Alessandro Perissinotto (Torino, 1964) è professore di Storytelling all’Università di Torino.

Ha esordito, nel 1997, con una trilogia di gialli storici pubblicata da Sellerio. I suoi romanzi sono tradotti in otto lingue e tra i suoi titoli più noti troviamo: Semina il ventoLe colpe dei padri (secondo classificato al Premio Strega 2013), Quello che l’acqua nasconde tutti editi da Piemme. Il silenzio della collina (Premio Lattes Grinzane 2019) e La congregazione, sono pubblicati da Mondadori.

Ora, ha deciso di cimentarsi con il legal thriller pubblicando Cena di classe (Mondadori, 2022) a quattro mani con Piero d’Ettorre (Torino, 1965), avvocato penalista patrocinante in Cassazione. Quest’ultimo ha prestato voce ed esperienza all’avvocato Meroni.

Torino. 22 febbraio 2018. L’avvocato Meroni, dopo i rituali di ogni mattina, si reca in studio dove lo attende una madamin compita e affranta. È la madre di Riccardo Corbini, un grigio ingegnere sulla cinquantina che è appena stato arrestato con un’accusa pesantissima: lo stupro e l’uccisione di una compagna di liceo durante una cena di classe nel giugno del 1984.

Il cold case è stato riaperto dopo l’apparire di una prova che sembrerebbe inchiodare il Corbini alle sue responsabilità.

Ma è davvero colpevole? In tutti i casi, gli andrà riservato un giusto processo anche se occorrerà “tirare in ballo” tutti i compagni, e non solo, di quella Cena di classe finita nel sangue…

Giacomo Meroni, diversamente da tanti suoi colleghi, non viene da una stirpe di avvocati. Infatti, è

figlio di un carabiniere ucciso in servizio, che a quel tempo frequentava giurisprudenza. La laurea le sarebbe dovuta servire per fare carriera nell’Arma, ma il matrimonio con Rossana, figlia del famoso penalista Actis, ma soprattutto il tragico incidente dove un pirata della strada a bordo di una macchina dei carabinieri ha investito (l’11 settembre 2001) la moglie lasciandola su una sedia a rotelle, l’hanno convinto a lasciare l’Arma. È entrato così a far parte dello studio legale Actis-Meroni.

Una doppia indagine a ritroso quella di Cena di classe perché, alla trama principale che vede l’avvocato scandagliare un passato ormai lontano, si aggiunge il desiderio di giustizia nel voler trovare il loro “Bin Laden” che ha costretto la moglie in situazione di disabilità.

Punto di forza di questo romanzo è, a mio avviso, il mix perfetto tra la narrazione della semplice vita quotidiana e le disquisizioni e i tecnicismi legali.

Mi vedo, però, costretta a dire che Cena di classe ha anche dei punti di debolezza. Il primo è senz’altro il fatto che il Perissinotto, che io tanto ho amato, di Semina il vento e Le colpe dei padri,  proprio non l’ho trovato. Certo, questo è un legal, ma la sua arguzia e il suo sviscerare tematiche scottanti da pugno nello stomaco, paiono scomparse.

La narrazione è anche straripante di didascalismi perché cerca, con lo stratagemma di erudire la sua giovane praticante, di spiegarci perché il Palazzo di Giustizia è intitolato a Bruno Caccia, perché il Lingotto si chiama così, chi sono Lorusso e Cutugno. Tutto ciò per un torinese è troppo, ma forse lo è anche per chi torinese non è.

Vorrei spendere ancora qualche parola sulla disabilità. Mi auguro che certi “luoghi comuni” con cui è raccontata all’interno del romanzo siano ormai, per i disabili, superati da illo tempore.

Comunque, l’ho considerata una lettura piacevole e una seconda occasione all’avvocato Meroni io gliela darò.

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Cena di classe. Il primo caso dell'avvocato Meroni
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