allinsegna-di-terranova-georges-simenonAu Rendez-Vous des Terre-Neuvas è il nono romanzo dedicato al personaggio del commissario Maigret. Fu scritto da Georges Simenon nel luglio del 1931, a bordo dell’Ostrogoth a Morsang-sur-Seine, e pubblicato il mese successivo da Fayard.
Mondadori fece tradurre il romanzo da Guido Cantini e lo pubblicò, per la prima volta nel 1933, con il titolo Al Convegno dei Terranova, nella collana “I libri neri. I romanzi polizieschi di Georges Simenon”. Fu ristampato con lo stesso titolo nel 1935 nella collana “I Gialli Economici Mondadori”; nel 1947, 1952 e 1961 nei volumi “L’ispettore Maigret” degli “Omnibus Gialli Mondadori”. Nel 1968, Mondadori fece ripubblicare il libro col titolo Maigret al “Convegno dei Terranova” e la traduzione di Elena Cantini, nella collana “Le inchieste del commissario Maigret” (I° Edizione – numero 54, marzo 1968; I° Edizione “Gli Oscar” febbraio 1971). Nel 1989 esce una nuova edizione con il titolo Maigret al Convegno dei Terranova, tradotto da Rosalba Buccianti, nella collana “Oscar Gialli” (I° Edizione, agosto 1989). Nel 1997, Adelphi ripropone il romanzo con il titolo All’Insegna di Terranova, tradotto da Anna Morpugo, nella collana gli “Adelphi – Le inchieste di Maigret”.

TRAMA

Maigret si sta preparando per le sue annuali vacanze in Alsazia, quando riceve una lettera da Jorissen, un suo vecchio compagno di scuola. Nella lettera, Jorissen comunica a Maigret che Pierre Le Clinche, un ragazzo di vent’anni che è stato suo allievo, è accusato dell’omicidio del capitano dell’Océan, un battello su cui si era imbarcato come telegrafista.
A Fécamp, le indagini di Maigret sono rese subito difficili dall’atteggiamento ostile dei marinai dell’Océan, che frequentano il caffè del porto, all’Insegna di Terranova. Il commissario interroga anche il giovane Pierre Le Clinche, ma questi si rifiuta di rivelare ciò che ha visto la notte in cui il capitano è stato ucciso.
Nel frattempo, tra i frequentatori del caffè del porto, gira sempre più insistente la voce che sull’Océan incomba “una maledizione!”: al momento della partenza, un marinaio, arrampicatosi sull’albero di carico per salutare la moglie, è precipitato sul ponte e si è spezzato una gamba; dopo tre giorni un giovane mozzo di quindici anni è stato trascinato via da un’onda; il carico di merluzzo è stato venduto a metà prezzo perché salato male.
Leon, il proprietario dell’Insegna di Terranova, mostra a Maigret una foto che ha trovato nella camera del telegrafista: essa ritrae una donna il cui volto è stato completamente cancellato da tratti di inchiostro rosso, per cui è possibile vedere solo il busto e “un seno decisamente opulento, con un vestito di seta chiara, molto aderente e molto scollato”. Maigret scoprirà più tardi che si tratta di Adèle, la donna che il capitano dell’Océan aveva imbarcato clandestinamente.
Il commissario, sentendosi confuso di fronte alle scoperte fatte, decide di trascorrere una notte a bordo dell’Océan, per cercare di comprendere meglio i protagonisti di quello strano dramma e collegare i vari avvenimenti. Si siede sulla panca riservata alla guardia di turno, vicino alla ruota del timone ed alla bussola, e si immerge così nell’atmosfera del peschereccio: assorbe gli odori, coglie i particolari, ascolta in silenzio l’acqua che sciaborda “contro la chiglia del battello, animandolo di un movimento impercettibile”. Il mattino dopo, stanco per la veglia ma con il nome dell’assassino, si avvia verso il proprio albergo, ancora indeciso su che cosa fare …

Perché leggere All’Insegna di Terranova?

