I lettori forti che bazzicano anche testi sulla narrativa, sulla scrittura, si saranno imbattuti spesso in qualcosa come bisogna scrivere di quello che si conosce, citazione magari messa in bocca a Raymond Carver o Zadie Smith, per citare a caso un autore e un’autrice che hanno scritto anche di scrittura. È vero: non tanto perché non ci si debba avventurare nello sconosciuto ma proprio per il contrario: prima impariamo una cosa, la assorbiamo bene, e poi diventiamo in grado di inserirla in un racconto con naturalezza, senza dare l’impressione – prim’ancora di spiegarla al lettore – di doverla rendere più chiara in primo luogo a noi stessi.
Per fortuna, mettendo da parte questo difetto, Anatomia di un mostro di Brunella Schisa è una lettura piacevole. Una storia nel complesso meno esplicita di quanto non suggerisca il titolo, perché le immagini più crude occupano una parte esigua della foliazione, ma in grado di lasciare un velo di inquietudine addosso: se si ripensa alle azioni che alcuni dei personaggi buoni o delle vittime hanno dovuto o voluto compiere, e a quei tratti così familiari che si possono riconoscere nei cattivi.
Grandangolando sulla trama: il corpo di un uomo, Riccardo, viene ritrovato seviziato dal commissario Domenico Franchini. Sembra difficile stabilire il movente e anche dopo le dichiarazioni di Raniero e Nora, figlio e figliastra di Riccardo, Franchini fatica a rimettere insieme i pezzi di una vicenda senza capo né coda. Anche dopo aver scoperto tanti retroscena sulla vita di Riccardo, come i rapporti freddi e spesso ostili con la famiglia di sangue e quella acquisita, i suoi hobby discutibili e forse fin troppo prevedibili, le manie di controllo sulla vita della seconda moglie (la madre di Nora), le indagini faticano a svelare degli elementi concreti perché si possa risalire all’assassino.
Finché, come un deus ex machina in anticipo, una notizia sembra poter dare una risposta a tutte le domande del commissario. Da questo momento, la carica introspettiva diventa dominante e la tensione non è più data da quello che non sappiamo, ma dal fatto che non sapremo come i personaggi sfrutteranno tutte le informazioni che anche il lettore ha appreso.
I difetti principali di Anatomia di un mostro, come anticipiamo poco sopra, sono la scarsa confidenza che traspare quando si parla di finanza, dark web o altri argomenti necessari allo svolgimento della storia; la necessità di descrizioni che non necessariamente portano avanti il racconto – ma potrebbe non essere un difetto, per chi ama le descrizioni come genere letterario; qualche cambiamento troppo repentino nel modo in cui si sviluppano gli archi dei due protagonisti, Franchini e Nora. Particolari che in diverse occasioni quasi sopprimono il piacere per la suspense che pure è ben gestita, un capitolo dopo l’altro, perché ti instillano sempre un dubbio: perché l’autrice mi sta spiegando queste cose? Allargando lo sguardo, ritornando a grandangolare, possiamo chiudere il libro soddisfatti soprattutto per il necessario e imprevedibile colpo di scena conclusivo, che risponde alle domande più importanti e lascia aperta qualche questione di minor rilievo.
Recensione di Paolo Ottomano.
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