o braccarlo, arrestarlo di nuovo, se ci riescono. Ma non imporgli regole e piegarlo al loro volere. Le regole, Max Dembo se le fa da solo.
Un romanzo di una spietata lucidità che scava tra le pieghe della società e del suo rapporto col delinquente, che scandaglia il concetto di legge e di giustizia per concludere infine, implacabilmente, che sono parole vuote.
Un libro da leggere, per capire come a volte vada la vita, quella vera.
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