Intrigo italiano di Carlo LucarelliIl 17 gennaio 2017 è uscito per i tipi Einaudi Intrigo italiano, il nuovo romanzo di Carlo Lucarelli. Dopo Carta bianca del 1990, L’estate torbida del 1991 e Via delle Oche, Premio Scerbanenco 1996, torna in libreria uno dei poliziotti più amati dai lettori: il commissario De Luca.

Trama

C’è stato un omicidio a Bologna, una città coperta di neve in cui i tram scampanellano sulle rotaie e la gente affolla i ristoranti per i tortellini di Natale: la bella moglie di un professore universitario è stata annegata nella vasca da bagno del trappolone, l’appartamento da scapolo del marito. Il Servizio vuole sapere chi è stato, e per questo c’è bisogno di un cane da tartufi come De Luca, che sembra finalmente trovarsi alle prese con un’indagine da giallo classico, fatta di indizi, tracce, impronte e orari. Ma non è così, naturalmente. Perché anche nell’incidente d’auto in cui un paio di mesi prima è morto il marito professore – dongiovanni, esistenzialista e appassionato di jazz – c’è qualcosa di molto strano. E così De Luca, assistito da un giovane agente del Servizio incaricato sia di aiutarlo che di spiarlo, si ritrova in un’indagine ambigua e pericolosa, dove quello della vita è soltanto uno – e neppure il peggiore – dei rischi che corre.

Intrigo Italiano, un poliziesco storico – Il commissario De Luca e la storia d’Italia

In Carta bianca, esordio letterario di Lucarelli e primo romanzo della saga del commissario di polizia De Luca, l’indagine è ambientata durante gli ultimi giorni della Repubblica di Salò e interessa le alte gerarchie fasciste; nell’Estate torbida, De Luca indaga nei caotici mesi successivi alla Liberazione; in Via delle Oche, l’inchiesta inizia durante le elezioni del 1948, con la vittoria della Democrazia Cristiana. In Intrigo italiano, l’indagine si svolge tra la fine del ’53 e l’inizio del ’54.

«Abbiamo sempre dimenticato tutto. Qualunque cosa accada ora, abbiamo bisogno di andare a recuperarne le radici nel passato.»

(G. Ferrari, L’ uomo in noir. Indagine su Carlo Lucarelli, Reggio Emilia 2008, p. 104)

Partirei da questa affermazione di Lucarelli, citata nel libro della Ferrari, per comprendere i romanzi con protagonista il commissario De Luca. Lo scrittore emiliano evidenzia in modo chiaro lo stretto rapporto che intercorre tra i suoi polizieschi e la “memoria” storica, e tra il passato e il presente. L’indagine poliziesca diviene strumento indispensabile per comprendere, o addirittura svelare, misteri del nostro passato, remoto o recente che siano.

Ho scelto il giallo storico come primo modo per raccontare le mie storie… perché esiste una affinità tra il racconto della storia, il metodo storico e il metodo di chi scrive romanzi gialli… la prima storia che volevo raccontare, stavo facendo in quel momento non il lavoro dello scrittore, che non era ancora il mio mestiere, ma facevo il lavoro dello storico… il romanzo poliziesco… ti permette anche di raccontare la realtà e quell’area oscura della realtà che sta dentro, quella necessità di aggettivi che abbiamo, quel pezzo di verità che dovrebbe essere definita in qualche modo giudiziaria, narrativa, storica, qualche cosa altro…

(Carlo Lucarelli, Il giallo storico ambientato durante il fascismo, in Il giallo italiano come nuovo romanzo sociale, Ravenna, Longo Editore, 2001, pp. 153-156)

De Luca è il personaggio ideale per indagarela storia italiana. Chi intende “conoscere” la “verità” storica, infatti, deve prima di tutto “dubitare“, evitando l’idealizzazione precostituita di avvenimenti o “eroi” del passato (questo significa essere uno STORICO). E De Luca, pur essendo un funzionario dello Stato e come tale esecutore degli ordini superiori, è prima di tutto un POLIZIOTTO. Ed essere un poliziotto significa cercare la “verità” ad ogni costo, al di là degli orientamenti politici che detengono il potere in quel momento (fascisti in Carta Bianca; comunisti in L’estate torbida; democristiani in Via delle Oche e Intrigo italiano).

