Tornano i racconti di Strand Magazine su ThrillerCafe.it. Dopo gli scritti di Alexander McCall Smith, Bill Pronzini e HRF Keating, è la volta di Andrew Allen e del suo Zio Augusto.

Nessuno sapeva esattamente chi fosse Zio Augusto. Certamente non c’erano stati altri componenti della famiglia con quel nome. La nonna di Sara, che nel 1916 quando il ritratto era arrivato dalla Francia aveva meno di due anni, era solita ridere quando i più giovani facevano domande sull’uomo del ritratto. Spegneva tutte le luci, faceva un’orribile smorfia e diceva che si trattava di un vecchio zio che era stato la pecora nera della famiglia ed era stato impiccato per le sue azioni malvagie.
Era stato inviato durante la Grande Guerra alla bisnonna di Sara che a quel tempo era una giovane donna e non se ne sapeva molto di più. Alle generazioni successive di bambini che facevano domande era stato detto, a voce bassa: ”Quello è Zio Augusto.” Ogni altra domanda veniva scoraggiata.

”Leonard pensa che potrebbe essere un Renoir”. Neil Greig fece scorrere le sue lunghe dita sui capelli e si sistemò gli occhiali per scrutare il dipinto nel salotto di sua madre.
”Oh assurdo, Neil! Non è un Renoir. E’ Zio Augusto”. Sarah diede un affettuoso colpetto al ritratto mentre lo sistemava.
”Niente di male nel farlo esaminare, Mamma.”
”Legali!” Sorrise con affetto al figlio. ”E’ stato per anni Zio Augusto per tutta la famiglia e sarà sempre così chiunque lo abbia dipinto”.
Il vecchio ritratto era in qualche modo fuori posto nell’ordinato, moderno salotto con gli scaffali in tek, la televisione, lo stereo e le figurine Lladro.
Il ritratto era di venti pollici per diciotto ma sembrava più grande nella sua pesante cornice dorata. Era ritratto il viso di un giovane, fatto con colori a olio scuri. In basso nell’angolo a destra c’era una firma sbiadita, ”Augusto”
”Bene, ho chiesto a Leonard di esaminarlo. E’ meglio essere sicuri, vero?” disse Neil. ”Viene questo pomeriggio. Spero vada bene” aggiunse rapidamente. La mite faccia di Sarah Greig si accigliò leggermente alla menzione del nome del commerciante d’arte.
”Sprecherà il suo tempo. Comunque, non riesco a capire come puoi rimanere amico di Leonard Veitch” disse, incapace di trattenere l’irritazione dalla sua voce.
”Mamma! Ancora quella storia.”
”Lo so! La tua vecchia madre con quell’idea fissa… Quel uomo è stato la causa…” La voce le si spezzò.
”E’ il passato, Mamma. Lascia stare.” Parlava con gentilezza e le accarezzava la mano. ”Comunque non sei così vecchia… e tutt’altro che sciocca”
”Oh, non trattarmi con condiscendenza, Neil. Ho sessantatré anni! E sono invecchiata di dieci anni negli ultimi due”.
Giocherellava con la piccola spilla che aveva al collo e, agitata, si spostò verso una delle poltrone di pelle vicino alla finestra, incrociando le gambe quando si sedette. Il suo piccolo viso ovale era del tutto calmo sotto i suoi ordinati capelli grigi; solo le piccole macchie rosse sulle guance tradivano la rabbia che sentiva dentro.
”So quanto è stato difficile per te dopo la morte di Papà” disse Neil gentilmente, avvicinandosi alla sua sedia e mettendole il braccio attorno alle spalle, ”ma non devi biasimare Leonard. E’ stata solo vera sfortuna.”
”Vero cattivo giudizio direi. Ci è rimasta solo questa casa e poche altre cose di valore. Ora devo vendere i suoi libri mentre il tuo amico Veitch tratta milioni, grazie.”
”Mamma! Te l’ho detto dozzine di volte. Sarò io a provvedere a te.”
”Non lo farai! Non ho ancora bisogno che mi si faccia la carità.” Si eresse in tutti i suoi cinque piedi e due pollici d’altezza e guardò indignata suo figlio.
”Lo so, Madre. Ma non lascerai che io ti aiuti?”
”Se Veitch non si fosse immischiato nei nostri affari…”
”Papa’ era un contabile, Madre! Conosceva il rischio. Non doveva…” La voce di Neil si abbassò. Avevano avuto quella discussione tante volte. Sua madre non se ne sarebbe mai convinta. Si tolse gli occhiali dalla montatura pesante e mise in bocca una delle stanghette mentre guardava fuori dalla finestra.
Sarah si alzò e si diresse verso la libreria vicino alla porta. Prese uno dei volumi rilegati in pelle e lo strinse al petto. ”So solo che furono gli affari con Veitch che gli causarono l’attacco di cuore che… che…” Ancora non riusciva a dire la parola ucciso.
”Non avevo idea che tu fossi diventata così astiosa in tutto questo.” Neil era veramente sorpreso. ”Ho chiesto a Leonard soltanto perché è un esperto d’arte e conosce queste cose”.
”Leonard Veitch non sa che lo biasimo per qualcosa e voglio che sia così Neil. Poiché gli hai chiesto di venire qui ad esaminare Zio Augusto sarà trattato con cortesia come lo sarebbe qualsiasi ospite. Inoltre – disse guardando il ritratto – ora il dipinto m’incuriosisce.”

