Di giornalisti che diventano scrittori abbiamo parlato spesso, e Michael Connelly nell’intervista di Evil-E.org rispondeva proprio una domanda a riguardo, spiegando che i cronisti sanno bene che “ogni frase conta” e forse per questo alcuni loro diventano ottimi romanzieri.
Tra loro, sicuramente John Connolly, o Laura Lippman, ma non ultimo Robert Ferrigno, del quale parliamo oggi a proposito del suo “A cuore duro“.
Val Duran ha deciso di chiudere con la Florida e la vita da poliziotto infiltrato. Dopo essersi trasferito in California, ha cambiato completamente vita, trovando lavoro come consulente e, all’occorrenza, controfigura in film d’aziona a basso costo. Le cose sembrano procedere bene, fino all’incontro con l’affascinante Kyle Abbott, biologa marina rampolla di una ricca famiglia di Los Angeles. Tra i due divampa la passione, e Val abbassa la guardia lasciandosi coinvolgere in vicende famigliari non proprio limpide. Quando anche il passato che credeva di aver sepolto in Florida tornerà a perseguitarlo, l’ex poliziotto si renderà conto troppo tardi che la sua nuova vita è una trappola da cui sarà difficile uscire vivo.
Di giudizi autorevoli su questo romanzo in giro ne potrete trovare tanti, soprattutto su siti stranieri; James Ellroy l’ha definito, per esempio, “brutale e divertente allo stesso tempo“, ma se siete qua forse è perché volete sapere anche come la penso io, e ve lo dico subito: se ne avete la possibilità, non diffidate a leggerlo.
La trama mostra con tratti originali tutti gli elementi di un ottimo noir, per condurre attraverso un percorso non scontato a un finale assolutamente duro, proprio come lo spirito che pervade l’intera opera, nonostante questo sia mitigato spesso dal tono scanzonato delle parti narrate in prima persona dal protagonista. Val Duran è una “specie” di poliziotto infiltrato: accanto all’onestà di fondo convive il pelo sullo stomaco necessario a restare a fianco di un boss del narcotraffico.
Già questo conflitto basterebbe per mettere in moto una trama intera, ma lo scenario in cui si muove Duran prevede almeno un’altra grossa molla narrativa: la caccia a un’eredità enorme, che apparentemente è pretesto abusato ma è sfruttato invece qui in maniera inaspettata. I dialoghi poi, spesso brillanti, rendono vivi anche i personaggi minori e la scrittura in generale è rapida: il libro si legge davvero in poco tempo.
A tirare le somme, quindi, non posso che votare pollice alto per questo “A cuore duro”, e prepararmi a leggere altre opere di Ferrigno.
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