Lo scorso febbraio 2020 è uscito in libreria per le Edizioni Piemme, Al Giambellino non si uccide, secondo romanzo dell’autore Matteo Lunardini – dottore in Scienze politiche, esperto di politologia e criminologia, collaboratore del Comune e della Provincia di Milano, di alcune case editrici e di varie testate giornalistiche nazionali, già finalista al concorso “Kihlgren Opera Prima” con il suo romanzo d’esordio “I fantasmi dell’Arena”.
Il protagonista di questo giallo/crime/noir all’italiana è Ruggero Casipolidis, un investigatore privato locale, soprannominato “Il Zappa” per via della somiglianza con il famoso chitarrista. Vive assieme alla madre in un appartamento tra le case popolari di Via Mar Nero, nel quartiere Baggio. Il nostro protagonista ha anche una seconda attività, che svolge nella periferia ovest della città, in fondo a Via Mac Mahon. È lì che ha infatti sede l’emittente Radio Milano Libera, per la quale “Il Zappa” fa lo speaker e il conduttore del programma “Krimilania” (sottotitolo “storie di vita e malavita alla milanese”), in onda un’ora e mezza, due volte alla settimana. La sigla d’apertura è – manco a dirlo – di Frank Zappa: “Peaches en regalia”.
Casipolidis vorrebbe raccontare al pubblico delle storie, che confida di recuperare dalla sua attività di investigazioni private. Però nell’afa e nella noia agostane è difficile trovare delle buone storie per l’estate meneghina. Non a caso in quel momento in radio ci si occupa della fuga del cagnolino “Edo”, scappato alla padrona novantatreenne. In studio col Zappa c’è Luciano Lutring, personaggio romantico e storico della mala milanese, divenuto poi scrittore e pittore in carcere, soprannominato “il solista del mitra” perché teneva la sua arma in una custodia per violino. Mentre la trasmissione va in onda e Lutring parla con un’ascoltatrice, ecco che arriva una strana mail alla redazione. Il testo è minaccioso, annuncia un delitto, cioè l’uccisione di una prostituta in quella stessa notte:
«ci ai rotto i colioni detective zappa, ora ti dico io cosa vera. stasera una puta venrà ammazzata alle porte di milano, proprio in via novara. fai qualcosa se sei bravo».
Quando la mattina seguente una prostituta dell’est verrà ritrovata morta, le indagini della polizia e della stampa si concentreranno proprio sul Zappa, al quale non resterà che mettersi in gioco in prima persona, a caccia della verità, per potersi svincolare da quest’incubo. È così che Ruggero Casipolidis detto Zappa si trova immerso da capo a piedi nei panni del detective, a bordo di una Vespa con al seguito Mario, un giornalista vecchia maniera, e Jimmy, un ex camerata contro il quale ha combattuto negli anni Settanta, quando il Zappa – da buon anarchico – non si è fatto mancare neanche la galera. Se ogni personaggio è vivido e funzionale alla storia, nel romanzo di Lunardini è soprattutto l’ambientazione che gioca un ruolo decisivo, come era stato anche per illustri autori che lo avevano preceduto, da Scerbanenco a Gadda, e – più di recente – da Crapanzano a Pinketts. Vera e propria coprotagonista del romanzo è infatti una periferia di Milano ai confini dell’illegalità, che di rado troviamo dipinta in narrativa e che somiglia più a quella dei vicoli di Napoli, quella degli ultimi, delle case popolari, degli “zanza” e degli “zarri”, dell’emigrazione meridionale; quella in cui la speculazione e i grattacieli si mescolano con la sporcizia e il degrado, in cui il retaggio della vecchia mafia Ligera si fonde con il banditismo, il sessantottismo, la lotta armata, la corruzione politica contemporanea; quella in cui questi vizi si compenetrano in un processo osmotico con le virtù rappresentate da un’umanità colorata, dignitosa e viva. Una periferia pulsante in cui pure si amalgamano passato e presente: dai partigiani e piazza Loreto ai primi vagiti della lotta armata; dalle bande Dovunque, Osoppo, Cesaroni e Cavallero, a criminali come Vallanzasca a ex partigiani, come Ugo Ciappina, via-via fino alla Milano da bere e a tangentopoli, alle contestazioni alla Scala, alle storie di corruzione attorno all’Expo e ai tossici oltre il bosco di Rogoredo. Milano diventa il centro della storia, il luogo in cui tutto è successo e tutto trova una sintesi. La penna dell’autore – dotato di una scrittura scorrevole, piacevole e con una brillante vena ironica – riesce a far rivivere tutto questo in modo esemplare, tridimensionale e nitido, grazie alla sua bravura e al fatto che conosce quella realtà a menadito, per esserci nato e scresciuto dentro.
In conclusione Al Giambellino non si uccide ci è parso un bel giallo “pop”, molto caratterizzato e connotato dal punto di vista storico e sociologico.
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