L’ultimo re di California – Jordan Harper
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Poco dopo aver iniziato l’Università di Boulder in Colorado, Luke Crosswhite improvvisamente molla tutto, studi e fidanzata, e fa ritorno in California dalla propria famiglia che aveva lasciato dodici anni prima trasferendosi dalla madre. Il suo è un rimpatrio per il quale non sa darsi una spiegazione logica, né tanto meno per l’impulso che lo spinge a compierlo. Il suo non è il classico focolare domestico incastonato tra quattro accoglienti mura domestiche. La sua famiglia infatti è conosciuta come la banda criminale Combine, nota gang che in particolare controlla lo spaccio di droga e il contrabbando di auto della zona, e suo padre, nonché capoclan, è il celebre Big Bobby Crosswhite, adesso in carcere. Cosa attrae davvero Luke a quel mondo che gli ha sempre suscitato paura e una costante sensazione di non esserne all’altezza? Lui che si definisce “uno che si sente in inferiorità numerica, anche quando è solo – forse soprattutto quando è solo”.
Il ritorno di Luke coincide con la proposta lanciata ai Combine dalla gang rivale degli Aryan Steel, comandata dal sadico capo militare Daniel Beast, di convertirsi in una sorta di succursale di quest’ultimo e allargare così le sue mire espansionistiche. Lo zio Del, che sostituisce ad interim Bobby Crosswhite, rifiuta l’offerta, e da quel momento si scatenerà una guerra senza esclusione di colpi per la sopravvivenza e il dominio di una famiglia sull’altra. A questo punto Luke dovrà decidere da che parte stare e capire se è giunta l’occasione per diventare quello che non è mai stato.
“L’ultimo re di California” è una storia spiazzante. L’autore Jordan Harper sa il fatto suo, nascendo sceneggiatore di alcune serie TV famosissime tra cui “The Shield” e “The Mentalist“, e raggiunge un risultato che ha una forte impronta, diversamente da quanto forse si possa essere portati a credere a un primo impatto.
Nel romanzo spicca una società urbana allo sbando sempre più primitiva, in cui la violenza è l’unico mezzo per primeggiare, per dare un senso alla propria esistenza e per ottenere soldi e libertà. Ma non solo. È un romanzo carnale, dove i corpi sono delineati da muscoli scultorei messi in bella mostra da magliette aderenti o da una nudità sfrontata. Corpi che ostentano tatuaggi, simbolo della posizione all’interno della gerarchia familiare scalata a suon di uccisioni. Corpi che, quando pestati e dilaniati da una ferocia umana che ha pochi eguali, assumono un inequivocabile messaggio destinato sia agli affiliati che ai nemici.
Anche l’amore non può sottrarsi a questa visione quasi manichea, ed è vissuto in maniera viscerale e istintiva; ne è un esempio il precetto di base dei Combine che si scambiano come un inno di battaglia, ”Il sangue è amore”, e la definizione, molto realistica e concreta, scevra da tanti orpelli: “Chi crede che amore voglia dire non avere segreti per l’altro non sa nulla dell’amore.”
In questo contesto trascolorano i tormenti esistenziali di Luke, in cui si può leggere un richiamo al “nostos” dell’Odissea, termine da cui deriva la parola nostalgia, ovvero il viaggio non solo fisico ma anche interiore che include anche e soprattutto il desiderio, la ricerca e la realizzazione delle proprie origini. Ho trovato affascinante come Luke descrive questa sensazione, una specie di ossimoro che si porta dentro, la tentazione di tornare a casa e allo stesso tempo l’esitazione di fare marcia indietro, che paragona a un precipizio: “Qualcosa a proposito di quando guardi giù dall’alto di un precipizio e senti quel senso di vuoto allo stomaco, ma non è la paura di cadere. In realtà è esattamente il contrario. Le vertigini sono conseguenza dello scontro interiore tra la parte di te che vuole mettersi in salvo, e quella che vuole cadere.”
Jordan Harper è uno scrittore statunitense nato a Springfiled nel 1976. Ha iniziato sceneggiando il telefilm The Shield.
“L’ultimo re di California” è il suo secondo romanzo, successivo a “Educazione criminale” e antecedente a “Tutti sanno“.
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