All’Insegna dei Terranova è un bellissimo romanzo, con una trama ben costruita e una suspense molto coinvolgente; ma soprattutto con uno dei finali più amari e malinconicidella serie Maigret. Simenon, infatti, non concede un facile happy end al lettore; lo costringe anzi a guardare con occhi disincantati a eventi fondamentali nella vita di tutti: la gelosia, l’ossessione, l’amore, il matrimonio, la famiglia. Maigret stesso, alla fine del romanzo, non può che constatare impotente come a volte non sia possibile “accomodare” il destino umano. Si tratta del realismo psicologico che caratterizza i romanzi della saga Maigret.

I diciannove Maigret scritti dal 1931 al 1934 … rappresentano la prima fase del contributo di Simenon all’elaborazione del poliziesco moderno … Mentre in America Hammett e Chandler danno vita al realismo d’azione, in Francia Simenon con la ricerca dell’aspetto umano del criminale crea il realismo psicologico.

(Tratto da Alessandra Vietina, Maigret, Montalbano & co. Dalla pagina allo schermo, Falsopiano 2010, p. 110)

Anche in questo romanzo, Simenon crea alcuni personaggi memorabili, dimostrando ancora una volta la sua sensibilità e la sua capacità di sintetizzare l’intero universo di una persona.

Capitano Fallut

La camera del capitano Fallut … Pochi oggetti personali: qualche indumento in un baule, qualche libro, soprattutto romanzi di avventure, e fotografie di navi … Tutto questo faceva pensare a una vita tranquilla e mediocre … viveva lì come un borghese qualunque… Lui era un uomo tranquillo, ordinato, meticoloso.

Non è la prima volta che Simenon critica le persone che leggono romanzi d’avventura. Era già accaduto in La testa di un uomo, con il personaggio di Joseph Heurtin. La cosa può sembrare paradossale se si pensa che tutte le prime opere di Simenon erano romanzi d’avventura, esotici o sentimentali; lo è meno se si considera il fatto che Simenon, mentre scriveva quel genere di romanzi popolari, non si considerava un vero scrittore. Un primo passo per diventarlo fu la creazione di Maigret e poi la stesura dei “roman-roman”:

“…cominciai un romanzo che pensavo sarebbe stato un romanzo popolare come gli altri, o magari qualcosa di diverso, e invece segnò, insieme a Pietr-le-Letton, la nascita di un certo Maigret che (ancora non lo sapevo) doveva ossessionarmi per molto tempo e cambiare radicalmente la mia vita.
Due anni dopo, quando la serie di quei romanzi avrebbe cominciato a uscire mensilmente, io non sarei più stato un dilettante, ma un vero scrittore, un autentico professionista. E dopo altri due anni avrei abbandonato il poliziesco per scrivere romanzi come La maison du canal, Les gens d’en face, L’Âne-Rouge, Les Pitard e altri ancora …”

(Tratto da Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi 2009, p. 49)

Simenon scrisse, durante il primo periodo che trascorse a Parigi insieme a Tigy, centinaia di romanzi e racconti popolari, con cui si guadagnò da vivere. Simenon li considerava letteratura alimentare, proprio perché era costretto a scrivere ciò che la gente desiderava leggere, ossia feuilleton d’amore e d’avventura; circa otto anni dopo avrebbe creato il personaggio di Maigret (letteratura semi alimentare) e successivamente avrebbe potuto dedicarsi alla vera letteratura, ossia lesromans-durs.
È, in ogni modo, proprio a causa del suo carattere che il capitano è ancora di più “tormentato dai rimorsi”, per quella sua relazione clandestina con una donna “giovane, bella, desiderabile, ma con un che di inquietante, proprio per la sua volgarità”. Il potere delle donne sull’uomo è un argomento che attraversa tutta l’opera di Simenon, perché lui stesso ne era vittima.
Si tratta dell’eterna battaglia tra la ragione e la passione. Maigret intuisce il dramma che si è svolto nell’animo di Fallut: egli sapeva bene che imbarcando Adèle e nascondendola nella sua cabina stava commettendo il più grave errore della sua vita, ma quando lei gli era vicina, quando rideva gonfiando il petto, lui non riusciva più a ragionare. Lo stesso vale per il giovane telegrafista. Certe donne fanno questo effetto e Maigret/Simenon lo sapeva, come sapeva che è soprattutto questo tipo di uomini, meticolosi, abitudinari e freddi ad essere più incline a cadere nella passione e a farsi vincere da essa.