Nel tardo pomeriggio Leonard Veitch completò l’esame del ritratto e ritornò nel salotto dove la Signora Greig aveva preparato il caffè.
Neil era appoggiato alla mensola del caminetto cercando di non sembrare preoccupato ma aveva un aspetto ansioso. Poi l’impazienza ebbe il sopravvento: ”Bene? Non tenerci in ansia Leonard. Lo e’?”
”Neil!” La madre lo interruppe prima che Veitch potesse rispondere. ”Lascia che il Signor Veitch beva il suo caffè prima che tu inizi a interrogarlo. Non sei in tribunale ora.”
Leonard Veitch sorrise sotto i baffi sottili e accettò la tazza che gli veniva offerta. La sua risposta alla domanda fece fermare Sarah nell’atto di tagliare una torta al limone e Neil che stava mettendo lo zucchero nel caffè.
”Non c’e’ alcun dubbio. E’ di Pierre Auguste Renoir”. Veitch si fermò. I suoi occhi andarono a Neil e poi di nuovo a Sarah. ”Congratulazioni! Lei ha un dipinto di grandissimo valore Signora Greig.”
”Di che valore stiamo parlando Leonard?” chiese Neil, facendo la domanda che Sarah non si sarebbe mai abbassata a fare. Era impegnata con il dolce e teneva la testa piegata sul tavolo mentre aspettava la risposta del commerciante d’arte.
”Certamente non meno di… diciamo… quattrocentomila”
”Quattrocentomila!” Sarah era attonita per l’enormità della cifra.
Neil batté le mani eccitato. ”Quattrocentomila!”
”Sterline?” Sarah non se ne era ancora resa conto.
”Ghinee” disse suo figlio girando gli occhi verso di lei.
”Potrebbe valere di più” disse Veitch con un’altra occhiata a Neil. ”Come probabilmente saprete, Renoir era un Impressionista ma si sa che aveva fatto anche alcuni ritratti, molti dei quali non sono starti scoperti.”
”Zio Augusto vale quattrocentomila sterline? Lo trovo difficile da credere”.
Sarah si alzò e si diresse verso la finestra. Guardò fuori nel giardino con i suoi sentieri ordinati e le aiuole di rose mentre raccoglieva i suoi pensieri. Quattrocentomila… era semplicemente incredibile.
”Pensa! E’ stato in soffitta per tre anni dopo che ci siamo trasferiti qui”. Neil era esultante. ”Dobbiamo celebrare l’avvenimento.” Si diresse verso la credenza. ”Conoscendoti, Madre, ci sarà solo sherry.”
Sarah stava pensando al suo povero marito e a come era morto prematuramente. In parte per colpa di Veitch. Represse di nuovo la rabbia. La morte era così crudele – come pure la vita. In quel momento a Sarah lo sembravano ancora di più.
Poteva udire suo figlio e Veitch discutere su come vendere al meglio il dipinto. L’ammontare di denaro di cui aveva sentito parlare le facevano pensare a più possibilità.
La casa, per esempio, era veramente troppo grande per lei: Neil aveva il suo appartamento in città per essere vicino al suo ufficio; veniva qui solo occasionalmente nei fine settimana. Poteva vendere la casa, comprarne una vicino al mare e avere la sicurezza finanziaria per il resto della sua vita.
Osservò Veitch che era in piedi vicino al mobile delle bevande e rideva con Neil e il risentimento tornò.
C’era un particolare di cui voleva essere sicura. Le piccole mani percorse da vene blu si strinsero al pensiero. L’esperto d’arte doveva essere indotto a comprare il dipinto. Doveva essere lui a pagare. Tornò a sedersi sul divano e con calma versò altro caffè. Veitch stava ancora parlando.
”… Sotheby potrebbe mettere una base di diciamo… trecentocinquantamila. Sicuramente andrebbe oltre quel giorno. Un ritratto di Renoir avrebbe fatto affluire i veri grandi collezionisti. E’ in condizioni perfette.”
”Madre! Hai sentito? Non è meraviglioso?” Neil mostrò la sua gioia con un altro giro di sherry.
”Sì, ho sentito”. Sarah scelse con cura le sue successive parole. ”Ma sai caro, io non sono veramente sicura di… bene… volere che sia fatta un’asta”.
Ci fu un lungo silenzio. Neil guardò Veitch poi si rivolse a sua madre.”Madre! Cosa stai dicendo?”
”Non verrebbe fatta molta pubblicità? Cosa si dice oggi? L’attenzione dei media? Questo non mi piacerebbe per niente.”
”Sì, ci sarà.” Neil fendeva l’aria con le dita. ”Ed e’ esattamente quello che avranno le grandi gallerie che cercheranno di scavalcarsi a vicenda per averlo”.
”Neil ha assolutamente ragione, Signora Greig”, disse lentamente Veitch. ”E’ un pezzo artistico molto bello. Dovrebbe cogliere ogni opportunità per attrarre l’interesse su di esso. Farà esplodere il prezzo… mi creda”
”Ascoltalo, Madre. E’ pratico.” Neil e Veitch si scambiarono una rapida occhiata.
”Ha anche Lei una collezione Signor Veitch?” Sarah lo guardò negli occhi con riluttanza.
”Perché… sì. Ho la mia collezione privata. Gran parte è in prestito alla galleria”
Neil si inserì. ”Ma un’asta è di gran lunga il modo migliore”
”Per favore, Neil! Sarah lo interruppe. ”Vorrei chiedere al Sig Veitch se… volesse considerare l’ipotesi di comprare Zio Augusto.”
Veitch parve sorpreso per un attimo ma si riprese rapidamente. ”Io… intende dire che vorrebbe vendere il dipinto in via privata Signora Greig?”
Sarah colse una nota d’interesse nella sua voce. Era quello che si aspettava ed esattamente quello che aveva sperato da quando aveva accennato a suo figlio di ritenere Zio Augusto di un certo valore e lui ne aveva riso. Fu il giorno dopo che era stata in soffitta a prendere alcuni pezzi da dare in beneficenza e aveva trovato il vecchio baule.
Represse un sentimento di trionfo e cercò di mantenere ferma la voce sebbene stesse tremando.
“Lo farei se fosse in modo anonimo: non voglio tanta confusione.” Sembrava molto interessata al disegno sulla sua tazzina di caffè.
”Bene, lo prenderò sicuramente in considerazione. Naturalmente non potrei offrire quanto potrebbe ricavare in un’asta”
Non potrebbe? Scommetto che potrebbe pensò Sarah e rimase in silenzio. Neil era in piedi vicino alla mensola del camino e guardava la grata vuota in basso, sembrava preoccupato ma non diceva nulla. Sarah si chiedeva cosa stesse pensando, se lo tolse dalla testa. Avrebbe fatto da sola.
”Non ho esperienza di questo genere di cose naturalmente ma lei ha parlato di un prezzo base di trecentocinquantamila, credo”. Era soddisfatta di quella piccola allusione ingenua. Lasciamogli pensare di trattare con una vecchia un po’ pazza. ”Sarei contenta di accettare quattrocentomila ghinee”.
Leonard Veitch sorrise educatamente e guardò Neil che gli rivolgeva la schiena. Si sta chiedendo se Neil penserà che è troppo basso, pensò Sarah. Continuò a parlare. ”Purché io non sia identificata come proprietaria e Neil si faccia carico degli aspetti legali.” Aspettò la risposta del mercante d’arte.
Neil si era girato e anche lui stava aspettando la risposta. Sarah non poteva scoprire cosa stesse pensando suo figlio dal suo viso e si trovò a trattenere il respiro.
Veitch sembrò decidere rapidamente. ”Benissimo Signora Greig. Sono d’accordo.”
Sarah gli sorrise e gli strinse brevemente la mano. Era sicura che sarebbe sobbalzato alla possibilità di fare lui stesso l’asta con un guadagno. Nella vita ci sono momenti da assaporare, pensò, sentendosi sorprendentemente rilassata. Sperava che ne sarebbe stato deluso al momento giusto.

