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Accogliamo con piacere al bancone del Thriller Café lo scrittore calabrese Amato Salvatore Campolo e presentiamo il suo romanzo d’esordio, Terra nostra, edito da Susil Edizioni.

Siamo abituati ad immaginare la mafia come qualcosa di lontano da noi, la pensiamo confinata nelle case dei boss o per le strade insanguinate di certi luoghi… ma la mafia cresce e prolifera nelle piccole cose quotidiane, si fortifica e si radica quando per un torto subito, invece che rivolgerci alle forze dell’ordine e denunciare, chiediamo aiuto al personaggio in vista del paese, a quel conoscente ammanicato che a sua volta si rivolgerà a certi amici… Sono proprio queste le dinamiche descritte da Campolo in Terra nostra, le dinamiche di potere che nel 2008 portano Giovanni Romeo, il gestore di una stazione di benzina sulla statale jonica tra Casalotto e Bovese, a diventare il nuovo Capu Locu, l’affiliato della cosca di ‘Ndrangheta dei Macrì. Per ogni lite tra confinanti, per ogni macchina rubata, per ogni figlio da assumere, per ogni piccolo o grande favore o sgarbo non esiste polizia, non servono sindacati… basta chiedere a Giovanni che così, quasi dal nulla,  diventa temuto e rispettato. Giovanni e i suoi uomini e quelli dei Macrì intimidano, infastidiscono i cantieri, proteggono chi si sottomette loro e non esitano a sporcarsi le mani di sangue, arrivando finanche alle consacrazioni pubbliche durante le feste patronali. Ma non tutti sono disposti a tollerare quest’ascesa, non tutti restano succubi e indifferenti. Il maresciallo Jessica Castaldo, per esempio, è determinata a vendicare il padre brigadiere morto in servizio anni prima ed a smantellare la rete di ‘Ndrangheta locale. E poi c’è il giovane Domenico, imparentato con un clan rivale, che agisce nell’ombra ma è scaltro e determinato e di certo saprà dare filo da torcere a Romeo e ai suoi compari. Gli equilibri stanno per cambiare, c’è fame di potere, sta per scorrere, ancora una volta, il sangue. E il finale è ancora tutto da scrivere.

L’autore, Amato Salvatore Campolo, è nato nel 1987 a Reggio Calabria e qui si è diplomato come geometra. Oggi è un libero professionista nel campo dell’edilizia in provincia di Milano ed è appassionato di libri e film di genere thriller e noir. Nei primi mesi del 2021 ha scritto Terra nostra, ambientato in Calabria e  pubblicato da Susil Edizioni, e successivamente ha pubblicato una collana di racconti gialli tra cui “Omicidio nel milanese“, uscito ad ottobre.

Vi lasciamo di seguito un estratto del libro, così che possiate farvene un’idea.

Capitolo 15

L’omicidio di Donatello “l’elettricista”. 

24 settembre 2009. Quella sera Faccia Tagliata andò a prendere Santo il Pappagallo a casa, sapevano entrambi ciò che dovevano fare: sistemare definitivamente la situazione in sospeso con Donatello. Pappagallo andò in un vecchio capanno in lamiera vicino al deposito degli infissi. Aprì una di quelle cassette grandi che si usano per gli attrezzi da lavoro e prese la sua mitraglietta VZ61 Skorpion calibro 7,65 avvolta in un panno, con quel caricatore a forma di banana. Quell’affare poteva sparare fino a 20 colpi consecutivi. Partirono dalla zona industriale di Trimpoli, con una moto T-Max cilindrata 500, giubbini in pelle e caschi integrali con vetro scuro, per indirizzarsi verso il centro di Casalotto. Era l’orario di chiusura; mentre Donatello stava girando la chiave per abbassare la serranda del suo negozio, i due arrivarono con la moto cogliendolo all’improvviso. Non ebbe nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo che il Pappagallo gli svuotò l’intero caricatore contro. 

– ‘Sto bastardo non rompe più i coglioni! – gridò orgoglioso l’assassino. 

I due avevano finito il loro compito, così se ne andarono ridendo, lasciando il cadavere di Donatello davanti al suo negozio, mentre una pozza di sangue si estendeva fino alla vetrina del suo negozio, che non aveva fatto in tempo a chiudere.

Terra nostra. Famiglie criminali in riva allo Stretto
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