Marie Léonnec

È la fidanzata di Pierre Le Clinche. È da notare che, come accade spesso nei romanzi di Simenon, è più vecchia del suo fidanzato.

Una ragazza alta e pallida, dall’aria piuttosto timida.Tuttavia, quando Maigret le strinse la mano, capì che, malgrado l’aspetto da piccola provinciale un po’ goffa nella sua civetteria, aveva del carattere.

Simenon sembra averla inserita nella storia per metterla in contrapposizione ad Adèle, ragazza sensuale e provocante. Lo scrittore crea i ritratti di due donne molto diverse: Adèle sembra pensare solo al denaro e a procurarsi una esistenza agiata; Marie, invece, è disposta a sacrificare tutto, persino la propria dignità di donna tradita, in nome dell’amore che prova per Pierre. La realtà, però, è molto più complessa: Marie è figlia di un ricco borghese, non ha problemi di denaro, e il suo futuro è quello di diventare una brava moglie e una buona madre; Adèle deve invece lottare tutti i giorni per riuscire a sopravvivere, non ha tempo per nobili ideali. Maigret, inoltre, vede al di là delle apparenze e intuisce il futuro di Marie, ossia la squallida e noiosa esistenza verso cui è destinata, insieme all’uomo che diverrà suo marito.

Pierre Le Clinche

È un personaggio legato strettamente a quello del commissario Maigret. All’inizio delle indagini, per Pierre il commissario Maigret è solo un poliziotto che lo interroga su quanto accaduto durante il viaggio sull’ Océan. Successivamente Maigret diventa il suo confessore:

Mi dica soltanto una cosa: desidera ancora Adèle? …».
«La detesto!».

«Non mi fraintenda! Le ho chiesto se la desidera, come l’ha desiderata durante quei tre mesi… Siamo tra uomini… Lei ha avuto molte avventure prima di conoscere Marie Léonnec? …».
«No… Cose senza importanza…» …

È a questo punto che Simenon/Maigret affronta il problema e dà la sua opinione personale sulla passione animalesca di cui è preda l’uomo.

… «Sa bene che… che…».
«… che è una cosa diversa! … Che Marie Léonnec è una brava ragazza, che sarà una moglie modello, che avrà cura dei bambini, ma che… le mancherà sempre qualcosa, non è così? … Qualcosa di più forte…Qualcosa che lei ha conosciuto a bordo, nascosto nella cabina del capitano, con la gola serrata dalla paura, tra le braccia di Adèle… Qualcosa di volgare, di brutale…L’avventura… E la voglia di mordere, di compiere un gesto definitivo, di uccidere o di morire…».

Simenon conosceva bene l’animo umano, perché conosceva bene se stesso.

Le Clinche lo guardò stupito.
«Come fa a….».
«Come faccio a saperlo? … Perché tutti sono passati attraverso una storia del genere almeno una volta nella vita… Si piange! Si urla! Si rantola come bestie! … Poi, dopo quindici giorni, guardando Marie Léonnec, ci si chiede come sia stato possibile lasciarsi turbare da una come Adèle…».

Simenon/Maigret confessa a Pierre e a noi lettori la verità che si nasconde anche nell’animo di un uomo per bene e sposato felicemente come il commissario. Non dobbiamo dimenticarci di quanto accaduto nel “Crocevia delle tre Vedove”, dove la sensuale Elsa aveva fatto perdere la testa al nostro Maigret.

Adèle e la presunta misoginia di Simenon

Così Maigret classificaAdèle la prima volta che la vede:

Una ragazza dalle forme appetitose, con denti sani, un sorriso allettante e lo sguardo sempre acceso.Più esattamente una bella troietta, provocante, avida di piaceri, sempre pronta a dare scandalo od a scoppiare a ridere in modo sguaiato …

Lo stesso Stanley G. Eskin propone una lettura misogina del testo di Simenon:

Spesso una femme fatale, che seduce un giovane senza volontà, è la causa “di un delitto. In Au rendez-vous des Terre-Neuvas, ad esempio … Pierre Le Clinche … e … capitano Fallut, entrambi tormentati dalla sessualità ossessiva di Adèle, una conturbante sgualdrina che spinge due uomini onesti a compiere gesti estremi.

