La dottrina del male - Alessandro BerselliDopo il meritato successo de “Le Siamesi”, Alessandro Berselli torna in libreria con “La dottrina del male” pubblicato da Elliot Edizioni. Lo recensiamo oggi al Thriller Café.

In un mondo non così arduo da immaginare confrontato con quello che viviamo, regnano il caos governativo e la fine delle ideologie tradizionali. Ivan Cataldo – massimo esperto di marketing elettorale e amministratore delegato della MindFactory – riceve la visita di un portavoce di The Next Something, una misteriosa e potente organizzazione che si dichiara in grado di vincere le elezioni in qualunque nazione, compresa l’Italia, per creare un nuovo ordine mondiale sovrinteso da un unico esecutivo. Parte saliente del programma è la centralità dell’essere umano e obiettivi sociali comuni che vanno oltre le divisioni ideologiche. Invitato a seguirne la campagna mediatica, Cataldo è dapprima riluttante ma poi, affascinato dal loro manifesto di partito, decide di accettare l’incarico.

Sarà il più grande errore della sua vita.

Sarà l’innesco di un meccanismo spietato.

Il protagonista è un uomo seducente e carismatico, con un’invidiabile posizione socioeconomica e ventidue anni di matrimonio appagante; ha un ottimo rapporto con la figlia adolescente e sta per diventare di nuovo padre. Gode di certezze professionali e affettive, ha un’intelligenza brillante, si è costruito da solo. In cambio di cosa, all’improvviso, rischia di perdere tutto?

Tramite un io narrante che ricusa di giudicare, limitandosi a raccontare le motivazioni che possono portare un essere umano a operare determinate scelte, Berselli costruisce un noir distopico e intimista che riflette sugli allarmanti scenari di dominio che si stanno configurando e ne indaga le ripercussioni psicologiche, portando il lettore a riflettere su chi detiene davvero le redini del comando e soprattutto a quale prezzo siamo disposti a vendere la nostra integrità.

Colpisce subito come l’autore sia riuscito, in poco meno di centocinquanta pagine, a fondare il tema principale del romanzo su un’impalcatura impeccabile, delineando con altrettanta premura le sottotrame che si intrecciano. È un libro complesso ma non complicato, è un congegno sofisticato e accattivante. Al centro sì, il contesto sociopolitico, l’arrivismo, la sete di dominio e il dio denaro, ma soprattutto la persona, le umane debolezze, i mali che covano dentro. Uomini e donne si muovono come pedine nella grande scacchiera del gioco di potere (e della vita): consapevolmente alcuni, contro la propria volontà altri. La città che fa da cornice alla storia non viene mai apertamente nominata, così come non particolareggiati sono lo spazio e il tempo: la scelta di Berselli di non marcare questi punti di riferimento contribuisce, a mio parere, ad alimentare efficacemente il pathos. Potremmo essere ovunque, in qualunque momento, in un futuro molto più vicino di quel che pensiamo.

Ritrovare la cifra stilistica dell’autore è sempre conferma e sorpresa insieme: il suo modo personale di giocare con la punteggiatura, la cura certosina nel cercare la parola perfetta, l’attenzione per i dettagli senza mai essere lezioso. Attraverso stralci icastici che si alternano a passi più accesi e dialoghi taglienti che cedono a passaggi più morbidi in cui risalta quell’umorismo dolce/amaro che gli appartiene, arriviamo all’epilogo che sorprende, lascia il segno e anche – soprattutto – una grande domanda su cui meditare.

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La dottrina del male
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La dottrina del male
  • Alessandro Berselli
  • Editore: Elliot