L’ospite odierna al bancone del Thriller Café è Elisa Bertini che ha esordito nel mondo dei thriller con “Linfa nera – la prima indagine di Lena Malinverni – botanica forense”, SEM Editore, recensito da Federica Cervini.
Bertini ci regala una nuova interessante protagonista – scopriamo insieme a lei la genesi della nascita della sua Lena Malinverni.
[Federica Cervini]: ciao Elisa partiamo parlando dell’incipit del tuo thriller, in cui citi la Professoressa Patricia Wiltshire come tua ispiratrice: chi è?
Parlaci inoltre del suo memoir “Traces” e di come ti sei documentata circa la disciplina della botanica forense e nella conoscenza delle tantissime piante che citi nel tuo libro.
[Elisa Bertini]: Patricia Wiltshire, botanica forense specializzata in palinologia (in soldoni, lo studio di pollini e spore) è una delle pioniere in questo campo d’indagine e, essendo inglese, mi sono imbattuta per caso nel suo mondo proprio nel Regno Unito, durante un episodio che mi piace sempre raccontare … “Linfa Nera” infatti è un thriller nato ben 7 anni fa in un periodo sfortunato, quando mi sono ammalata (ho una malattia cronica autoimmune di tipo neurologico, una simpatica bestiolina che da allora mi scombina quotidianamente la vita e che, oltre a tanti altri problemi, mi causa scompensi chimici come quelli che affronta Lena).
Ma in un certo senso, ammalarmi è stata anche una “fortuna”, perché da cosa nasce cosa: infatti, proprio a causa del mio stato di salute, quell’anno io e il mio compagno invece che fare la nostra solita vacanza ne scegliemmo una più “rilassata”, in un piccolo paesino del Surrey.
Proprio lì trovai un opuscoletto gratuito dove si parlava di una botanica forense inglese (la mitica Patricia, appunto) che aveva appena pubblicato il suo memoir: in quell’opuscolo, in due righe di presentazione veniva spiegato il suo mestiere, quello che a me apparve subito come una sorta di “Sherlock Holmes delle piante” … e quelle due righe sono quelle che mi hanno fatto trovare l’idea per una protagonista innovativa che ancora non esisteva nel panorama del thriller – cosa che ha fatto saltare subito sulla sedia me, poi il mio agente, poi il fantastico team di Sem Feltrinelli e infine anche la casa di produzione più grande d’Italia, la LuxVide, che ha opzionato il libro per farne una serie tv – ancora prima che uscisse!
Per la documentazione conseguente, senza tediarvi a lungo, vi dico che semplicemente ho messo le mani su tutti i testi disponibili nel campo, ed ho inoltre avuto come consulenti due fantastici botanici forensi di Firenze.
[FC]: “Li chiamavano i fratellastri, stavano sempre insieme”: parlaci del rapporto tra Federico e Massimo.
[EB]: Federico e Massimo sono amici d’infanzia, quel tipo di amici che, appunto, ne hanno condivise talmente tante insieme da aver raggiunto quella simbiosi, affiatamento e complicità tale da essere definiti quasi “fratelli”, pur non essendolo di sangue.
Non posso fare spoiler per chi non ha ancora letto il libro, ma questo loro legame sarà uno dei punti cardine attraverso il quale l’indagine prenderà una direzione non del tutto “convenzionale” e rischiosa …
[FC]: Linfa è nutrimento, forza – quella del titolo del tuo thriller però è nera, e tu dici che scorre sotto la facciata perfetta di Bloclei.
Come si combatte questa linfa nera?
[EB]: in questo libro la “linfa” che viene fronteggiata è nera, appunto, e duplice: dapprima c’è quella che scorre in Lena, la sua malattia, che la sottopone da anni a “un fuoco incrociato su tutti i fronti – da un lato gli abissi oscuri della depressione, dall’altro i picchi accecanti degli attacchi di panico, in una montagna russa dell’orrore che in mezzo lasciava poco spazio per vivere una vita normale”; e poi c’è quella che, come hai citato, scorre sotto la facciata dell’apparente idilliaco paesino collinare di Bloclei, sotto il quale invece si nascondono segreti e nefandezze.
Come si combatte? La prima con i farmaci e la determinazione, la seconda indagando, portando alla luce il marciume, smascherando il male in ogni sua forma.
[FC]: “Do ut des” – parlaci del rapporto tra Massimo e Lena.
[EB]: Massimo Severi e Lena Malinverni all’inizio non si incontrano, ma si scontrano proprio: sembrano pestare l’uno i piedi dell’altra, e diffidare a vicenda l’uno delle competenze dell’altra – di cui entrambi credono di non aver bisogno.
Per questo il loro rapporto, in realtà non ancora avviato, parte bruscamente con un accordo basato sul bisogno reciproco e non sulla fiducia, quando Lena si trova in una situazione di difficoltà e telefona a Severi per avere un aiuto …
“Cosa vuole, da me?” mi rispose bruscamente il commissario.
“Dica agli agenti che non sono pericolosa. Io e il mio amico stavamo solo facendo jogging.”
“È la verità?” mi chiese Severi.
Non risposi, perché sarebbe stato stupido mentirgli. Ma tra noi scese un silenzio fin troppo lungo. “D’accordo,” disse lui alla fine, con un tono diverso. “Ma a una condizione.”
“Quale?”