(Tratto da George Simenon, Marsilio 2003, p. 126)

Proseguendo, però, nella lettura il personaggio di Adèle si rivela molto più articolato e, alla fine, Maigret proverà anche pena per la sua sorte. Adèle è, infatti, una manipolatrice di uomini e usa la sua bellezza per affascinarli, ma lo fa in modo istintivo, non è sufficientemente intelligente da gestire situazioni complesse come quelle che accadono durante il viaggio a bordo dell’Océan. Maigret, nella sua lungimiranza, lo intuisce e quando la rivedrà, anni dopo, capirà purtroppo di aver avuto ragione. Adèle, durante l’ultimo incontro con Maigret, sembra quasi rendersi conto che la vita che sta conducendo non le porterà nulla di buono e chiede al commissario un’opportunità, una possibilità di cambiare la propria esistenza. Il commissario, però, sa che Adèle è quello che è, e che il suo desiderio di cambiare è pura utopia; e per questo la abbandona “al suo destino”:

Era Adèle, che quella mattina non si era incipriata e aveva la pelle lucida.
«Dov’è Buzier? …» le domandò il commissario.
«Ha preferito svignarsela a Le Havre… Ha paura di avere delle grane… E, siccome gli ho detto che lo pianto… Ma che ne è del ragazzo… di Pierre Le Clinche? …».

«Non so nulla».
«Per favore! …».
Niente da fare! L’abbandonò al suo destino. 

Il personaggio di Adèle è uno dei più riusciti del romanzo. Per certi aspetti richiama due figure che abbiamo già incontrato in due opere precedenti: Elsa, nel Crocevia delle Tre Vedove; Beetje in Un delitto in Olanda.
Adèle sa di essere bella e di attirare lo sguardo degli uomini quando entra in un locale. È sfacciata e aggressiva e, almeno all’apparenza, appare sicura di sé.
Tutti questi personaggi femminili, se ad una prima superficiale lettura possono apparire negativi, in realtà sono tra le figure femminili più complesse create dalla penna di Simenon. Lo scrittore sembra voler sottolineare come non sia colpa loro se, di fronte al loro fascino, gli uomini si comportano come degli stupidi.
Simenon è stato spesso accusato di essere un misogino. È parere mio che si tratti di un’accusa assurda! L’universo femminile descritto in tutte le sue più variegate sfaccettature è una prova dell’amore incondizionato dello scrittore per il sesso femminile. Se, nelle sue opere, troviamo spesso raffigurate delle “femme fatale”, questo non deve essere considerato come una prova del suo odio per le donne. Lo scrittore aveva una cultura e un’intelligenza tali da comprendere che il comportamento di una donna (potremmo prendere come esempio la Else del“Crocevia delle tre Vedove”, oppure la stessa Beetje di Un delitto in Olanda) è la conseguenza e la risposta alla società in cui l’uomo la costringe a vivere. L’uso che Adèle, Elsa, e Beetje fanno dei loro corpi come arma seduttiva, per ottenere qualcosa dagli uomini che incontrano, è il loro modo di sopravvivere e resistere in un mondo fallocratico. È l’uomo stesso (e Simenon sapeva di essere uno di loro) a chiedere alla donna di recitare per lui più ruoli, ossia moglie, madre, amante e puttana, e di farlo secondo le sue regole.
Troppi critici hanno sottolineato, per provare la sua misoginia, come Simenon rappresenti in modo negativo le donne nei suoi libri: infantili, stupide, puttane, volgari, bigotte, deboli, cattive, amorali. Questi stessi critici dovrebbero rileggersi Simenon e fare attenzione ai personaggi maschili; gli stessi difetti li troviamo anche in loro. L’unica differenza è nel fatto evidente che Simenon è più interessato all’universo femminile, ne è attratto compulsivamente. Simenon e Henry Miller furono grandi amici, ed entrambi sono spesso stati accusati di usare le donne come se fossero oggetti sessuali; niente di più lontano dalla verità letteraria e artistica dei due grandi scrittori. Certo, il modo in cui entrambi descrivono il potere seduttivo del corpo femminile sui loro protagonisti, potrebbe far pensare alla misoginia; come anche il modo in cui descrivono il senso di impotenza che gli uomini provano di fronte all’istinto animale che obnubila loro la ragione. In realtà, si tratta di una mera considerazione oggettiva, di un dato di fatto: la donna ha questo grande potere sul sesso maschile. Ma Simenon e Miller non la amano proprio per questo? E l’amore e l’odio non sono due facce della stessa medaglia? Un grande amore è un sentimento intenso e violento che conduce con sé anche il suo opposto, ossia l’odio: tanto più si ama una persona e tanto più si teme di perderla, e la si odia proprio per questo potere inaudito che ha su di noi, che ci rende vulnerabili e schiavi. Non dimentichiamo, inoltre, che Simenon fu una vera e propria “contraddizione” vivente. Nella nota introduttiva al suo libro dedicato a Simenon, Patrick Marnham sottolinea come “la chiave di lettura della sua vita risieda … nel complesso mosaico costituito dalla summa di tali contraddizioni.”(Patrick Marnham, L’uomo che non era Maigret. Ritratto di Georges Simenon, Milano 1994, p. VII); Raffaele Crovi, nel suo saggioLe maschere del mistero, dedica allo scrittore belga un intero capitolo intitolato appunto “La doppia vita di Georges Simenon” (Passigli Editore, 2000, pp. 287-296).
Per ora è sufficiente, torneremo ancora a parlare di questo argomento, fondamentale per comprendere non solo Simenon ma anche la sua opera di scrittore.

