Runner - Patrick LeeSam Dryden, ex agente speciale, soffre d’insonnia; così, nel cuore della notte, corre per fuggire ai ricordi del passato che lo tormentano. In una di queste corse notturne si imbatte in una ragazzina di nome Rachel: anche lei sta scappando, ma da inseguitori molto più pericolosi, che vogliono ucciderla.

Inizia senza preamboli Runner di Patrick Lee, concentrandosi immediatamente sul tentativo della strana coppia protagonista di sopravvivere ad un nemico all’avanguardia tecnologicamente e deciso ad eliminare questa dodicenne molto particolare: chissà come, infatti, Rachel riesce a leggere nel pensiero; lei non ricorda nulla del suo passato e non sa quindi spiegare questo “superpotere” che evidentemente fa gola a molti e i cui utilizzi possono essere tutt’altro che pacifici. La ragazzina, insomma, è una mina vagante, troppo preziosa per permetterle di girare liberamente.
Saggiamente, l’autore centellina le informazioni per il lettore; ciò che Rachel nasconde è, almeno inizialmente, oscuro anche a lei: capacità e segreti ancora maggiori devono svelarsi e per saperne di più non ci resta che proseguire nella lettura cercando di venire a capo, insieme a Dryden, del mistero.

L’incontro con Rachel costringe il protagonista a scrollarsi di dosso l’inerzia che lo possiede da quando sua moglie e la figlia sono morte in un incidente d’auto: per salvare la ragazzina dovrà usare tutte le sue forze, oltre che l’astuzia ed una concentrazione ad altissimo livello. Non si può sbagliare una mossa, in questa fuga ai tempi dell’iper-tecnologia: come si fa a seminare i Miranda, potentissimi satelliti capaci di agganciare l’obbiettivo e seguirlo praticamente ovunque? Il vecchio conflitto tra uomo e macchina si rinnova, e servirà un ingegno superiore per far trionfare il primo; per fortuna Dryden sembra essere all’altezza della sfida.

Come si può intuire, questo thriller si serve di alcuni elementi classici del genere: canonica è ad esempio l’impostazione delle forze in campo, con l’ex agente in crisi che lotta da solo contro una super-organizzazione privata e ultra-segreta al soldo del governo. Dall’altra parte della barricata c’è Gaul e la sua agenzia, che ha tenuto in ostaggio Rachel e che ora è disposta a tutto per ritrovarla e impedirle di diffondere i suoi segreti. I capitoli alternano i punti di vista, spezzandosi in veloci paragrafi contrapposti nei momenti più concitati, che abbondano in questo romanzo tutto basato sull’azione. A tenere il lettore incollato alle pagine non è infatti l’approfondimento psicologico dei personaggi, delineati solo nei tratti necessari ad inquadrarli secondo “tipi” di riferimento e in quelli funzionali alle vicende della trama, ma l’adrenalina che spinge a voler arrivare alla fine per capire tutto. Pian piano si chiariscono le cose e il libro si fa via via più interessante, anche grazie all’introduzione di nuovi personaggi: Owen, un ragazzo che sente una voce nella sua testa che lo spinge a commettere azioni violente e Holly, un’oncologa che vive sotto scorta e sembra esser collegata in qualche modo a Rachel.

Se la struttura e i protagonisti hanno un’impostazione classica, ciò non significa che non funzionino bene, anzi. L’attrattiva di Runner è dovuta all’idea originale ed affascinante che sta alla sua base, ovvero il mistero che avvolge Rachel, gli strani esperimenti che Gaul, e non solo lui, stanno conducendo sugli esseri umani, e alle situazioni che naturalmente scaturiscono da questi presupposti: il potere della protagonista complica le cose, tanto ai suoi avversari quanto a Dryden, in difficoltà nel proteggere e rassicurare una persona che riesce a guardare nella sua mente e capire se sta mentendo. Da citare, tra i diversi momenti del thriller, una breve ma intensissima scena di tortura, di cui non si può dire di più per non togliere la sorpresa, se non che vittima e carnefice si confondono raggiungendo livelli di sadismo psicologico insopportabili.

Siamo così sicuri che leggere i pensieri degli altri sia un vantaggio evolutivo? Il tema è interessante e Runner dimostra che partendo da ingredienti tradizionali si può preparare un piatto non scontato, che magari non avrà un gusto esotico ma che sa sicuramente appagare tutti i palati disposti ad assaggiarlo.

Come in tutti i thriller d’azione, anche in questo libro talvolta si fa grande affidamento alla sospensione dell’incredulità del lettore, che comunque è ben disposto ad accettare che un uomo solo riesca a tenere testa ad interi squadroni della morte, che trovi persone subito pronte a dargli una mano senza fare una piega di fronte alla sua storia pazzesca, o che possa uscire quasi indenne da un impatto con un grattacielo dopo un volo di decine di metri. Fa parte del gioco e costituisce il lubrificante che permette ai meccanismi narrativi di funzionare nel pieno della loro potenza. È il piacere della lettura, né più né meno.

In Runner le cose succedono molto in fretta, di corsa appunto; Lee è bravo a tenere sempre alta la tensione creando di volta in volta nuove situazioni di pericolo e ribaltando fino alla fine la prospettiva del lettore, che dovrà arrivare in fondo al romanzo per scoprire chi è il vero nemico e qual è la minaccia più grande. La verità è ancora più sconvolgente di quanto Dryden si aspetti e lo metterà a dura prova, costringendolo a scelte difficili, tra il cuore e la ragione.

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Runner
  • Lee, Patrick (Autore)

Articolo protocollato da Nicola Campostori

Laureato in Scienze dello Spettacolo, vive nella Brianza tossica. Attualmente lo puoi trovare in biblioteca, da entrambe le parti del bancone. Collabora con "Circo e dintorni". Ama il teatro, e Batman. Ha recitato, a volte canta, spesso scrive, quasi sempre legge. Nutre i suoi dubbi, ed infatti crescono bene.

Nicola Campostori ha scritto 76 articoli: