Il trucco del diavolo – Fabiano Massimi

Editore: Longanesi
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Il riassunto
Il trucco del diavolo – Fabiano Massimi

Il libro che recensiamo oggi al bancone del Thriller Café ci porta nella Roma del Settecento, a inseguire una scia di delitti rituali e il testo più inattaccabile della storia dell’umanità. Parliamo de “Il trucco del diavolo“, opera di Fabiano Massimi che lasciate le ambientazioni di inizio novecento della serie di Sigfried Sauer si cimenta con il thriller storico d’impianto esoterico e cospirazionista. E lo fa calando sul tavolo una carta pesantissima: il celebre Manoscritto Voynich.

Siamo nella seconda metà del Settecento, per la precisione all’inizio del 1773. Re Luigi XV invia a Roma l’investigatore di origini corse Xavier Galant, un uomo d’azione acuto ma dedito ai piaceri della carne e alla buona tavola. Il suo compito è indagare su una serie di omicidi che stanno sconvolgendo la capitale dello Stato Pontificio: giovani donne di nobile famiglia vengono ritrovate nude, disposte in pose rituali su una sedia collocata esattamente tra due specchi. La causa apparente della morte? Terrore puro, senza segni evidenti di violenza fisica. Per evitare scandali e che il panico serpeggi tra i vicoli romani, il Papa gli affianca un compagno d’indagine opposto in tutto: padre Artemio Di Grazia, gesuita, confessore personale del Pontefice, uomo austero, colto e morigerato. A completare la squadra arriva Suor Lea, giovane religiosa dal passato tragico che porta ancora i segni della violenza sul volto, chiamata per offrire un’indispensabile prospettiva femminile sul caso. L’assassino, rinominato Diabolus, dissemina le scene del crimine di iscrizioni e simboli indecifrabili che rimandano tutti a un solo oggetto: il Manoscritto Voynich, un codice medievale fitto di diagrammi anatomici, piante inesistenti e un linguaggio che nessuno è mai riuscito a tradurre.

Tra la Roma barocca e i codici del Manoscritto, Massimi costruisce con questo libro una caccia all’assassino dove la ragione si scontra con l’occulto e ogni pagina è una corsa contro il tempo.
Volendo accostare il romanzo ai grandi pilastri del genere non faremmo fatica a tirar fuori titoli come “Il nome della rosa” di Umberto Eco, “Il Codice da Vinci” di Dan Brown o i lavori di Glenn Cooper, ma “Il trucco del diavolo” è un libro che non ha bisogno di paragoni e con molti meriti, primo tra tutti quello di non di scivolare nella lezione di storia o, al contrario, nella fiera dell’assurdo.

Molto buona è l’ambientazione nella Roma del Settecento, percorsa come un labirinto di palazzi nobiliari, ville decadenti e stanze vaticane dove la politica ecclesiastica si intreccia con superstizioni mai davvero sopite. E azzeccata a mio parere è anche la trinità investigativa. Il pragmatismo edonista di Galant, la rigidità intellettuale di padre Artemio e l’acume ferito di Suor Lea. Tre tratti caratteriali che messi assieme danno vita a scintille comiche e dialoghi serrati, permettendo alla narrazione di respirare anche nei momenti di massima tensione.

Capitolo a parte poi per il Manoscritto Voynich. L’autore avrebbe potuto usarlo come pretesto, tuttavia arriva a sviluppare una teoria narrativa con inaspettate connessioni tra coscienza umana, simbolismo ed evoluzione tecnologica.

Se devo trovare qualcosa che non convince, dico che la struttura a capitoli brevi da page-turner a volte stride con la prosa settecentesca e lascia poco spazio al puro enigma.
A parte questo, “Il trucco del diavolo” è un ottimo thriller storico, ben documentato e divertente da leggere. Se non avete ancora letto niente di Fabiano Massimi, cominciare da qui potrebbe essere una buona idea.