L’intera faccenda era nelle lettere che aveva trovato in un vecchio baule in soffitta alcune settimane prima, lettere che erano appartenute alla sua bisnonna Helen.
Zio Augusto era un autoritratto di Auguste Plesset, un giovane artista che era stato allievo del grande Renoir nel 1911. In una delle lettere Plesset aveva scritto che Renoir gli aveva detto di essere una grande promessa: in un’altra lettera aveva scritto che Renoir stesso aveva detto che poteva a fatica distinguere il proprio lavoro da quello del suo allievo. Solo un giovane che si vantava con la sua amata? Forse, ma aveva dato un’idea a Sarah. Perché non mettere alla prova l’affermazione? La visita di Veitch le aveva fornito l’opportunità di farlo e ora sembrava che il giovane artista fosse proprio bravo come diceva.
Augusto aveva incontrato Helen quando era venuto a Edimburgo per studiare. A quel tempo avevano entrambi diciannove anni. Si erano innamorati e avevano avuto una relazione finché Augusto era ritornato in Francia allo scoppio della guerra nel 1914.
La primavera successiva Helen aveva avuto una bambina – la nonna di Sarah. Augusto non era potuto tornare a Edimburgo a causa della guerra ma sapeva della bambina e aveva detto ad Helen che si sarebbero sposati appena la guerra fosse finita. Le lettere smisero di arrivare nel 1916 quando Augusto fu ucciso in Francia.
La bisnonna Helen aveva conservato le sue lettere e il ritratto che le era stato inviato insieme agli altri effetti personali dopo che lui era stato ucciso. Se qualcuno della precedente generazione aveva letto le lettere di Augusto aveva tenuto il segreto in famiglia.