Il fatto che la trama poliziesca sia potenziata da una sovrastruttura storica – in conformità a una vocazione socioculturale tipicamente italiana – rinsalda il progetto precipuo della riflessione storica poiché l’indagine poliziesca condotta da De Luca, a livello delle storie narrate, è il vettore dell’indagine storica dello stesso Lucarelli. In poche parole, la figura del poliziotto non è altro che il doppio dell’autore nelle vesti dello storico…

(Sarah Amrani, Le investigazioni storico-poliziesche del commissario De Luca, in Il romanzo poliziesco. La storia, la memoria. Italia, a cura di Claudio Milanesi, Bologna, 2009, pp. 363-364)

Dai primi tre romanzi, pubblicati tra il 1990 e il 1996, risulta chiaro che nessuno è pulito: il potere è sempre corrotto, qualsiasi sia il colore dietro cui si nasconde. Basti pensare a quanto accade nel secondo romanzo della serie, in cui l’assassino è un ex partigiano, un eroe della Resistenza.
Tutto questo vale ancora di più per l’ultimo romanzo. Ritroviamo infatti De Luca in una fredda Bologna,tra il Natale del ’53 e l’Epifania del ’54. Il 1953 è l’anno in cui la Democrazia Cristiana vince ancora una volta le elezioni, ma vede in forte calo il consenso popolare, è il periodo dell’Italia del boom economico ma anche della Guerra Fredda. È in questa Italia, che l’ex commissario fascista si ritrova immischiato in un delitto, collegato in qualche oscuro modo ai servizi segreti italiani, all’interno dei quali pare vi sia una lotta spietata per il potere. De Luca stesso lavora per i servizi da cui è continuamente spiato. Non mancano quindi i depistaggi e le inevitabili morti, necessarie al “bene supremo dello Stato“. Sono, in ogni modo, la denuncia nei confronti della lotta per il potere e la conseguente confusione politica che risultano evidenti, durante gli anni del fascismo come negli anni del boom economico. Poco sembra essere cambiato!
Questa denuncia nei confronti dei complotti politici e delle lotte di potere è presente in tutti e quattro i romanzi dedicati a De Luca. Alle volte segue quasi in parallelo le indagini, vivendo quasi di vita propria, altre volte si intreccia ad esse, complicandole e rallentandole. Nell’ultimo romanzo di Lucarelli, i servizi segreti confondono le idee del nostro commissario, intralciano le sue indagini, eliminano antagonisti buoni o cattivi che siano (i personaggi di Lucarelli non sono mai completamente positivi) ma, alla fine, risultano estranei al motivo centrale del poliziesco: il whodunit (Chi l’ha fatto?). Siintrecciano così due mondi diversi: realtà e letteratura, in un utile scambio reciproco che arricchisce entrambi. La trama poliziesca dona vita e sangue alla Storia, mentre quest’ultima offre lo sfondo ideale e concreto per gli attori del dramma.

… le sue indagini per necessità si allargano a comprendere, oltre alla “fisica” del delitto, il complesso groviglio di Storia, società e caso che ha generato quella fisica, in sé tutta composta di cause definite. E questo groviglio, che normalmente chiameremmo panorama, o sfondo storico-sociale, entra sì nel romanzo con la funzione di un procedimento di dilazione, per ritardare la soluzione dell’enigma e mantenere viva la suspense, eppure subito travalica questa funzione e diventa parte integrante del racconto.