Maigret “accomodatore di destini”

È stato spesso sottolineato come Maigret sia una specie di “accomodatore di destini”. Nel romanzo scritto nel 1948 “La prima inchiesta di Maigret”, lo stesso Simenon lo definisce in questo modo:

Da ragazzo, al paese, aveva come l’impressione che un sacco di gente non fosse al posto suo, o prendesse una strada sbagliata unicamente perché non aveva le idee chiare. E immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote … Una specie di accomodatore di destini. E non solo perché intelligente … ma perché capace di vivere la vita di chiunque, di mettersi nei panni di chiunque.

(Tratto da La prima inchiesta di Maigret, edizione Fabbri Editori, 2003 RCS Collezionabili – traduzione di Alessio Catania)

In All’Insegna dei Terranova, però, Maigret si trova davanti a dei personaggi il cui destino sembra già scritto nei loro volti. Parlando di Pierre e della sua fidanzata, il commissario lo confida sconfitto a sua moglie:

«… È un’impressione… Ti è mai capitato di osservare la fotografia di persone che sono morte giovani? … Mi ha sempre colpito il fatto che quelle foto, benché scattate quando i soggetti godevano di ottima salute, abbiano già qualcosa di lugubre… Si direbbe che chi è destinato a essere vittima di un dramma porti scritta in faccia la propria condanna…».

Il Maigret di questo romanzo è solitario, meditabondo, arrabbiato con la vita e con se stesso; arrabbiato per l’impotenza di fronte ad eventi che sembrano già scritti nella trama del destino. Conosce a fondo i personaggi del dramma che si è svolto sull’Océan, sa che cosa è accaduto durante quei tre mesi di viaggio, ma nulla può fare per cambiare il futuro delle loro vite. Alla fine, Maigret, pur avendo scoperto che cosa è accaduto la notte in cui è stato ucciso il capitano Fallut, si sente sconfitto. Per questo incalza la moglie perché si affretti a fare le valigie: vuole andarsene in fretta da quel luogo, da quelle persone che continuano a chiedergli una verità che in realtà non vogliono ascoltare. Sa che qualsiasi cosa farà o dirà, il loro destino è segnato da loro stessi, dalle loro passioni e desideri:

Era una vera e propria fuga!
«Se vi capita di passare da Quimper…».
«Certo… Certo…».
E lo sguardo della ragazza! … Sembrava aver capito che le cose non erano chiare come apparivano, ma scongiurava Maigret di tacere.
Quello che voleva era il suo fidanzato.
Il commissario salutò, pagò il conto e si bevve la sua birra.