Neil e Leonard conclusero l’accordo e l’esperto partì con il ritratto dopo aver consegnato un assegno dell’importo concordato. E’ molto compiaciuto, pensò Sarah trionfante.
Neil accompagnò Leonard alla sua macchina lasciando sua madre a guardare l’assegno con un sorriso soddisfatto sul viso. Considerava il denaro come un giusto compenso per quello che suo marito aveva perso, proprio pagato dall’uomo che glielo aveva fatto perdere.
Leonard aprì la porta della sua auto e pose il pacco sul sedile del passeggero, poi si voltò verso Neil. ”Sono sembrato troppo avido?”
”Nemmeno un po’. L’hai trattata in modo perfetto. Grazie Leonard.” I due uomini si diedero la mano.
”Non c’è bisogno che mi ringrazi, Neil. Fui io a convincere tuo padre che investire denaro nella galleria avrebbe portato guadagno. Non sapevo che vi avesse investito tutto. Tuttavia agì dietro mio consiglio e mi sento responsabile di quello che è accaduto.”
”Se solo fosse vissuto qualche anno in più… avrebbe saputo che avevi ragione… e pure tua madre.”
”Lo consigliai male… e dovevo dare un aiuto in qualche modo. Questo era l’unico. Ammetto che ero preoccupato. Cosa sarebbe accaduto se avesse deciso per l’asta?” Il mercante d’arte sospirò.
”Sapevo che la mamma non avrebbe voluto giornalisti o reporter televisivi a darle la caccia. Avrebbe odiato essere alla ribalta.”
”Non ne ero così sicuro. Fortunatamente avevi ragione.”
”Cosa farai con il tuo Renoir?”
”Credo che lo terrò”’. Risero entrambi. ”Mi piace il suo aspetto. Anche se vale solo… diciamo centocinquanta.”
”Ghinee?” chiese Neil con un sorriso mentre si girava e ritornava a casa.
”Ghinee” Leonard rideva mentre metteva in moto.

***

Traduzione di Francesca Panzacchi.

Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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