Un luogo incerto – Fred Vargas

Un luogo incerto – Fred Vargas

Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 25 Marzo 2009 da Giuseppe Pastore con
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Il nuovo libro di Fred Vargas, “Un luogo incerto“, è finalmente arrivato anche in Italia, come sempre per Einaudi. Quest’ultimo romanzo vede ancora protagonista Jean-Baptiste Adamsberg, il commissario del 13° arrondissement di Parigi.

Tutto inizia a Londra. Adamsberg è lì per un congresso di polizia, annoiato come solo lui sa essere. Ma davanti al celebre gotico cimitero di Highgate, pieno di edera e ombre, succede qualcosa di macabro.

Ci sono diciassette paia di scarpe allineate sul marciapiede che puntano verso il cancello del cimitero. Sembra un’installazione artistica di cattivo gusto, o uno scherzo. Finché qualcuno non ci guarda dentro. E scopre che nelle scarpe ci sono i piedi. Mozzati.

Tornato a Parigi, Adamsberg si trova per le mani un altro orrore: un anziano giornalista ucciso in modo atroce, il corpo letteralmente frantumato. Le due piste, quella londinese e quella parigina, sembrano parallele, ma nel mondo della Vargas le rette si incontrano sempre. E il punto d’incontro è un luogo che non dovrebbe esistere nelle indagini moderne. La Serbia. O meglio, il paese dei vampiri. Certo non dei vampiri di Twilight o dei mantelli di Hollywood. Qui parliamo di folklore nero, di terra, di superstizioni che risalgono al 1700, di Peter Plogojowitz e Arnold Paole. Parliamo della paura atavica del non-morto che ritorna per masticare i vivi.

La Vargas, che di mestiere fa l’archeologa medievista, costruisce una trama che è “rocambolesca”, eccessiva, barocca. Spinge il pedale dell’acceleratore fino al limite della sospensione dell’incredulità.

Adamsberg vaga in questo labirinto con la sua solita aria svagata, mentre il povero Danglard cerca di ancorare la squadra alla realtà.

Forse la trama ha qualche elemento di troppo, ma la forza di questo libro sta proprio nel contrasto tra la modernità e l’arcaico. Tra la razionalità di Danglard e l’istinto animale di Adamsberg. E poi c’è l’umorismo della Vargas, quel tocco surreale e macabro che ti fa sorridere anche mentre leggi di corpi fatti a pezzi.

È un viaggio allucinato, dove le parentele contano più dei moventi e dove il male ha radici così profonde che nemmeno la terra riesce a coprirle.

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