Anna Vera Viva, salentina di nascita, ma napoletana d’adozione, è una scrittrice e sceneggiatrice affermata, autrice di docufilm e cortometraggi tra cui «La consegna» e «Specchio delle mie brame», candidati al David di Donatello. Proprio grazie a queste due anime che vivono dentro di lei, i suoi romanzi si contraddistinguono per una scrittura fortemente evocativa, in grado di immergere il lettore in un’atmosfera realistica ed emotiva.

«Questioni di sangue» è un romanzo che unisce un forte carattere introspettivo ad una trama ricca di pathos. I destini opposti che si trovano a vivere i fratelli Peppino e Raffaele Annunziata, la loro rivalità e il loro ricongiungimento, fa da sfondo ad una storia dove il vero protagonista si rivela essere il Rione Sanità. Proprio attraverso l’affresco della popolazione che abita questo quartiere di Napoli, si sviluppa una narrazione che cattura da subito il cuore e la testa dei lettori. Il Rione Sanità è un luogo dove essere poveri è una condanna che lascia poche scelte, se non quelle della criminalità e dove, troppo spesso ci si trova costretti a soccombere alla legge del più forte. La vita qui scorre come nei paesini, con tanto di autorità che decidono della sorte degli abitanti. Quando Don Raffaele Annunziata vi torna, sotto un altro nome, per prendere possesso della chiesa del quartiere, trova un mondo a lui sconosciuto e allo stesso tempo famigliare. Proprio su questo dualismo tra presente e passato, tra ignoto e noto, si sviluppa il romanzo, scavando nella personalità del prete e in quello di suo fratello Peppino che si sente irrimediabilmente attratto da quel prelato tanto fastidioso, quando amichevole. Quando un omicidio scuote il precario equilibrio su cui si regge il quartiere toccherà proprio a Don Raffaele scavare nelle molte anime dei suoi fedeli alla caccia di una verità tutt’altro che scontata.

Anna Vera Viva riprende alcuni caratteri tipici del giallo all’inglese, riuscendo a miscelarli con la realtà partenopea. Il Rione Sanità è rappresentato come un piccolo villaggio, dove tutti sanno di tutti. Assuntina, la perpetua di Don Raffaele, è il fulcro di tutto ciò che avviene nel Rione. Nulla sfugge al suo occhio sagace e alle sue orecchie curiose e la sua lingua è pronta a riferire ogni minimo particolare della vita di chi abita il quartiere. La figura di Renato Capece, poliziotto corrotto e odiato da tutti, sembra uscito da un romanzo di Agatha Christie per le sue numerose sfaccettature che vengono individuate mano a mano che si va avanti nella lettura. In generale questo romanzo non è un semplice giallo, ma un affresco di un quartiere di Napoli che sembra quasi avere una vita propria. Ogni personaggio che appare nel libro è dotato di una personalità e di un vissuto che lo rendono parte integrante della narrazione. Nessuno rimane sullo sfondo come semplice osservatore, ma tutti concorrono, a loro modo, allo sviluppo della trama. Don Raffaele, quindi, pur essendo il protagonista del romanzo, non catalizza su di sé l’attenzione, anzi, molto spesso si erge a spalla in un continuo scambio di prospettiva che rende la narrazione dinamica.

Con «Questioni di sangue» Anna Vera Viva ci introduce in una Napoli sconosciuta fatta di disperazione e voglia di riscatto, dove le persone lottano per costruire un futuro il più giusto possibile per sé e per i propri figli. Attraverso gli occhi dei vari protagonisti il lettore riceve una lezioni di vita, arrivando a patteggiare per vittime e carnefici, fino a comprendere che la verità, alla fine, non è da una sola parte. Si tratta di un romanzo consigliato soprattutto a chi non si limita a guardare in superficie, ma ama scavare negli aspetti più nascosti dell’animo umano. 

Recensione di Davide Luciani.

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Questioni di sangue. Un'indagine nel cuore segreto di Napoli
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