Silenzio elettorale – Drago Hedl
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Uscito nell’autunno 2017, recensiamo oggi il bel romanzo Silenzio elettorale di Drago Hedl, pubblicato da Marsilio con traduzione di E. Miocic.
L’inizio di questo bel romanzo croato ci fa percorrere in bicicletta la riva tranquilla del fiume Drava, nel tratto vicino alla città di Osijek, guardando il mattino attraverso gli occhi di Igor Kožul, che nella quiete del fiume trova un po’ di tregua dai fantasmi di una guerra distante nel tempo ma mai dimenticata del tutto.
Questa atmosfera di relativa serenità si spezza bruscamente quanto Igor scopre il corpo di una ragazzina abbandonato lungo la riva: le indagini vengono affidate all’ispettore Vladimir Kovač , che dubita fin da subito che questa sia una morte per suicidio, come ritengono invece i colleghi. Sarà la testimonianza di una amica della ragazzina, che la riconosce attraverso le foto pubblicate sul giornale, ad alzare il velo su una vicenda sempre più complessa che sfiora sempre più da vicino agli ambienti della buona società e i candidati alle imminenti elezioni politiche.
Anche Stribor Kralj, tanto giovane e appassionato quanto precario giornalista al quale viene affidata l’inchiesta, non crede alla tesi del suicidio, ed una seconda morte – anche questa inutilmente mascherata da suicidio – solleverà una serie di domande che imprimono alla trama una accelerazione molto ben gestita.
Kralj e Kovač si ritrovano ad indagare fianco a fianco, tra false piste e domande sempre più inquietanti, mentre il candidato Ivan Horvatić mette al centro delle sua campagna le indagini e la presunta lentezza della polizia, forse per sviare l’attenzione dagli indizi che portano le indagini sempre più vicine alla sua cerchia: un gioco sempre più complicato che mette a rischio anche la vita dei protagonisti, e che proseguirà in crescendo sino all’epilogo.
“Silenzio elettorale” è un romanzo giocato sui doppi piani: la vicenda si svolge tra la quieta Osijek e la fredda e caotica Zagabria, l’una a misura d’uomo e l’altra cuore di tutto ciò che è potere, che sia economico, politico o sociale.
I due protagonisti principali ben costruiti, plausibili, caratterizzati con intelligenza, si inseriscono nella tradizione del romanzo giallo classico, e sono opposti e complementari . L’uno poliziotto disilluso e depresso per le proprie pesanti vicende familiari (un divorzio incombente e la malattia devastante della madre), l’altro giornalista idealista, che si ritrovano però nella comune ricerca della giustizia e nel condiviso rigore morale.
In particolare la figura del giornalista Kralj ricorda da vicino Mikael Blomkvist – protagonista della Trilogia Millenium cui “Silenzio Elettorale” fa esplicito omaggio. Kralj è anche una sorta di alter ego dell’autore: Drago Hedl esordisce con questa opera prima nel romanzo giallo, ma è un pluripremiato giornalista investigativo, con un passato da reporter di guerra e impegnato nella denuncia dei crimini di guerra e della corruzione.
Vi è anche il doppio narrativo: da un lato la vicenda più esplicitamente gialla legata all’investigazione sulle due morti, che pare a tratti essere il pretesto per Hedl di raccontare le vicende del suo paese attraverso la libertà narrativa (e di denuncia) che il romanzo offre rispetto all’inchiesta giornalistica.
Una difficoltà iniziale per chi affronta la lettura di questo romanzo può essere quella di comprendere la mentalità e la cultura croate: il libro infatti è perfettamente rappresentativo di una mentalità locale e di meccanismi sociali e culturali non sempre di comprensione immediata per il lettore, che nel prosieguo del romanzo divengono via via più chiari forse anche perché, in fondo, i meccanismi della corruzione e del potere si assomigliano ovunque.
In tutto il romanzo si avverte il rumore di fondo della guerra mai dimenticata, e di una incombente presenza della morte: il personaggio di Igor Kožul è la rappresentazione di tutto questo, combattente di una sanguinosa guerra per l’indipendenza in un paese che ha poi tradito sé stesso e i propri ideali, profondamente corrotto, e che cerca nel passato ciò che il futuro sembra non riservare. Un personaggio secondario, ma che è la voce narrante di una nazione.
Lo stile lineare della scrittura, che inizialmente può apparire semplice, giova in realtà sulla lunga distanza: è uno stile da grande inchiesta giornalistica, e diventa funzionale man mano che il ritmo e la tensione si fanno sempre più incalzanti. Quello che resta, alla fine del romanzo e al di là della scoperta della verità sugli omicidi, è una sensazione di amarezza e sconforto, come dovrebbe essere per il buon giornalismo di inchiesta anche se traslato in un romanzo giallo.
Recensione di Marina Belli
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