Monsieur le comte e l’arte di uccidere – Pierre Martin
Etichettato con: Pierre Martin
Se avete amato Madame le Commissaire, darete fiducia a Monsieur le Comte e per svariati motivi.
Primo: nascono dalla stessa penna, il facondo Pierre Martin che, sotto mentite spoglie francesi, nasconde un sorridente e crapuloso tedesco, evidentemente innamorato di Costa Azzurra, cibi provenzali e vino rosè (e chi non lo sarebbe, intendo dire, innamorato di queste prove dell’esistenza di buoni motivi per vivere?!).
Secondo: l’ambientazione, stavolta, è veritiera nel senso che Madame vive a Fragolin, borgo pittoresco dell’entroterra ma inventato dall’autore, mentre Le Comte – al secolo Lucien Chacarasse – si muove, rigorosamente a bordo di una Vespa che ci ricorda moltissimo il suo conterraneo Jean Luis Trintignant- su e giù per la Corniche, gestisce un ristorante di grido a Villefranche-sur-Mer, abita nella villa di famiglia (ça va sans dire, Villa, non monolocale) nommèe Villa Beatitudine e – quasi a caso- con quell’allure blasèe che si addice a tutti i personaggi (spettacolari, laissez – moi le dire) di Martin, i due si incontreranno, al P’tit Bouchon, mais en passant.
La chiamata all’avventura di questo nuovo eroe è la morte del padre, Alexandre, frequentato poco, amato forse pure meno ma, come in ogni set da figliol prodigo, velocissimo a richiamare il rampollo al capezzale sul crinale del trapasso. Il grande vecchio è ancora, per poco, vivo e dotato di favella e, proprio lì, confessa a Lucien che il patrimonio di famiglia non deriva da onesto lavoro ma da una bizzarra tradizione di famiglia per cui gli Chacarasse uccidono su prezzolato incarico, senza mai sapere chi sia il loro committente, senza sbagliare un colpo, e per tali prodezze vengono lautamente retribuiti. Non solo ma, poichè persino lo stemma di famiglia li asservisce “aux vivants et aux morts”, il moribondo riesce a strappare al figlio la promessa che lui stesso proseguirà nella tradizione di famiglia. Del resto, a cosa mai sarebbe servito che, durante l’infanzia, Lucien e suo fratello maggiore Raymond fossero introdotti a varie arti belliche, dal lancio del coltello allo sparo di precisione?
Ma Lucien è Chacarasse sì, ma senza convinzione. Ha il suo modo decontractè di vivere, il suo restò che fattura bene, le sue bionde très sexy da titillare, eppure questo dovere di sangue lo chiama e lo obbliga. Accetterà così gli incarichi che l’oscuro zio Edmond, costretto misteriosamente ad una esistenza semi immobile, con l’unico conforto di the al gelsomino dal cru ricercato, gli impartirà come ordini e doveri filiali e riuscirà scaltramente a venirne fuori apparentemente ubbidiente ma di fatto riottoso.
Pierre Martin ha già disseminato in questa prima avventura di mr le Comte i minuzzoli di almeno altri quattro o cinque romanzi: perché Edmond è in sedia a rotelle? Come è morto Edmond (sempre che sia deceduto e non solo scomparso?), perché Rosalie – la balia di tutti loro- detesta Edmond? E ancora, Francine l’ultima amante di Alexandre, che ruolo ha nelle loro vite?
Con il fascino di Arsenio Lupin, l’azione di Jean Dujardin e lo sguardo ammiccante di Jean Paul Belmondo ventenne, Lucien le Comte è già un personaggio televisivo, cinematografico, meritevole di accompagnare la vostra estate, sia pur a Forlimpopoli o a Moena.
Libri della serie "Monsieur le comte"
Scopri i libri della serie "Monsieur le comte" su Thriller Café
Monsieur le comte e l’arte di uccidere – Pierre Martin
Se avete amato Madame le Commissaire, darete fiducia a Monsieur le Comte e per svariati motivi. Primo: nascono dalla stessa penna, il facondo Pierre Martin che, sotto mentite spoglie francesi, nasconde un sorridente e crapuloso tedesco, evidentemente innamorato di Costa Azzurra, cibi provenzali e vino rosè (e chi non lo sarebbe, intendo dire, innamorato di […]
Leggi
