Penso di poterlo affermare tranquillamente: ogni scrittore ha fantasticato almeno una volta sulla possibilità che un suo libro diventasse un film. Trasformare la carta in pellicola è una sorta di punto di arrivo, la conferma di aver fatto davvero un buon lavoro. Bisogna dire che quando il sogno si avvera, non sempre le cose vanno come ci si augurava. Tom Clancy, ad esempio, non fu mai particolarmente felice di come i suoi romanzi vennero trasposti in film. Lui stesso affermava che vendere i diritti di un libro al mercato cinematografico era come “far prostituire una figlia.”
A torto o a ragione, diversi autori hanno avuto la fortuna di avere questa opportunità. Uno di questi è il britannico Stephen Leather, autore cresciuto nella città di Manchester che ha esordito nel 1988 con il romanzo Pay off.
Il libro oggetto di questa recensione è The Chinaman, tradotto in italiano con Lo straniero, invece della traduzione letterale (Il cinese). La causa di questo stravolgimento è dovuta dall’uscita nel 2017 di un film basato sul romanzo. Il titolo del film è The Foreigner, appunto Lo straniero. Il romanzo non è certo recente, essendo stato scritto nel 1992. Si tratta del quarto libro di Leather, quello che gli ha permesso di lasciare il lavoro di giornalista per diventare uno scrittore a tempo pieno.
In comcomitanza dell’uscita del film, il libro è stato ripubblicato con il titolo Lo straniero. La cover utilizzata è stata la locandina del film. Il fatto, a detta dello stesso Leather, ha generato un po’ di confusione che ha fatto credere a diversi lettori che fosse un nuovo libro. I protagonisti della pellicola sono due attori di grosso calibro come Pierce Brosnan e Jackie Chan.
Torniamo però al romanzo. Il contesto storico è il grigio periodo in cui l’IRA, l’Irish Republican Army, cercava di ottenere l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito a suon di bombe. La trama inizia proprio da uno di questi attentati messo in atto contro un centro commerciale. Tra le vittime ci sono due donne asiatiche, madre e figlia. Nguyen Ngoc Minh è un immigrato vietnamita proprietario di un modesto ristorante a Londra. Quando apprende di aver perso la sua famiglia nell’attentato reagisce con dignità e compostezza. Per settimane, attende con pazienza che i colpevoli del vile attacco vengano assicurati alla giustizia. Ha fiducia nel Paese che lo ha accolto dopo essere fuggito dal Vietnam nelle fasi conclusive della lunga guerra. Purtroppo per lui le sue aspettative vengono disattese, i colpevoli non si trovano e le autorità non sembrano neanche troppo interessate a cercarli. Si tratta solo dell’ennesimo attentato dell’IRA.
Nguyen Ngoc Minh conosce a malapena l’IRA. Lui conduce una vita semplice, lavorando tutto il giorno nel suo ristorante. Visto che le autorità non fanno progressi decide di fare da sé, raccogliendo informazioni sulla sanguinaria organizzazione. Nguyen Ngoc Minh è un uomo mite che però cova dentro il fuoco della vendetta. In un lontano passato ha combattuto tra i ranghi dei Viet Cong, per poi passare sotto la bandiera degli americani. Le sue esperienze in guerra gli saranno utili a trovare la giustizia che nessuno è in grado di dargli. Un gradino dopo l’altro risalirà la scala gerarchica dell’IRA facendo nascere il terrore all’interno dell’organizzazione stessa.
Questa è in buona sostanza la trama de Lo straniero. Il personaggio di Nguyen Ngoc Minh è ben costruito. La narrazione è accompagnata da flashback che raccontano frammenti del suo passato. Ne emerge un uomo afflitto da tanta sofferenza, ma che ha continuato a rimboccarsi le maniche per non farsi sopraffare dai brutti ricordi. A mano a mano che la storia prosegue si rimane colpiti dal forte contrasto tra sua la gentilezza e la freddezza in cui pianifica e compie operazioni di guerriglia contro chi ritiene responsabile di aver ucciso la sua famiglia. L’impressione è di un uomo ormai privo di emozioni e stimoli, a eccezione del fuoco della vendetta che gli arde dentro. Lo straniero è uno di quei romanzi che si leggono facilmente, invogliando ad andare avanti per scoprire come andrà a finire. Personalmente l’ho terminato in pochissimo tempo, apprezzandolo a tal punto da non essermi ancora deciso se vedere o no l’adattamento cinematografico per non rischiare di rovinare l’idea di Nguyen Ngoc Minh che si è formata nella mia testa.
Recensione di Alessandro Cirillo.
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