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Oltre ogni evidenza di Vincenzo PadovanoCambio di atmosfere e tematiche per Vincenzo Padovano nel suo nuovo romanzo, Oltre ogni evidenza, pubblicato da 0111 Edizioni.
Professore e avvocato con una forte passione per la scrittura, Vincenzo Padovano aveva firmato in precedenza il suo esordio, sempre in ambito thriller, con Le regole della paura, portato alle stampe da Bastogi nel 2007.

A quel romanzo hanno fatto seguito alcuni racconti, che si sono distinti in vari premi e concorsi nazionali, fino ad arrivare al presente Oltre ogni evidenza.
Il secondo romanzo di Padovano rafforza in chi vi scrive la sensazione che finalmente in Italia cominciano a spuntare sempre più spesso narrazioni che affrontano la tematica del terrorismo di radice fondamentalista islamica, dopo un periodo tutto sommato lungo nel quale raramente gli scrittori si sono interessati alla tematica.

L’autore però riesce ad andare oltre al semplice merito di aver affrontato l’argomento in quanto in Oltre ogni evidenza sovverte le regole e i paradigmi solitamente ricorrenti quando si parla di terrorismo, così da riuscire, partendo da un avvenimento molto riconoscibile e fin troppo inquadrabile, ad arrivare in zone meno consumate dalla retorica e dagli stereotipi.

Quel che Padovano propone inizialmente è un incubo reso ormai purtroppo ben noto da tanta cronaca internazionale degli ultimi anni: un uomo con un passamontagna irrompe nella folla e accoltella varie persone, ferendone gravemente una e uccidendone un’altra.

Seguono delle indagini e con il passare dei mesi il caso viene archiviato inquadrando il colpevole nell’ormai consueta figura del “lupo solitario”, sulla quale abbiamo letto e ascoltato varie interpretazioni psicosociali, alcune delle quali molto interessanti.

Ma è proprio con la conclusione di quelle indagini che avviene un qualcosa che cambia le carte in tavola e sconvolge, appunto, evidenze e certezze? Cosa di preciso accada ve lo andiamo a rivelare nella trama di Oltre ogni evidenza.

Una piccola città di provincia, nei giorni che precedono immediatamente il Natale. Si respira già aria di festa, fra addobbi e luminarie, quando all’improvviso la follia omicida sconvolge il centro del paese. Un uomo con il volto coperto da un passamontagna nero, al grido di Allahu akbar! comincia ad accoltellare i passanti e al termina della sua tanto breve quanto violenta scorreria lascerà a terra una ragazzina, ferita in modo grave, e il cadavere di una professoressa, uccisa brutalmente proprio sotto gli occhi del marito.
Poco dopo anche l’attentatore spirerà sotto i colpi di pistola di un ispettore fuori servizio.

Gli inquirenti si mettono quindi al lavoro per cercare di spiegare il gesto, inquadrarlo in una possibile rete di attentatori e terroristi, e dopo cinque mesi giungono a una conclusione sempre più ricorrente: l’attentatore è il classico lupo solitario, che ha in sostanza agito da solo, sull’onda di una rabbia e un risentimento tanto forti quanto indistinti e non strutturati. Ha seguito il classico percorso di molti uomini simili a lui, dall’arrivo in Italia come siriano richiedente asilo alla conseguente radicalizzazione su territorio straniero, ribellandosi nei confronti di una realtà complessa che non riusciva a capire o ad accettare.

Ma proprio a indagine già chiusa Michele Colizzi, il vedovo della professoressa, riceverà una telefonata sconvolgente che minerà in lui ogni certezza e lo sprofonderà in incubo lungo quarantotto ore, durante il quale scoprirà che è proprio vero che non conosciamo mai nessuno fino in fondo.

Da quella telefonata l’uomo comincia a capire che sua moglie ha avuto una vita segreta e che era probabilmente anche altro, oltre a essere una professoressa.
E che, altrettanto probabilmente, la sua morte non è stata semplicemente frutto di una tragica coincidenza.

Oltre ogni evidenza
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Oltre ogni evidenza
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