E così per non morire – Paolo Roversi

Serie: Gaia Virgili
Editore: SEM
Federica Cervini
Protocollato il 29 Giugno 2026 da Federica Cervini con
Federica Cervini ha scritto 70 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Il riassunto
E così per non morire – Paolo Roversi

Quarto capitolo della serie con protagonista la profiler Gaia Virgili, “E così per non morire” di Paolo Roversi, SEM Libri, segna il rientro a Milano della criminal profiler che avevamo conosciuto in “Psychokiller” (SEM 2020), “Black money”  (SEM 2021) e “Yellow Diamonds” (SEM 2023).

In forza all’Europol, Gaia viene richiamata dai suoi superiori in Italia per indagare sulla morte di quattro donne a Milano: si tratta di quattro feroci delitti che non raggiungono la prima pagina dei quotidiani perché la vicenda si svolge nel 2020 – ed è il COVID a riempire i media.
Dapprima oscura minaccia, poi dilagante realtà, il COVID ed il conseguente lockdown ostacolano ulteriormente una già difficile indagine – in cui forse gli assassini sono due.

Non regge. Qui cambia tutto. Nei primi episodi l’omicidio si consuma in ambienti scelti e governati dall’aggressore. L’ultimo corpo invece viene rinvenuto in una cantina, uno spazio occasionale. Muta il gesto”.

La profiler esamina le scene del crimine ed i corpi straziati delle donne vittime, ma ad un certo punto si scontra con un modus operandi diverso: “prima le coltellate ripetute, furiose, quasi compulsive. Adesso un solo fendente, seguito dallo strangolamento quando la vittima è già inerme o sul punto di perdere conoscenza”.

La difficoltà di stendere un profilo psicologico è quindi maggiore: quanti sono gli assassini?

Ma la mente analitica di Gaia Virgili (solo parzialmente aiutata stavolta dai colleghi della sua squadra – la Beccaria – che, causa lockdown, si trovano dislocati in Europa ed impossibilitati a riunirsi, se non via web) riesce ad approfondire e creare collegamenti – sino ad un incredibile legame che corre indietro nel tempo agli anni ’70: ci furono a Milano fra il 1963 ed il 1976 sette omicidi di donne sole – ed oggi, nel 2020, Gaia riconosce esserci un emulatore che sta replicando quei delitti.

Stessa tipologia di vittime, stessa ferocia, stessa precisione”.

Paolo Roversi intrappola la sua protagonista tra due immensi mali: da un lato c’è il COVID – ad ogni pagina il lettore torna a vivere quei maledetti mesi di paura, restrizioni e morte – dall’altro c’è un copycat, un imitatore, “un collezionista di delitti altrui” a cui il COVID rallenta l’attività ma che non lo imprigiona completamente (“il lockdown aveva ridotto le occasioni, ma non l’ha fermato. E’ uno che si adatta: replica, corregge, affina.”).

Milano è protagonista – come ci ha abituati Roversi sia in questa, che nelle altre sue famose serie di gialli, quella del commissario Luca Botero e quella del giornalista hacker Enrico Radeschi.

Il lettore cammina con la Virgili lungo i Navigli fino alla Darsena e rivive i silenzi delle vie dovuti al lockdown, in “una città paralizzata dalla peste come quella raccontata da Manzoni”. Le strade svuotate ed i rumori cancellati sono lo sfondo di un’indagine che procede parallela allo studio dei cold case delle clacson girls degli anni ’70: così la cronaca nera milanese aveva definito le allora donne vittime del “mostro di Milano”.

Nelle note alla fine del romanzo Roversi precisa che si è ispirato a fatti realmente accaduti negli anni ‘60 e ’70, romanzando la trama ma chiedendo ancora oggi giustizia per una verità che non è mai venuta a galla.

Le riflessioni a cui conduce Paolo Roversi in questo romanzo sono principalmente legate alla situazione della pandemia: essere confinati e soffocare, ma anche trovare la forza per reagire perché la resilienza è il coraggio che tutti abbiamo trovato dentro di noi in quei giorni.

In particolare Roversi invita a riflettere sull’amicizia, punto di riferimento nei giorni di lockdown – descrivendo il rapporto tra Gaia e Karen Hahm (in questa indagine costretta ad essere sua ospite a Milano, in seguito alle imposizioni della pandemia).

Una vena di malinconia chiude tristemente il romanzo, in seguito al dolore per la strage dovuta al COVID – sia reale che nel libro; e non è possibile rispondere alla cruda e desolante domanda che la protagonista ed il lettore si fanno: “Dimmi perché. Perché gli uomini uccidono le donne. Io … non riesco a capirlo”.