Di solito mi occupo di recensire romanzi d’azione, dei quali sono molto appassionato insieme ai libri che parlano di storia. Ogni tanto mi concedo a qualche variazione, come con L’uranio di Mussolini. 

Prima di iniziare, voglio ringraziare gli autori Franco Forte e Vincenzo Vizzini per la fiducia dimostrata permettendomi di leggere il manoscritto in anteprima.

Dopo la doverosa premessa, passiamo al romanzo, che possiamo inquadrare come un giallo storico. L’epoca di riferimento è infatti il lontano 1934, dove in Italia si viveva in piena epoca fascista. L’ambientazione scelta è la Sicilia, in particolare la città Ragusa. Uno dei due autori, Vincenzo Vizzini, è proprio originario della zona.

La trama ruota intorno al misterioso omicidio di Vittorio Borgia, membro della milizia fascista. A indagare viene spedito il rude commissario Vincenzo Ibla, assegnato alla Questura di Ragusa. Il poliziotto si reca sul posto e dalle prime impressioni capisce subito che c’è qualcosa di strano. Non immagina che a volerci vedere chiaro sulla sorte di Borgia ci sono le alte sfere. Anzi, altissime, visto che se ne interessa Benito Mussolini in persona. Proprio il Duce convoca un capace investigatore ,legato ai servizi segreti del partito, per affiancare il commissario Ibla nelle indagini. E se necessario depistarle. Già, perché Vittorio Borgia ha dei segreti che non possono essere scoperti.

L’arduo compito spetterà a Franco Durante, milanese DOC catapultato in Sicilia, un luogo che rispetto a Milano per lui potrebbe essere anche il pianeta Marte. Durante è un giovane brillante ma borioso, con una passione per la fotografia e le teorie di Cesare Lombroso. Ibla ha un carattere scontroso, è molto legato alle tradizioni ed è perseguitato dai ricordi di quando ha combattuto in trincea durante la Prima guerra Mondiale. Durante proviene da una delle più moderne e aperte città italiane, Ibla da una realtà caratterizzata da una generale arretratezza, seppur basata su solidi valori. Due mondi agli antipodi, dunque.  Profonde differenze di vita e di pensiero che i due investigatori dovranno mettere da parte per fare funzionare al meglio la loro collaborazione forzata. Ci riusciranno? Per scoprirlo rimando alla lettura del romanzo.

Senza svelare altro della trama, riprendo il concetto di collaborazione. Un libro scritto a quattro mani può sembrare più facile a chi “non è addetto ai lavori.” Lavorare allo stesso progetto richiede che ci sia sinergia tra gli autori, per potersi coordinare al meglio. Inoltre, per quanto due stili possano essere simili, non potranno mai essere uguali. Per questo motivo è essenziale amalgamare il tutto allo scopo di non fare notare i cambi di mano. Avendo io stesso scritto tre libri in collaborazione con altri autori, ne so qualcosa.

Nelle fasi preliminari del progetto ci si divide i compiti, individuando le scene da scrivere. Di solito ognuno degli autori si occupa di curare uno o diversi personaggi. È quello che suppongo abbiano fatto anche Franco Forte e Vincenzo Vizzini. Considerando che i due protagonisti principali portano i loro nomi, è lecito pensare che abbiano sviluppato i loro omonimi.

Se si esclude il prologo, in cui compare il futuro morto ammazzato Vincenzo Borgia, la storia viene raccontata alternando i punti di vista di Ibla e Durante. Ogni tanto compare un terzo personaggio, il misterioso signor Smith.

Questo alternarsi tra Ibla e Durante da modo al lettore di conoscerli senza fretta, pagina dopo pagina, nei loro pregi e difetti, nelle loro molteplici sfaccettature. Paragrafo dopo paragrafo si scava nella loro intimità, dimenticando quasi che c’è un’indagine in corso.

Tra i punti di forza del romanzo, oltre all’intricato intreccio della trama che si sviluppa intorno alla morte di Borgia, ci sono le descrizioni delle ambientazioni. Ragusa è l’indiscussa protagonista, città forse non tra le più conosciute in Italia ma dalla storia antica. Gli autori raccontano con dovizia di particolari i suoi edifici, le sue strade in salita, la campagna che la circonda appena usciti dall’agglomerato urbano. Lo stesso avviene anche per il cibo e per le bevande. Durante e Ibla sono persone molto diverse, anche se almeno una cosa in comune ce l’hanno: sono due buone forchette. Grazie anche alla bella Rosetta, sorella del commissario, i due assaporeranno diversi piatti che portano il lettore in un virtuale tour enogastronomico nella Sicilia degli anni trenta. Tutto è descritto con cura del dettaglio, tanto che a volte sembra quasi di assaporare la fresca limonata bevuta dai due protagonisti per combattere la diabolica calura estiva.

L’atmosfera di quel tempo è ben ricreata, frutto sicuramente di un accurato studio preliminare. Nel testo si possono trovare anche informazioni poco note, come quando in un passaggio Durante cita l’inventore Domenico Mastini che, tra le varie invenzioni, aveva inventato una sorta di primordiale telefono cellulare chiamato radio telefono.

L’unica piccola pecca che personalmente ho rilevato è l’eccessivo uso di dialoghi in dialetto siciliano (o forse ragusano) in alcune occasioni. Senza dubbio una bella nota di colore tuttavia, in qualche passaggio mi è risultato difficile capire il significato, tanto da farmi perdere il filo della lettura per riprendere la frase.

In ogni caso, si tratta di voler andare a trovare il classico pelo nell’uovo. L’uranio di Mussolini è un romanzo ben fatto, da gustare con calma come uno dei manicaretti di Rosetta per passare piacevoli ore di lettura.

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L'uranio di Mussolini. Un'indagine serrata nella Sicilia del Ventennio fascista
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