“Ha mai visto Il silenzio degli innocenti? Il film?” Per un attimo restai interdetta. “No. Ma ho letto il libro.”
“Allora sa cosa intendo: do ut des, o qualcosa del genere. D’ora in poi dovrà rivelare prima a me i risultati delle sue indagini, relativamente al caso di Eva De Luca.”
Una piccola curiosità riguardo al “Silenzio degli Innocenti”: quando Hannibal propone il famoso accordo a Clarice (che ha bisogno di lui nell’indagine su Buffalo Bill) proponendole di scambiare i suoi pareri sul killer con informazioni personali, le chiede in realtà un “quid pro quo” – ma l’espressione esatta, per ciò che si intendeva, avrebbe dovuto essere appunto “do ut des“, quella che infatti Severi usa con Lena.
[FC]: Eva e Lena: similitudini e differenze (se ce ne sono) fra le due giovani dai capelli rossi.
[EB]: Eva e Lena si somigliano, sì – ma solo all’apparenza: stessi lunghi capelli rossi, stessa pelle candida, età simile … ma come Lena stessa riconosce vedendo le foto della ragazza, prima che venisse sfigurata con l’acido, “Eva De Luca era stata bellissima. Lunghi capelli rossi, come i miei, occhi chiarissimi, viso affilato, in qualche modo abbastanza simile al mio, ma con una lucentezza e una voluttuosità nei lineamenti che io non possedevo. Dove le sue labbra erano carnose le mie erano sottili, dove il suo corpo era formoso il mio era asciutto e atletico. Eppure c’era qualcosa, in lei, che mi richiamava alla mente una me stessa diversa, quella che avrei potuto essere se non avessi contrastato per tutta la vita la femminilità che avevo dentro, nascondendola come una vergogna all’interno del mondo accademico”.
In realtà quindi sono due donne piuttosto diverse.
[FC]: Parlaci della Festa di Samhain e dei Mazapégul.
[EB]: Il Mazapégul è un folletto della tradizione folclorica della Romagna, in particolare dell’Appennino.
È un folletto notturno – un incubo – che sembra un incrocio tra un gatto e uno scimmiotto con volto antropomorfo, ed è spesso il responsabile del senso di soffocamento e di paralisi che opprime talvolta chi dorme, solito com’è appollaiarsi con tutto il suo peso sul petto o sul ventre delle persone e provocando in loro, appunto, orribili incubi.
Come scrive sul suo diario, Eva era solita sognarli da quando si era rifugiata nella villa di Bloclei.
Per quanto riguarda la festa di Halloween – o, appunto, come viene celebrata a Bloclei, di Samhain, il Capodanno Celtico – mi sono ispirata a quella che occasionalmente ancora viene celebrata a Riolo Terme, paesino realmente esistente nell’Appennino romagnolo: come ho descritto nel libro, qui Samhain viene talvolta celebrata con spettacoli musicali, cortei e combattimenti dove il tema principale è l’eterna lotta tra il bene ed il male, con scontri di creature fantastiche e sfilate mascherate nelle vie del paese, ed uno spettacolo finale con il tipico rogo del “Male”.
Questo modo di festeggiare Halloween in paesini come Bloclei ha un sapore diverso, che ritorna alle radici europee preromane.
[FC]: “Gli animali, le piante, la natura: i soli che non feriscono, che non tradiscono”: parlaci del rapporto tra Lena e la sua serra.
[EB]: Lena, anche a causa di un passato di cui ancora non è stato svelato molto, è schiva e solitaria: alla compagnia delle persone – delle quali non si fida – preferisce quella del suo cane, Flint, o appunto della natura e delle sue piante.
Ovunque vada, non le importa molto la condizione della casa in cui si trova ad abitare, l’importante è che abbia lo spazio per contenere una serra che custodisca le sue piante: in questo caso, trasferitasi a Ravenna dall’Università di Milano, ha affittato una fatiscente villetta liberty ai margini della città, ma con una grande struttura vetrata nel giardino che fa proprio al caso suo …
[FC]: Quali sono gli scrittori di genere thriller che ami?
E per concludere, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Thriller Café?
[EB]: Ce ne sono davvero tanti, e di sicuro dimenticherò qualcuno – ma proverò a fare un breve elenco: Nicci French (pseudonimo di due giornalisti londinesi, Nicci Gerrard e Sean French) al primo posto in assoluto perchè mi ha “iniziato” al genere, dopodiché Mary Higgins Clark, Robert Bryndza, Angela Marsons, Tana French … ma come dicevo, di sicuro dimenticherò qualcuno: mi verrà in mente sotto la doccia o guardando una delle mie mille librerie stracolme (quando questa intervista sarà già uscita), e dirò “noo!”.
Quanto al lasciare un messaggio ai lettori di Thriller Café Federica?
Ah, ne ho uno pronto pronto: incrociate anche voi per me tutte le dita che avete (piedi compresi) affinché la serie tv di “Linfa Nera” vada in porto!
È un processo lungo e dal risultato per nulla scontato: sì, al momento il libro è stato opzionato per la serie tv da LuxVide, la casa di produzione italiana più grande, ma non è detto al 100% che il tutto proceda come previsto quindi … accendete pure due candele a Cthulhu per me!
Ed infine: grazie mille per avermi letta e ospitata!
Federica Cervini e Thriller Café ringraziano Elisa Bertini per la disponibilità.
La foto di Elisa Bertini è pubblicata su concessione dell’autrice.

