L'ordine delle cose - Lidia Tugnoli

Linda Tugnoli, regista e documentarista soprattutto in RAI, è nata a Roma. Attualmente vive nella campagna sabina tra figli, cani, orti e serre preferendo questa realtà decisamente bucolica a quella cittadina dove però si deve recare quotidianamente per lavoro.

Si è cimentata come scrittrice di gialli dando vita al suo primo romanzo che in origine era intitolato Ginkgo Biloba ma è stato pubblicato da Nord nel 2020 come Le colpe degli altri. Ora avventori del bancone del Thriller Café sono qui a recensire per voi la sua seconda pubblicazione L’ordine delle cose (Nord, 2021).

Siamo in Valle Cervo, nell’alto biellese, negli anni ‘80 del secolo scorso. Guido Boggio-Martinet è un giardiniere con il “vizietto” per l’investigazione ed è da poco ritornato in questi luoghi in cui è nato dopo essere quasi scappato dalla cosmopolita Parigi, dove lavorava come “naso” per un’importante ditta profumiera. Ma «Quale proprietario di un appartamento al centro di Parigi sceglierebbe di tornare a stare in un paesino di novantatré anime, sperduto sulle Prealpi piemontesi, senza delle ragioni meno che limpide?».

La realtà è che Guido ha sì lasciato nella capitale francese il ricordo di un dolore e di un lutto che non riesce ad elaborare ma è anche profondamente innamorato di questi luoghi che l’hanno riaccolto, dopo vent’anni di assenza, senza tante moine e smancerie ma con quella “piemontesità” estremizzata dalla natura montanara ruvida e di poche parole.

«Quando una giurnà la camincia malament…» sono queste le parole che Guido dice a se stesso quando vede davanti a sé una sua vecchia conoscenza: il commissario siciliano. Intuisce subito, infatti, che per essere giunto dal commissariato di Biella fino lì all’alba è proprio lui che sta cercando. È di una consulenza botanica che il commissario necessita perché una donna, Franca Costa, è stata trovata morta in un giardino pubblico e all’interno delle sue tasche sono stati rinvenuti numerosi semi di piante infestanti. Ma chi andrebbe in giro con tali semi di malerba in tasca?

Il nostro giardiniere Guido partirà così da questo “indizio botanico” per far luce su questa misteriosa morte alternando le sue giornate tra il lavoro nel giardino della villa dove l’anziano amico Osvaldo fa il custode e un’indagine “sui generis” quasi parallela a quella delle forze dell’ordine. E lo farà con ancora maggior curiosità e tigna quando scoprirà che quella Franca, sposata Costa, non è nient’altro che la Franchina una bimba che è stata sua compagna di classe per qualche mese. Quale sarà mai stata la vita di Franca che da allora si è trasferita dalla montagna alla città di Biella? È forse in un ordine leziosamente costruito che va ricercato il disordine o è nel disordine procurato da una morte violenta che va ricercato l’ordine delle cose?

In questo suo secondo romanzo giallo Linda Tugnoli ci riporta nella Valle Cervo a lei tanto cara perché location delle sue vacanze estive da ragazzina a casa dei nonni. La Valle Cervo, infatti, può essere considerata a pieno titolo uno dei protagonisti con i suoi tornanti, il suo clima un po’ ostile, il suo isolamento ma soprattutto con l’esplosione di colori e profumi della sua natura fortunatamente ancora non aggredita dall’uomo.

Straordinari sono i personaggi usciti dalla penna della scrittrice. Ovviamente il protagonista principale è il giardiniere Guido Boggio-Martinet, un uomo dal carattere ruvido e solitario che alla compagnia delle persone preferisce di gran lunga quella dei suoi cani e che il suo “naso” e il suo spirito osservativo lo spingono a vedere là dove altri non vedono.

Ma è facile per noi lettori affezionarci anche a tutti gli altri personaggi: dal commissario siciliano diverso, certo, da Guido per carattere e abitudini ma che del quale ha imparato a fidarsi considerandolo un po’ guida virgiliana fondamentale per muoversi all’interno di quei luoghi impervi e di quel dialetto così ostico; dal saggio anziano Osvaldo che trasuda saggezza popolare da tutti i pori; al Carlo (detto Carlino); alla Rita e a Giovannino (ragazzo “speciale” col quale solo un “puro” come Guido riesce a comunicare). Vorrei citare inoltre Fausto Costa (marito di Franca) perché con le sue caratteristiche psicologiche e comportamentali, maniacali e inquietanti, tanto mi ha ricordato il mitico Furio interpretato da Carlo Verdone in un episodio di “Bianco, rosso e Verdone”.

Numerose sono le tematiche che emergono da queste pagine e che Linda con delicatezza e leggerezza ci spinge ad affrontare. Una fra tutte è che i veri valori della vita non vadano di certo ricercati nei beni materiali ma piuttosto nelle tradizioni dei nostri anziani, nel rispetto della natura e nell’onestà dei rapporti umani.

Coraggiosa è stata la nostra scrittrice ad inserire molte frasi del dialetto piemontese (specifico dell’alto biellese) all’interno dei dialoghi cosa che però a mio avviso non solo non dovrebbe disturbare un non piemontese ma dovrebbe permettergli di sentirsi parte di quel contesto così particolare e atipico.

Le numerose digressioni botaniche ci permettono, invece, di comprendere quanto la natura sia “maestra di vita” perché dovremmo proprio imparare da quelle piantine e quei fiori di montagna ad andare avanti nonostante tutto, a sopravvivere alle intemperie, a rialzar la testa dopo una grandinata, a comprendere che ognuno di noi è speciale comunque e sempre.

«Il giardino è democratico: anche se non può costruire Versailles con le sue cento fontane, il più povero dei margari può vantare un agrifoglio più bello di quello del re.»

Con una scrittura semplice, ma non per questo banale, ma soprattutto immersiva la Tugnoli ci regala uno spaccato di parte di mondo cristallizzato in un tempo-non tempo da godere con tutti e cinque i sensi e una storia gialla che è senz’altro utile a veicolare messaggi di vita ben più alti.

Così con sapiente maestria questo libro porta noi lettori all’interno di un intelligente gioco di metafore di ordine e disordine. Dove, però, il primo può essere sinonimo di equilibrio e precisione ma anche artificio costruito ad arte e il secondo non è sempre visto nell’accezione negativa ma può anche essere inteso come libertà creativa.

Piacevolmente sorpresa da questa lettura e affascinata da questo mondo e dai suoi personaggi non mi resta che dire: «Arvetse giardiniere Guido, alla prossima!».

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  • Tugnoli, Linda (Author)