Il primo thriller di Elisa Bertini “Linfa nera – la prima indagine di Lena Malinverni – botanica forense”, SEM Editore, regala ai lettori un nuovo inedito protagonista nella scena delle investigazioni, e cioè il botanico forense.
Questa è la professione di Lena Malinverni, personaggio solitario, “donna e scienziata” – una sorta di doppia scommessa per l’ambiente essenzialmente maschile delle indagini poliziesche, nonché “un bel cruccio” per i colleghi, poco disponibili a darle credito.
Lena è costretta a combattere da un lato il maschilismo imperante nel mondo degli investigatori, dall’altro lo scetticismo inevitabilmente connesso ad una professione per lo più sconosciuta: cosa fa il botanico forense? Quale è l’apporto del suo operato in una indagine di polizia?
Quando a Bloclei sull’Appennino Romagnolo viene ritrovato il cadavere di Eva De Luca, l’incarico delle indagini viene affidato al commissario Massimo Severi – che è deciso a far luce su quanto accaduto alla giovane, scomparsa da tempo, a cui era personalmente legato.
Severi vuole trovare il colpevole e vendicare la morte della ragazza di cui era innamorato, e contemporaneamente deve fare in modo da non essere inserito nell’elenco dei sospettati – lo seduce peraltro l’inaspettata somiglianza fisica tra la scontrosa Lena Malinverni, che gli viene affiancata nelle indagini, e la giovane deceduta (entrambe hanno i capelli rossi).
L’elemento chiave e che incuriosisce il lettore – oltre ad una indagine piuttosto complessa – è questa nuova professione forense che può divenire preziosa alleata nell’inchiesta.
“Non è magia. La mia è scienza, e nello specifico si chiama palinologia”: se non ci sono impronte sulla scena del crimine, né elementi a partire dai quali risalire al DNA dell’aggressore (ad esempio capelli, sangue) entra in campo questa nuova disciplina “recente e sofisticata, pionieristica eppure estremamente precisa”.
La palinologia permette a Lena di collegare luoghi e persone perché si basa su elementi particolarmente pervasivi – benchè a volte minuscoli, come foglie, funghi, spore.
L’indagine che conduce Lena Malinverni si impernia sulle tracce rilasciate sul cadavere di Eva De Luca dalla terra, dal vento, dall’acqua e dal fuoco; con estrema pazienza e meticolosa attenzione ai più piccoli dettagli – che non sono affatto inezie a dispetto della dimensione – Lena riesce a trovare risposte quali ad esempio il luogo in cui è avvenuto l’omicidio o da dove il cadavere sia stato trasportato fino al luogo del rinvenimento, permettendo così a poco a poco di avvicinare il colpevole.
Il lettore affianca la botanica forense nel lavoro di ricerca delle prove fra i capelli, sulla pelle, sui vestiti della vittima: microscopici frammenti vegetali possono aprire porte inaspettate verso l’individuazione del colpevole.
Le prove che Lena Malinverni sa individuare (pollini, spore) non si disperdono nel tempo ma si incastrano a fondo nelle fibre, cosicchè la neonata scienza della palinologia diviene ad esempio “una risorsa importante nei cold case”.
Il lettore empatizza facilmente con Lena – benchè la sua professione sia ai più sconosciuta: una vera novità! – e si affeziona: Lena vive con una boccetta di Xanax sempre a portata di mano, barcamenandosi fra gli abissi oscuri della depressione ed i picchi accecanti degli attacchi di panico.
Evita i colleghi che spesso la considerano una “sfigata nerd rompicoglioni” e trova pace quando si avvicina alle lenti del microscopio o – ancor meglio – nella serra, fra le sue adorate piante; non si lascia avvicinare dalle persone, guarda il mondo come se fosse dentro la boccia di vetro dei pesci rossi.
I lettori in breve comprenderanno che l’unica compagnia che Lena cerca è quella solitaria dei campi, dei boschi, della natura.
Ed è proprio la natura l’altra protagonista del thriller, accanto a Lena: Elisa Bertini insegna al lettore ad individuare le tracce nel sottobosco e lo porta a percepire il profumo del muschio e della terra.
Il silenzio che nelle indagini accompagna il suo personaggio è un tempo sospeso che nasconde mille possibilità di scoprire indizi.
Il commissario Severi si presenta come un uomo affascinante ed intelligente: la sua umanità è espressa principalmente dal forte senso di colpa che prova per la triste fine a cui è andata incontro Eva De Luca.
Tanti i personaggi a contorno (forse persino un po’ troppi) in una indagine che cresce in complessità proprio per i tanti individui coinvolti.
Infine, altro punto di forza del thriller è la grande curiosità che suscitano nel lettore i riti e le tradizioni popolari del paesino di Bloclei – che prendono vita fra le pagine e parlano di una comunità fortemente ancorata alle usanze dell’Appennino Romagnolo: la scrittrice descrive i costumi del posto, mentre il ritmo dell’indagine cresce perché è proprio Lena a divenire il nuovo obiettivo del serial killer.
Elisa Bertini è nata a Ravenna nel 1988; laureata in Letteratura Italiana, dopo aver vissuto alcuni anni nel Regno Unito ha deciso di tornare a Ravenna, dove lavora come giornalista.
“Linfa nera – la prima indagine di Lena Malinverni, botanica forense” diventerà una serie TV, e nel frattempo noi lettori attendiamo con curiosità di leggere la prossima indagine in cui Lena sarà coinvolta.
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