Ambientazione realistica di Fécamp

Ancora una volta, con questo romanzo, Simenon dimostra il suo amore per la vita di mare. Pur utilizzando la solita prosa scarna, le descrizioni di Simenon del duro lavoro dei pescatori sono molto realistiche. Mentre leggiamo, ci troviamo così a respirare l’aria impregnata di salsedine, incontriamo marinai ubriachi e superstiziosi, osserviamo le attività quotidiane di un porto di mare, ascoltiamo il suono della risacca.

Alla luce violenta delle lampade ad acetilene appese alle sartie si vedevano alcune persone intente a scaricare i merluzzi, che passavano di mano in mano e, dopo la pesatura, venivano stipati sui vagoni.Erano una decina, tra uomini e donne, sporchi, laceri, incrostati di sale. Accanto alla bilancia un giovanotto ben vestito, con la paglietta sulle ventitré ed un taccuino in mano, annotava le pesate.

Questa passione è confessata da Simenon con parole quasi poetiche in “Memorie intime”:

Il mare, così intensamente pullulante di vita, mi aveva turbato ma anche conquistato, e per molto tempo non avrei pensato che a lui. Ma non alla sabbia, al sole, ai corpi seminudi cosparsi di olio solare, non al mare degli ombrelloni multicolori … ma al mare primitivo ed eterno dal quale ha avuto origine la vita …

(Tratto da Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi 2009, p. 42)

Simenon conosceva bene Fécamp, città sulla Manica, famosa per le grandi battute di pesca al merluzzo nei mari del nord. Tra il 1928 e il 1929, ci passò molto tempo, quando decise che sarebbero stati i maestri d’ascia di Fécamp a costruire la sua barca, l’Ostrogoth, dove scriverà alcune delle più belle storie di Maigret. Simenon visse intensamente quegli anni, assorbendo odori, suoni, colori e atmosfere di quei luoghi, portandoli sempre nel cuore e nella mente e trasferendoli, con il suo stile inconfondibile, in pagine indimenticabili.

Mi precipito a Fécamp, dove già alla stazione si respira un forte odore di merluzzo e di aringa, e dove c’è ancora qualche peschereccio a vela in mezzo agli scafi neri e metallici che cozzano uno contro l’altro nel porto, in attesa della partenza per la grande traversata …

(Tratto da Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi 2009, p. 43)

Curiosità

All’Insegna dei Terranova è il primo romanzo in cui Louise Léonard, la signora Maigret, non è una comparsa ma una vera e propria protagonista, soprattutto negli ultimi e fondamentali capitoli. Nella prima parte del romanzo, Louise fa brevi apparizioni: Maigret la trova quasi sempre seduta in spiaggia con il suo lavoro di cucito. È dal capitolo VII, intitolato IN FAMIGLIA, che il personaggio di Louise assume dei contorni più precisi. Durante una cena con Marie Léonnec e il suo fidanzato, Louise dà prova di non essere da meno di suo marito: intuisce al volo i cambiamenti di umore di Maigret e dimostra una estrema sensibilità nel comprendere l’animo ferito di Marie.

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  • Simenon, Georges (Autore)

Articolo protocollato da Alessandro Bullo

Alessandro Bullo è nato a Venezia. Si è laureato in lettere con indirizzo artistico, mantenendosi con mestieri occasionali; dopo la laurea ha lavorato per alcuni anni presso i Beni Culturali e poi per la Questura di Venezia. Successivamente ha vissuto per quasi dieci anni a Desenzano del Garda per necessità di lavoro. Attualmente vive a Venezia e lavora come responsabile informatico per un’importante ditta italiana. Sue passioni: Venezia, il cinema noir, leggere, scrivere. Autori preferiti: Dino Buzzati, Charles Bukovski, Henry Miller. Registi preferiti: Elia Kazan e Alfred Joseph Hitchcock. È arrivato per due volte in finale al premio Tedeschi e una al premio Urania. Nel 2012 con “La laguna degli specchi” (pubblicato sotto lo pseudonimo Drosan Lulob) è stato tra i vincitori del concorso “Io scrittore”.

Alessandro Bullo ha scritto 66 articoli: