Le sorelle in giallo – Mieko Kawakami
Mieko Kawakami si è fatta conoscere in Italia con il bestseller “Seni e uova“, considerato da Time uno dei dieci migliori libri del 2020. Torna in libreria con “Le sorelle in giallo“, ancora una volta opera al femminile, ricca di interrogativi e riflessioni di genere, sulla società odierna e sull’etica.
Il titolo, “Le sorelle in giallo” si riferisce alla storia di un gruppo di ragazze e donne legate al colore giallo che nel feng shui porta buona sorte e soldi. Nel libro la quarantenne Hana, dopo aver trovato per caso un articolo sul web dove è citata una sua vecchia conoscenza, Kimiko, accusata di aver segregato e maltrattato una ragazza di vent’anni, inizia a ricordare eventi risalenti alla sua gioventù, negli anni ’90, a partire dai suoi quindici anni. La trama ripercorre cinque anni del passato comune di Hana e Kimiko, portando il lettore nel mondo della notte e degli espedienti, dove giovani ragazze giapponesi, provenienti da famiglie problematiche, si arrangiano come possono per sopravvivere. Giornate vissute in quel grigio tra legalità e illegalità, con piccole e grandi truffe per guadagnare i soldi necessari a mangiare e pagare un affitto. “Le sorelle in giallo” parla di vite e rapporti al limite, portando in luce un lato diverso da quello che siamo abituati a vedere del Giappone, mentre ci si interroga su chi sia lo sfruttato e chi lo sfruttatore, in un carosello di dipendenze psicologiche.
Raccontato in prima persona dalla protagonista Hana, il libro richiede una maratona di pazienza: a metà tra il noir e il filosofico, è prolisso e pesante, anche considerando che per un occidentale è difficile comprendere alcune dinamiche: per esempio, come possano esserci adolescenti privi di documenti pur andando a scuola e come possano essere credibili certi livelli di ingenuità e ignoranza.
L’azione è lenta, con descrizioni troppo dettagliate, come la pagina dedicata ai panni in microfibra, tanto per fare un esempio, che non permettono al libro di spiccare il volo. Si torna spesso su fatti già chiariti e i discorsi tra i personaggi faticano a dare ritmo e leggerezza. Hana racconta la sua storia riempiendola di riflessioni, paure, le paralisi di terrore e ansia, il continuo auto motivarsi sul dare il massimo e impegnarsi con energia, l’ossessione per il giallo che sfocia nella superstizione, mentre gli altri personaggi hanno comportamenti strani, sopra le righe, che passano dall’euforia alcolica, all’apatia della depressione più nera. A volte instancabili, frenetici, come criceti che corrono su un ruota per ore senza andare da nessuna parte, spesso imbambolati davanti alla televisione a ridere sguaiatamente o a fissare lo schermo con sguardo vuoto. Hana appare sempre preoccupata per qualcosa, l’avvenire, i soldi, il risparmiare, avere sicurezza e stabilità; le altre vivono alla giornata, senza rendersi conto delle situazioni e aspettando che tutto migliori per magia. Difficile entrare in connessione: si sente l’esigenza di far suonare una sveglia, dare una scossa, a questi personaggi che si percepiscono distanti, insensati, sconnessi dal mondo e dalla realtà.
Di interessante è lo spaccato della società giapponese dove giovani ragazze si accompagnano a uomini ben più grandi per ottenere denaro e regali, dove i locali notturni sono ricettacoli di rapporti ambigui, gli snack-bar non hanno nulla a che vedere con i locali che ci sono qui e che in comune hanno solo il nome.
In definitiva “Le sorelle in giallo“, con una trama dove i rapporti si formano, nascono amicizie che si fanno via via più solide, ma tossiche, disturbanti, fino alla naturale esplosione e divisione, ha il chiaro filo conduttore del giallo e dei soldi, ma soffre la lunghezza eccessiva per chi va alla ricerca di ritmo e tensione: dimezzando le seicento pagine, il libro soddisferebbe di più.
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