Luce della notte - Ilaria Tuti

È con piacere che recensiamo oggi Luce della notte, l’ultimo romanzo di Ilaria Tuti, una brava autrice friulana, classe 1976. Dottoressa in economia e commercio, di lei (che è stata in passato anche collaboratrice di “Thriller Cafè”) possiamo ricordare che esordisce con racconti di vario genere (dal noir al fantasy, dalla fantascienza all’horror). Alcuni di essi sono stati molto apprezzati nel web, su siti e forum di scrittura, hanno vinto alcuni contest online oppure sono approdati su riviste di settore. Ricordiamo – ad esempio – alcuni racconti lunghi pubblicati per la Delos Digital, nelle collana “The Tube” (“Ceneri”; “Nido di Carne”; “Caccia all’uomo”) e nella collana “Chew” (“Cerberus”; “Egemona”; “Profondo Alpha”). Il primo romanzo (non più reperibile) risale al 2012: un testo di genere young-adult dal sapore fantascientifico, pubblicato dalla Montag Edizioni.  Due anni dopo, nel 2014, l’autrice vince il premio “Gran Giallo città di Cattolica” con il racconto “La bambina pagana”. La Tuti scrive poi dei racconti per i Gialli Mondadori, finché nel 2018 entra a far parte stabilmente della scuderia Longanesi con “Fiori sopra l’inferno”, un thriller-giallo con protagonista la profiler Teresa Battaglia, le cui indagini proseguono l’anno successivo nel romanzo “Ninfa dormiente”, che ha appena ricevuto una candidatura al prestigioso premio internazionale “Edgar Allan Poe Awards 2021”, che si assegnerà nel prossimo aprile (congratulazioni, tutta Italia incrocia le dita).

Dopo la bella parentesi del romanzo storico “Fiore di roccia”, del 2020, le indagini del commissario Teresa Battaglia tornano oggi ad appassionarci con il romanzo – che ci apprestiamo a recensire – “Luce della notte” (Longanesi, 14 gennaio 2021). Prima ancora di parlare di questo romanzo (nato anch’esso come racconto, e poi come romanzo breve) ci sembra doveroso evidenziare qualcosa di encomiabile e commovente, che la Tuti menziona solamente di sfuggita alla fine del libro, ma che invece merita il giusto tributo: i proventi dell’autrice relativi a questo libro saranno devoluti al Centro di riferimento oncologico di Aviano, a favore della ricerca sul sarcoma di Ewing, un tumore che colpisce soprattutto i bambini e i giovani.

Al centro della trama c’è infatti una bambina, che a Natale compirà nove anni. Ha le unghie azzurre, iridescenti ali giocattolo, un viso pallido e delicato. Si chiama Chiara. Un sogno spaventoso e ricorrente la tormenta. Siamo in un paesaggio quasi incantato, sebbene immerso dentro un infausto sortilegio: un boschetto d’acacie, tra filari di una vigna sulla collina, tra fiocchi di neve e luminarie natalizie.

I fili di luci pendevano dai rami rugosi come collane scintillanti dal collo scarno e avvizzito di una vecchia”.

La piccola sogna un lamento raccapricciante nella nebbia e immagina un ragazzino morto. È sepolto in una tomba, forse direttamente ai piedi di un albero d’acacia. Sotto la terra smossa, alle radici di quell’albero, Chiara vede rosso, c’è del sangue, forse il cuore di un bambino. Ne sente il battito chiamarla attraverso la terra. È convinta che quelle visioni siano reali, perché nell’incubo le riesce di contare, e nei sogni non si può. Da quando ha queste visioni, il terrore si è impossessato di lei e l’angoscia è divenuta il sentimento preponderante nell’esistenza di sua madre Giulia, la cui genitorialità era già molto difficile e sofferta. La bambina ha infatti una malattia, che le permette di condurre una vita normale soltanto lontano dal sole. Per questa ragione non vede più la luce del giorno da tantissimo tempo. Quello che vede è il buio. Allora si affida alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nell’oscurità. Alla ricerca di questa luce si mette anche l’ostinata poliziotta Teresa Battaglia, insieme al giovane ispettore Marini. Quella dentro i sogni di Chiara sembra un’indagine insensata, folle, destinata a naufragare. Eppure la donna sa che bisogna saper ascoltare i bambini, le loro storie e i loro timori. Il commissario sente qualcosa che la accomuna profondamente alla bambina, percepisce che l’esperienza onirica della piccola potrebbe condurla dentro qualcosa di reale, di autentico. Qualcosa di straziante e di terrificante, però. È soltanto immergendosi dentro questo tormento che il commissario potrà avere l’opportunità di scovare l’orco che si cela nelle tenebre. L’opportunità di restituire alla piccola Chiara un suo diritto inalienabile e imprescindibile: il diritto all’infanzia.

Sono diversi i temi toccati da questo romanzo, nel quale ritroviamo la vivida ambientazione friulana tanto cara all’autrice. Ad esempio la malattia (che accomuna entrambe le protagoniste di questa emozionante storia), con le complessità che essa porta con sé; ancora ad esempio l’innocenza dei bambini e la loro incredibile forza; il riscatto e la solidarietà tradita; il male nelle sue sfaccettature, soprattutto quelle in cui è capace di declinarlo l’uomo. Funzionano bene anche le caratterizzazioni e le dinamiche tra i personaggi, in particolare quelle tra Teresa Battaglia – testarda e battagliera, carattere d’acciaio, ma empatica e cuore tenero – col suo pragmatico collaboratore Marini, diffidente e sarcastico. Una coppia credibile nella sua spontaneità, che da vita a dialoghi pungenti e pieni di umanità.

Il tutto avviene per il tramite di una scrittura efficace e concreta, ma allo stesso tempo dotata di una importante vena o cifra lirica, davvero unica e raramente individuabile nei principali scrittori di thriller contemporanei.

“Luce della notte” è un romanzo struggente, commovente e ispirato, non a caso è stato scritto per una bimba che non c’è più, che si chiamava Sarah. Siamo certi che tante luci così brillanti e intense potrebbero illuminare a giorno qualsiasi notte, anche la più buia.

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Luce della notte
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Luce della notte
  • Tuti, Ilaria (Author)