Sotto mentite spoglie – Antonio Manzini

Editore: Sellerio
Elisa Contessotto
Protocollato il 26 Febbraio 2026 da Elisa Contessotto con
Elisa Contessotto ha scritto 86 articoli
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Il riassunto
Sotto mentite spoglie – Antonio Manzini

Questo romanzo è semplicemente perfetto. “Sotto mentite spoglie” di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio è un nuovo tassello che compone il mosaico narrativo dedicato al vicequestore Rocco Schiavone. E ve lo dico fin da subito: funziona anche per chi entra nella serie “a freddo”. Don’t worry! A volte si ha il timore di non capire nulla senza conoscere tutto il pregresso, ma in questo caso, sia il contesto narrativo che le relazioni tra i personaggi sono molto chiare. Potete anche cominciare da qui. Dove?

Siamo sempre ad Aosta e la città è immersa nel periodo natalizio, con tutto il corredo di luci e canti natalizi che a Schiavone risultano proprio fastidiosi. Nel mezzo, tre linee narrative che si incastrano: una rapina in banca che finisce malissimo sul piano mediatico; il ritrovamento di un cadavere senza identità in un lago; la scomparsa di un chimico legato a un’azienda farmaceutica.

Per noi amanti dei gialli è come andare a nozze perché sappiamo che anche se ogni parte della trama sembra un discorso a sé stante, poi tutto convergerà. Io mi sono tanto divertita a cercare di capire, come nel più riuscito dei mystery, quali sarebbero potuti essere i punti di contatto.

Manzini, con Rocco Schiavone, lavora sempre su più livelli che si alimentano a vicenda. Da un lato c’è l’indagine: tracce, piste, raccordi, contraddizioni, ricostruzioni progressive. Dall’altro c’è l’attrito umano: la fatica delle gerarchie, le abitudini che diventano per noi indizi morali per svelare il protagonista, e quella zona grigia (molto à la Schiavone) in cui il rispetto della procedura convive male con la necessità di per far emergere la verità.

Sotto mentite spoglie” in un certo senso parla di ruoli e di maschere. Quelle che indossiamo per lavoro, per paura, per convenienza, per vergogna. Il Natale amplifica questa dinamica: è il periodo dell’anno in cui “si deve” essere in un certo modo, in cui la pressione sociale spinge a indossare una versione più presentabile di sé.

Schiavone, che già durante il resto dell’anno vive male l’ipocrisia, si muove come un corpo estraneo: non cerca di piacere, non cerca di adeguarsi, e proprio per questo vede ciò che gli altri preferiscono non vedere. Qui Manzini è efficace perché usa l’umore del protagonista come strumento d’indagine. Schiavone è ombroso, malinconico, spesso irritabile e quell’irritazione è un sensore sempre acceso. Una cartina tornasole che disvela ciò che gli altri nascondono.

Il rischio delle serie lunghe è l’auto-parodia del protagonista: sempre lo stesso carattere, sempre gli stessi tic, sempre lo stesso schema emotivo.

Rocco Schiavone riesce invece ogni volta a conquistarci con i suoi tormentoni (che ci piacciono e che ci aspettiamo!) e allo stesso tempo sviluppa e amplifica nuove e vecchie emozioni: c’è una malinconia più scura in lui, un isolamento più netto, i rapporti personali in stallo sottolineano la tensione interna del protagonista, e la sua squadra è un contro-bilanciamento costante, dovendo decidere quanto seguirlo e quanto contenere le sue iniziative fuori dagli schemi. Questo equilibrio è importante perché Schiavone è un personaggio eticamente interessante proprio quando è costretto a fare i conti con i limiti del suo metodo: l’intuizione e la mano lesta funzionano, ma hanno sempre un costo.

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