(Cfr. Carlo Tirinanzi de Medici, Il romanzo poliziesco italiano, 1964-2007: la memoria tra noir, enigmi e post-fascismo, in BELPHÉGOR, v. vol. 9 n. 3, 2010)

Intrigo italiano e la giustizia impossibile

Va sottolineato come la figura di De Luca, commissario che “disconosce ai tempi del Fascismo e degli anni successivi le autorità politiche e poliziesche, una figura limitata alle sue mansioni di funzionario tanto zelante quanto insubordinato” (Amrani, 2009, p. 372), sia stata chiaramente influenzata dall’investigatore Arkady Renko del best seller Gorky park (1981) di Cruz Smith. Al mitico Renko, negli anni successivi, si ispirarono anche Robert Harris, per il suo Xavier March, protagonista di Fatherland e Philip Kerr per il suo Bernie Gunther, investigatore della bellissima “Trilogia berlinese“. Tutti questi personaggi, ossessionati dalla ricerca della verità, sono costretti a scontrarsi con il sistema politico che invece vive e prolifera sulla falsità. Uno scontro che l’eroe è destinato inevitabilmente a perdere.
Come è già accaduto nei precedenti tre romanzi, Lucarelli termina Intrigo italianocon la scoperta del vero assassino, ma è chiaro che la risoluzione del caso non è una vera vittoria. I politici, i pezzi grossi, quelli che muovono i fili dietro il sipario vengono solo sfiorati dalle indagini e rimangono impuniti.
Ernest Mandel, nel capitolo XIII del suo celebre “Il romanzo poliziesco“, spiega come nei romanzi polizieschi, a partire dagli anni settanta, l’eroe combatte contro la “corruzione dominante e contro i corruttori valori borghesi”, ma si tratta di una battaglia che rimane “sul lungo periodo inefficace e condannata alla sconfitta… perché è impossibile battersi da soli contro tutto l’establishment“. (Cfr. Ernest Mandel, Il romanzo poliziesco. Una storia sociale, Edizioni Alegre, 2013, pp. 177-191).
Come è già stato fatto notare, questa “immunità” dei poteri forti e il conseguente contrasto che nasce tra l’eroe e le istituzioni non sono solo degli espedienti letterariper questi scrittori: Cruz Smith, Harris, Kerr e Lucarelli. È la realtà. Tutti questi scrittori ambientano i loro romanzi in epoche storiche passate (tranne Smith che comunque sposta l’azione dei suoi thriller dall’America alla Russia), ma chi legge collega, in modo quasi istintivo, ciò che accade nel libro con la realtà contemporanea (“Qualunque cosa accada ora, abbiamo bisogno di andare a recuperarne le radici nel passato“). Partendo dal primo romanzo, Carta bianca, sino ad arrivare al nuovo Intrigo italiano, Lucarelli offre un quadro della politica italiana dal 1945 al 1954, che copre quasi dieci anni. Ciò che appare evidente è come cambino i nomi e i colori dei partiti, ma il controllo della società rimanga, in ogni modo, in mano a personaggi corrotti e inquietanti. Tutto ciò è confermato da altri libri di Lucarelli, come Misteri d’Italia (Torino, Einaudi, 2002) e Nuovi misteri d’Italia (Torino, Einaudi, 2004), opere che raccolgono il lavoro svolto dallo scrittore durante la trasmissione Blu Notte.

«La lettura della politica tende a confondere la realtà. Si tende a discriminare i morti di destra e quelli di sinistra. È il caso di ribadire che chi uccide la gente è semplicemente un assassino, che sia di destra o di sinistra», ha sottolineato Lucarelli invitando gli alunni ad approfondire la conoscenza attraverso il racconto, fino a che il racconto non produce un «punto di rottura», ovvero la nascita di un punto di vista.
La strage di piazza Loggia appare oggi come un groviglio impenetrabile e scoraggiante. Rispondendo alle numerose domande degli studenti, lo scrittore bolognese ha ripercorso la vicenda inquadrandola nel suo contesto storico: la strategia della tensione, la guerra fredda, la teoria del «doppio Stato», il tribolato iter processuale, i depistaggi. «Nel giallo classico, solo l’assassino depista. Qui invece hanno concorso a depistare anche gli apparati dello Stato, che quindi hanno condiviso gli interessi degli assassini. È stata stupidità o malafede?».

(Cfr.Nino Dolfo, Lucarelli agli studenti di Brescia: sulle stragi allenate la memoria, 11 maggio 2010)

Intrigo italiano – Carlo Lucarelli

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