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Nick Stone & Jack Reacher – parte 2

| 20 marzo 2009 | Lascia una deposizione
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Alla scoperta di Jack Reacher, oggi, con la seconda e ultima parte dell’articolo-email di Viviana Giorgi (la prima era dedicata a Nick Stone di Andy Mcnab)

… Romantico e unico è anche Jack, no middle name, Reacher. Altezza: 2 metri. Professione: vagabondo. Be’, un vagabondo decisamente speciale.
Il personaggio di Jack Reacher esce dalla penna di Lee Child (altro pseudonimo), inglese di nascita, ma americano d’adozione: è del 1995 la sua prima avventura, raccontata da Lee in “Killing floor”. A fine aprile uscirà sul mercato Us e Uk il quattordicesimo libro della serie, intitolato “Gone tomorrow”. Inutile dire che l’ho già in preordine.
Jack Reacher è un ex MP dell esercito americano, congedatosi col grado di maggiore. E’ un poliziotto, insomma, che ha avuto a che fare nei suoi tredici anni di polizia militare con i più temibili bad guys, più temibili dei criminali comuni perché, in quanto soldati dello Zio Sam, molto, ma molto ben addestrati.
Figlio di un militare, diplomato a West Point, dopo tredici anni nell’esercito Jack decide di mollare tutto e incominciare a girare gli States. Nonostante sia un ufficiale della US Army, o meglio un eroe della US Army, Jack non ha visto l’America: da bambino e ragazzo ha girato per le basi militari Usa di tutto il mondo al seguito del padre, e da MP ha fatto lo stesso. In altre parole, conosce meglio le Filippine o il Medio Oriente del New Jersey. E così, con solo uno spazzolino richiudibile e un bancomat (ha un po’ di soldi in banca), senza patente e senza assicurazione sanitaria, Jack gira gli States, soprattutto in autobus e autostop. Non ha neppure una sacca, perché Jack non ha vestiti. Dopo averli indossati per qualche giorno, li butta via e ne compra di nuovi nei discount e nei negozi di articoli militari. Non vuole avere legami con niente e con nessuno. Neppure con una valigia.
Dorme in motel poco costosi, e mangia nei vari diners: ha una vera e propria mania per le uova e per il caffè, che deve essere forte e nero, naturalmente. E se volete renderlo veramente felice, serviteglielo in tazze di fine porcellana bianca… I contrasti della vita!
In un modo o nell’altro, Jack finisce sempre coinvolto in cospirazioni, disegni diabolici che coinvolgono il tranquillo trascorrere del mondo. E quando i cattivi hanno la sfortuna di trovarlo sulla loro strada, i loro piani saltano in aria.
Spesso, letteralmente.
Le sue armi sono soprattutto il suo cervello e i suoi pugni, ma se deve, sa usare lame e proiettili come pochi.
Jack è un solitario, e nelle sue strabilianti e avventurose guerre contro il male, è affiancato da pochi good guys che incontra sul posto. E good gals. In ogni romanzo, Jack incontra una donna con più palle di lui, se possibile, che non gli nega nulla. Ma le sue storie, benché romantiche, non hanno e non avranno mai un seguito perché lui, alla fine, se ne va sempre, su un autobus o in autostop. La sua figura, un’ombra contro la luce rossa del tramonto.
E qui, caro Barman, la sottoscritta si commuove sempre. Scema, vero? Scema perché Jack, in fondo, è un figlio di buona donna. Ma è anche l’essenza dell’eroe, del cavaliere errante…
Per invogliarti a leggere Lee CHild, posso solo aggiungere che la sua prosa è notevole. Semplice, ma raffinata (e piena di blues e di rock). Non hardboilleggia per nulla, Lee Child, ma va dritto al punto, senza fronzoli inutili, anche se non disdegna le descrizioni, quando necessarie. Personalmente preferisco quando il romanzo è raccontato da Jack in prima persona, come in Killing Floor, e come sarà nel prossimo in uscita, Gone Tomorrow.
Porca miseria, ho una voglia di leggerlo che non ce la faccio più.
Ulteriori informazioni su questi due eroi le puoi trovare nei siti dei rispettivi autori:
www.andymcnab.co.uk
www.leechild.com

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, con la poco recondita ambizione di farlo diventare il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 1375 articoli:

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