I morti non mi sono mai piaciuti – Giuseppe Fusari

Editore: Neri Pozza
Marina Belli
Protocollato il 25 Agosto 2026 da Marina Belli con
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Il riassunto
I morti non mi sono mai piaciuti – Giuseppe Fusari

Un cadavere abbandonato sotto un ippocastano, dopo un nubifragio; la testa fracassata e una sola parola – falso– tatuata centinaia di volte sulla pelle. Giuseppe Fusari apre I morti non mi sono mai piaciuti con un’immagine potente, quasi pittorica, e affida al commissario Amedeo Alessandri un caso che nasce nel mondo dell’arte per addentrarsi subito in territori più intimi e dolorosi.

La vittima è Riccardo Mazza, storico dell’arte celebre e curatore di una mostra dedicata a trenta capolavori ritrovati. Alessandri gli ha stretto la mano soltanto poche ore prima, durante l’inaugurazione. Ora deve scoprire chi lo abbia ucciso, perché il cadavere sia stato spostato e quale significato si nasconda dietro quell’ossessiva marchiatura. Nell’appartamento spoglio di Mazza viene inoltre rinvenuto un reperto che sembra riguardare direttamente il commissario e il suo passato familiare.
Nei romanzi d’esordio gli autori si muovono spesso su una lastra di ghiaccio sottile: devono dimostrare di avere qualcosa da dire, di saperlo scrivere e di essere originali. Fin troppo spesso, però, la lastra si spezza sotto questo peso. Fusari si muove invece con sicurezza su un terreno solido, con un romanzo che sorprende per scrittura, profondità e ambientazione.

Giuseppe Fusari, del resto, non è un esordiente qualunque. La sua identità è una stratificazione affascinante di competenze: sacerdote, accademico dell’Università Cattolica di Brescia, storico dell’arte ed ex direttore del Museo Diocesano. È inoltre autore di numerosi libri, appassionato di palestra e presenza molto seguita su Instagram, dove parla di arte e di Vangelo. Questa complessità emerge in ogni pagina, con la naturalezza di chi, non dovendo dimostrare nulla, può permettersi di passare dalla storia dell’arte al CSI Miami senza perdere equilibrio.

La trama si addentra nei territori del noir, tra il fascino ambiguo dei falsi d’arte e i labirinti della memoria. La vicenda non è soltanto una caccia al colpevole, ma una ricerca della verità e dell’identità. Non si pensi, tuttavia, a un testo pedante o altezzoso: “I morti non mi sono mai piaciuti” è un gioco narrativo intrigante e complice, costruito per coinvolgere il lettore e condurlo attraverso un meccanismo narrativo impeccabile e a tratti divertito.

A sostenerlo è una scrittura di decisamente efficace: periodi brevi, frasi asciutte, un’ironia brusca che potrebbe rendere la lettura spigolosa. Fusari, però, conosce il peso e l’importanza delle parole: fin dalle prime pagine, quello stile apparentemente austero si rivela ricco di sfumature, quasi pittorico nella capacità di attirare l’attenzione sui dettagli senza perdere di vista il quadro d’insieme, e regala il piacere della lettura al di là della trama.

Il romanzo va oltre il semplice esercizio di genere: parla d’arte senza risultare didascalico e trasforma l’indagine in una doppia ricerca, quella del colpevole e quella di sé. In questo percorso, il commissario Alessandri emerge come un personaggio complesso e affascinante, capace di sostenere tanto la tensione investigativa quanto la dimensione psicologica del racconto.
Fusari osserva i suoi personaggi con l’occhio clinico dello storico dell’arte che analizza una tela e, insieme, con la pietas del sacerdote che accoglie le fragilità del prossimo. Ne nasce un noir colto e magnetico, elegante senza essere distante, capace di offrire intrattenimento e profondità ma anche leggerezza e divertimento.

Con “I morti non mi sono mai piaciuti“, Giuseppe Fusari dimostra che si può esordire nella narrativa di tensione con una voce originale e consapevole. Un libro che non lascia indifferenti e che, ci auguriamo, inaugura un percorso letterario destinato a proseguire a lungo.

Se cercate un giallo capace di nutrire il cervello oltre che il brivido, questo è il libro che fa per voi.