La regola del caos - Gianluca Veltri

Il romanzo prende il titolo da un (credo inesistente, ma lo si potrebbe realizzare) mural ritrovato tra i tunnel del boschetto di Rogoredo, famigerato luogo di spaccio e degrado che ha infastidito e disperato i milanesi sino al famoso sgombero da parte delle FFOO.

In quel luogo di disperazione e malavita, un cagnetto simpatico ed intraprendente ritrova le tracce ematiche di Camillo Reggio, anni 58, residente all’Ortica, il cui cadavere (appesantito da un basamento di cemento che lo fa apparire come un grottesco calciatore del Subbuteo) affiora vicino al ponte di barche di Bereguardo. Ecco che, secondo la norma di cui all’art. 8 del codice di procedura penale, se si tratta di fatto dal quale è derivata la morte di una o più persone, è competente il giudice del luogo in cui è avvenuta l’azione o l’omissione (NdA), così il caso passa dalla Questura di Pavia a quella di Milano e, lì, viene affidato ai Barbari.

Leonardo Marazzutti (detto Crespo per la somiglianza col noto bomber argentino), Aloi (ex pugile olimpionico), Costantino (che veste solo abiti usati trovati sulle bancarelle e giochicchia con una palla da baseball come antistress) e Orlandi (32 anni, segaligno, bocconiano e modaiolo): i Barbari.

Così li ha chiamati “un giornalista di Telelombardia che conduce Iceberg” (e lo riconosciamo facilmente) perché non guardano in faccia nessuno, usano le sventole e le minacce coi delinquenti e i loro tirapiedi e poi si trincerano dietro alla resistenza a pubblico ufficiale.

Il mural e i Barbari: c’è un filo conduttore tra questi due elementi del romanzo, ed io l’ho identificato in Acab, firma di un noto graffitaro nonché acronimo di All Cops are bastards (già film con P.F. Favino). E c’è un altro filo conduttore, molto più tenace, che porta Gianluca Veltri, e noi lettori, indietro di quarant’anni quando, in Italia, nasce e furoreggia il genere c.d. poliziottesco.

In traslucenza, La Regola del caos (che motteggia anche il Joker di Heigh Ledger, quando inneggia alla logica del caos) parla di questo, della inanità a cui il garantismo tutto italiano ha legato di fatto le mani alle forze dell’ordine, relegandole al ruolo spesso ingrato di spettatori di ingiustizie, in grado di agire solo per legittima difesa. Ecco riaffiorare titoli di film come La polizia incrimina, la legge assolve (1973), Milano trema, la polizia vuole giustizia; Il cittadino si ribella; Il giustiziere sfida la città; Poliziotto senza paura, Italia a mano armata e i volti di Gastone Moschin, Maurizio Merli e la sua trilogia del Commissario Betti, Franco Nero e Tomas Milian, Gianmaria Volontè e Giuliano Gemma.

Cittadini comuni ma soprattutto poliziotti legibus soluti, in grado di andare a colloquio con un camorrista inginocchiato intento nel rosario mattutino, chiedergli un parere e pestargli le guardie del corpo, senza che nessuno, né il camorrista né il vicequestore facciano un plissè perché quella squadra che mena, che minaccia e che ottiene sempre la soluzione ai casi scuri che le vengono affidati, piace a tutti e anche molto. Certo, i Barbari hanno dei nemici, dai “colleghi” della Narcotici che muoiono di invidia, alle donne che li lasciano perché non sopportano che siano fidanzati soprattutto con la giustizia e il dovere, anzi, il piacere di cercarla ed ottenerla, sia pur a modo loro, senza regole, oltre le regole, a furia di risse e maniere forti.

Queste “teste calde, palle fumanti” sono il riscatto a tutti i casi irrisolti in Italia, a tutte le assoluzioni e le prescrizioni sentenziate dalle toghe sulle ceneri di quintali di verbali, di appostamenti, di infiltrazioni ed intercettazioni. Sono la risposta un po’ smargiassa a tutte le leggi che, grazie al signor Beccaria e tutti i suoi epigoni, fanno sì che – da noi- si ritenga preferibile un colpevole libero ad un innocente in galera o, per dirla come un ragazzino che ho sentito io stessa: “L’Italia è il paese dove tutti possono fare quello che vogliono tanto non gli succede niente”.

E’ questo che vogliamo essere?

Evidentemente no, e continueremo a difenderci dalla possibilità che un innocente vada in galera, anche a patto che un colpevole se la giri indisturbato e libero.

Ma che soddisfazione ci dà leggere che in giro, da qualche parte, a vegliare su di noi ci sia gente come i Barbari…

La regola del caos: Per l’ispettore Crespo e la sua squadra
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