Pompei. L’incubo e il risveglio – Angelo Petrella
Pompei di Angelo Petrella è un tuffo nell’antica Roma, nel periodo in cui l’Impero si estendeva talmente lungo gli assi cartesiani da generare l’idea che inglobasse il mondo intero. Conquistatori, combattenti, soldati, condottieri, senatori… i romani hanno sempre creduto di essere superiori a tutti i popoli incontrati, combattuti, schiavizzati, sterminati.
Non essendo un saggio o un testo storico Petrella si è preso la libertà di romanzare su episodi o personaggi dando ad essi un’impronta particolare, una pendenza che aiuta il lettore nella formulazione del suo giudizio.
In un ambiente fatto di inganni, di soprusi, di sotterfugi, di violenze e di vendette spicca la figura del protagonista, Silano, il suo onore e il suo buon cuore senza enfasi né esagerazioni che l’avrebbero reso stucchevole e forse fuori luogo.
«Grazie per quello che hai saputo darmi. Forse per te non era molto: ma per me è valso una vita…»
È la frase con cui si congeda dal suo unico, vero amore. Sintesi perfetta di un uomo che è tale fino in fondo.
Camma, la cui forza e determinazione, unite al ricordo del suo passato, la rendono eroina di tutti i popoli vittime di guerre assurde giustificate da motivi politici, economici, religiosi, sociali ma che alla fin fine sortiscono tutte i medesimi effetti, devastanti, su persone, uomini, donne, bambini, anziani… esseri umani. La sete di potere e la lussuria dei capi si trasforma nella rabbia dei soldati addestrati a uccidere per salvare la patria prima che se stessi. E la rabbia, come la vendetta, non può mai dare origine a qualcosa di positivo.
«Ormai il cielo ha le tonalità del tramonto, anche se è pieno giorno: i lapilli e la cenere proiettati a dieci miglia di altezza ora veleggiano sulle città vesuviane, pronte a prendersi la vita della gente»
L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che giunge quasi in sordina a travolgere le vite dei protagonisti e non solo, a ricordare a tutti, romani compresi, che esistono poteri e forze che non possono raggiungere, dominare, controllare… una lezione che ancora oggi si stenta a imparare.
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