L’ultimo segreto di Dante (2021) è un romanzo storico dello scrittore Giulio Leoni, appena edito da Nord: il contesto in cui è collocata la narrazione si divide cronologicamente tra la Pisa del Trecento e l’Europa degli anni Trenta.

Nel 1313 muore Enrico VII, Imperatore del Sacro Romano Impero; di origini lussemburghesi, il regnante scompare prematuramente, ma la sua figura istituzionale mantiene tuttora un rilievo storico degno di nota, nella misura in cui ha tentato di rafforzare il concetto di unità imperiale, quest’ultima posta in pericolo dal conflitto civile intercorrente tra guelfi e ghibellini.

Inviso al papato (Clemente V), ai francesi e agli Angiò, si può dunque parlare di figura militarmente e politicamente isolata. Inoltre, in punto di eredità letteraria e spirito del tempo, Enrico (o Arrigo) ispira la poetica di Dante (degli) Alighieri, che lo qualifica come figura messianica o comunque assai opportuna per un buon bilanciamento degli interessi politici e del bene comune. E ‘n quel gran seggio (…) sederà l’alma, che fia giù agosta, de l’alto Arrigo (così nel Paradiso dantesco).

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In incipit del romanzo, Dante partecipa, nell’estate del 1313, alle esequie dell’Imperatore e da quel momento in avanti è alle prese con una serie fitta di variegati dialoghi ed eventi, che si innestano nelle giornate silenziose e intimiste del poeta, la cui personalità è ottimamente descritta da Leoni. Il suo Dante è figura compassata, come quella di un predicatore, che si aggira meditabondo e curioso per l’Italia del tempo.

Nel mentre, la scena si sposta al 1936, tra Berlino e Lucera. Il Reichsführer-SS Heinrich Himmler è interessato alle opere del Poeta, così come l’architetto Cesare Marmi. In punto di suspense, i brevi capitoli che vedono protagonista Himmler fungono da ottimo contrappunto alla vicenda di Alighieri.

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Dante, padre della letteratura italiana, ovunque celebrato per le ricorrenze che lo riguardano (da Cazzullo alla Disney, passando per i vari Barbero, Strukul, ecc.), è figura chiave nel romanzo di Leoni, oltre che protagonista di una sua ampia saga che ha preso l’avvio più di venti anni fa. Nel recuperare una materia antica, da leggenda, e quindi nel rimaneggiarla, Leoni sembra ispirarsi da altri celebri autori: tra questi potrebbero rientrare ad esempio Howard Pyle, Thomas Malory (La morte di Artù) e T. H. White (Re in eterno), i quali a loro volta hanno trattato nella maniera più variegata la figura del Re Artù, tra verità storica e puro mito. In questo caso, invece, parliamo di Dante Alighieri, con un romanzo acclamato, tra gli altri, dall’americano Glenn Cooper. Lo stile di Leoni si conferma elegante, ricercato, attento alla congruità del linguaggio e dei costumi dell’epoca, tanto che sembra davvero di entrare in una dimensione del passato (in fondo tale è lo scopo del romanziere storico). Molti sono i quesiti filosofici che si pone il protagonista, ricordando dunque le speculazioni presenti in Victor Hugo; Leoni è particolarmente dedito alla consecutio della sua saga, dato che ogni personaggio e circostanza che si fanno ricorrenti vengono puntualmente citati. Colpisce particolarmente l’ultimo capitolo (qui non si anticipa alcunché) tutto nel segno dell’ombra e dell’alterità esistenziale, con un forte legame all’opera dantesca.

Splendida edizione Nord, con un volume rilegato, la cui copertina raffigura il quadro Dante. He hath seen well, di Gerome Jean-Léon.

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L'ultimo segreto di Dante
  • Editore: Nord
  • Autore: Giulio Leoni

Articolo protocollato da Claudio Mattia Serafin

Nato nel 1989. Autore di narrativa e saggistica (Il sangue e la sua memoria, Cortocircuito culturale), insegna deontologia giuridica e letteraria presso la Luiss. Editorialista per Formiche.net, Thriller Café, Sugarpulp e altre riviste, interviene come ospite o moderatore in numerose tavole rotonde a carattere culturale. E' appassionato di cinema e di musica soul.

Claudio Mattia Serafin ha scritto 25 articoli: