Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni – Franco Matteucci
Franco Matteucci nasce nel 1948 a Buggiano, piccolo borgo toscano in provincia di Pistoia, e si trasferisce, a soli due anni, con la famiglia all’Abetone a causa del lavoro del padre che faceva il medico condotto. Da adulto andrà a vivere a Roma dove inizierà la sua attività lavorativa come autore e regista televisivo in Rai collaborando anche con Tonino Guerra e con Renzo Arbore in “L’altra domenica”. Dopo una serie di romanzi scritti agli inizi degli anni 2000 tra i quali possiamo ricordare Il visionario (finalista al premio Strega 2003) e Il profumo della neve (finalista al premio Strega 2007) sarà il felice sodalizio con la Newton Compton a dare il vero successo a Matteucci con la nascita del primo libro Il suicidio perfetto (2013) che vede l’esordio dell’ispettore Santoni.
Ma chi è l’ispettore Marzio Santoni? Un inconsueto poliziotto intelligente e brillante, riflessivo e intuitivo, un rude dal cuore tenero meglio conosciuto da tutti con il soprannome di “Lupo Bianco” sia perché a soli tre anni si è perso nella bufera ed è rimasto in vita grazie alle cure amorevoli di una mamma lupa sia per il suo olfatto fuori dal comune che gli permette di percepire odori, profumi e fragranze spesso utili per la risoluzione dei suoi casi. Ama lo sci e la montagna e alla vita agiata di città preferisce quella immersa nella natura. Grazie al suo fisico aitante, ai suoi magnetici occhi azzurri e ai suoi lunghi capelli biondi che lo fanno assomigliare ad un vichingo “Lupo” ha anche un buon successo con le donne ma le sue storie amorose o stentano a decollare o presto naufragano perché non è facile vivere con “un uomo d’altri tempi” restio alla tecnologia (non ha la lavatrice e possiede un televisore ancora in bianco e nero) e che convive con un’allegra brigata di animaletti: il riccio Arturo, il topo Mignolino, il pipistrello Puppy, una miriade di formiche, il gatto Lampo e il fedelissimo cane Romeo soprannominato il Rin Tin Tin della polizia.
Vive a Valdiluce che è una località praticamente inventata dall’autore facendo un mix di caratteristiche tra l’Appennino Toscano e le Alpi. In realtà Valdiluce è un luogo esistente vicino all’Abetone che ultimamente è stata valorizzata ma fino a qualche anno fa era una valle misteriosa dove troneggiavano grandi alberghi mai finiti… pertanto sci, montagna, neve, boschi, vento, gente rude e di poche parole diventano co-protagonisti fondamentali ma anche scenario in cui si muove il nostro ispettore.
Con Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni (2021) qui da me recensito siamo ormai giunti all’ottavo episodio della felice serie che probabilmente presto vedremo anche sul piccolo schermo.
12 agosto. Valdiluce. Marzio Santoni riceve un’inquietante telefonata dal giovane medico condotto che gli riferisce che Ugo Franzelli, il precedente medico ormai pensionato, è in fin di vita forse a causa di un avvelenamento e che, dopo aver rifiutato di vedere il prete don Piero, chiede insistentemente di lui per confidargli un segreto. Ma un imprevisto incidente stradale che costringerà il nostro Lupo ad abbandonare addirittura la sua amata Vespa bianca per raggiungere a piedi la baita del dottore, lo farà arrivare in ritardo. Ormai Ugo Franzelli è deceduto. Ma cosa è realmente accaduto in quella baita sperduta tra gli Appennini e che cosa ha avvelenato il dottor Franzelli? Quale segreto avrebbe voluto confessargli? Il nostro “mitico”, appena giunto sul posto, inizierà a mettere in allerta tutti i suoi sensi per individuare indizi utili e troverà subito alcune incongruenze che lo insospettiranno: perché la baita è così insolitamente pulita e riordinata? Qual è quella strana sostanza che il suo olfatto, sempre infallibile, percepisce senza però purtroppo questa volta riuscire ad individuare? Che messaggio nasconde quell’enigmatico quadro, dipinto dal dottore, che raffigura le bocche dei cannoni sparaneve con all’interno il volto di un giovane ragazzo? Inizia così l’indagine del nostro Marzio Santoni che, coadiuvato dal fidato assistente Kristal Beretta (che carbura trangugiando in continuazione ogni sorta di cioccolatini), dovrà scontrarsi fin dall’inizio con decine di piste che gli confonderanno le idee e con una serie di ambigui personaggi locali che hanno tutti, o quasi tutti, un segreto da nascondere. Incrocerà, così, sulla sua strada il gruppo delle mirtillaie capeggiato dalla bellissima ma anche tanto chiacchierata Miranda che proprio il 12 agosto festeggia con uno strano, e ai più sconosciuto, rituale il Miranda Day, ma anche il fornaio Francesco Calligaris, il mugnaio Biancone famoso cacciatore di vipere, Arianna la pecoraia, il gruppo dei tosatori maori giunto dalla lontana Nuova Zelanda per la stagione della tosatura e tanti altri…
Ogni ricostruzione si rivelerà, all’inizio, un insanabile pasticcio ma ogni minuscolo ingrediente che affonda le radici nella tradizione contadina e montanara con risvolti di magia ed esoterismo lo aiuterà alla fine a ricostruire il puzzle. Con una scrittura apparentemente semplice ma decisamente efficace ed immersiva e con la sua straordinaria capacità di regalarci una full immersion in un ambiente dal sapore quasi fiabesco Matteucci riesce con maestria a colorare il suo giallo, intrigante e mai banale, con saporite pennellate di colore locale.
In conclusione: bravo “Lupo Bianco”… mi hai conquistata anche questa volta!
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