Violette di marzo - Philip KerrFazi Editore ripropone, nella traduzione di Patrizia Bernardini, un vero e proprio classico del noir e non solo: Violette di marzo, primo capitolo della trilogia berlinese firmata da Philip Kerr, datato 1989. La trilogia sarà completata, nei due anni successivi, da Il criminale pallido (1990) e da Un requiem tedesco (1991). Violette di marzo è quindi del primo romanzo in cui facciamo la conoscenza di Bernie Gunther, investigatore privato che nasconde la sua umanità dietro un velo di cinismo e ironia.

È evidente ed esplicito, talvolta addirittura ostentato, l’omaggio alla tradizione del noir americano, in particolare a Dashiell Hammett e al suo Sam Spade, indimenticabile protagonista de Il falcone maltese. Battute taglienti, clienti ambigui e spietati gangster si collocano però, nella narrazione di Kerr, in un contesto meno individualistico, contribuendo al tratteggio di un affresco storico-sociale, che inquadra Berlino in un momento ben preciso della sua storia.

Quando a Gunther viene presentato il caso di morte violenta che darà il La agli eventi, la capitale tedesca si sta preparando a ospitare le Olimpiadi del 1936. Hitler è diventato cancelliere un paio di anni prima e vuol servirsi dell’evento sportivo per ottenere un ritorno d’immagine per la Germania. Pur ostentando sicurezza, il suo principale obiettivo è quello di tranquillizzare le potenze estere, in modo da avere tempo di consolidare il regime in patria.

Così Gunther si trova a respirare una violenza celata, e forse per questo ancor più asfissiante, tra le pieghe di un regime che, in quei giorni, vorrebbe nascondere nell’armadio i propri scheletri e indossare il vestito buono. Almeno fino a quando avrà i riflettori dell’intero pianeta puntati addosso, con milioni di sguardi attenti, ad esempio, a cogliere reazioni e commenti alla prevedibile vittoria di Jesse Owens, afroamericano, nei cento metri piani.

Lo stile di Kerr si esprime al meglio sul piano della similitudine e della metafora, spesso inaspettata e irriverente, che sa coniugare profondità di contenuto e leggerezza di stile. E sembra esserci proprio un grande bisogno di leggerezza, per il protagonista della nostra storia. Da un punto di vista personale e professionale, con il suo passato da veterano di guerra e da poliziotto, si trova costretto agli ordini di individui senza scrupoli, per sbarcare il lunario.

In qualità di cittadino, assiste, come molti altri, sorpreso e ormai quasi impotente, al dilagare del nazismo, sottovalutato ai suoi esordi e ormai incontrollabile, tremendo nei suoi orrori e inquietante nelle sue ipocrisie.

Il detective, burbero ma non cinico, forse anche spinto da questo smarrimento, si butta anima e corpo nel nuovo, difficile caso che gli viene affidato da Hermann Six, potente industriale. La figlia di Six, Grete, e il genero Paul Pfarr, “violetta di marzo”, ovvero affiliato nazista dell’ultima ora, sono morti nell’incendio della loro abitazione.

Tanto Six quanto la polizia sospettano che l’atto sia stato doloso, che si tratti cioè un duplice omicidio. Formalmente, Six incarica Gunther di ritrovare la preziosa collana di Grete, che è stata sottratta durante la notte del delitto. Ma si intuisce che dietro una richiesta che si mostra così venale, si nasconde un bisogno di verità e di vendetta più profondo e feroce.

Nulla è come sembra, tanto nella morte di Grete e di Pfarr quanto ai piani alti della politica, che lo sfrontato Bernie Gunther, quasi suo malgrado, si troverà a frequentare, non rinunciando alla ricerca di un brandello di speranza, forse perfino di amore.

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Violette di marzo. La trilogia berlinese di Bernie Gunther: 1
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