La mantide – Gianluca Ferraris
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Secondo la classificazione di Linnaeus del 1758, la mantis religiosa è un insetto blattoideo del dominio animale eukaryota. Il nome deriva dal greco, ove significa profeta, indovino, e fa riferimento alla postura delle zampe anteriori, unite come in preghiera.
La caratteristica più nota di questo animaletto, tuttavia, è l’aspetto di genere ove non solo il maschio è più piccolo di ben 1 cm e mezzo, ma soprattutto vige il cannibalismo post nuziale: una volta accoppiatasi e, talvolta, persino durante l’atto, la femmina divora il maschio partendo dalla testa, mentre gli organi genitali continuano il coitus.
Raccapricciante, nevvero?
Tal è la reazione di Vanessa Fagnani, bella e spregiudicata quarantenne quando, dopo aver lasciato la casa dell’amante alle due del mattino, dopo poche ore scopre dai giornali che non ci saranno altri tête-à-tête a base di sushi sesso e prosecco: lui giace cadavere.
E se scamparla dal rischio di venir indagata per omicidio è, questa volta, arduo ma non impossibile, per il suo avvocato Lorenzo Ligas la questione si complica quando anche il secondo incontro su Tinder di Vanessa viene trovato ammazzato. Ancora una volta, all’indomani di una serata con lei.
Nulla consente di ipotizzare che altri siano entrati in casa della vittima, stavolta: non ci sono impronte, non ci sono sconosciuti nei filmati della videosorveglianza, non ci sono nemici nella vita di quest’uomo.
La mantide è l’ultimo romanzo di Gianluca Ferraris, giornalista di Panorama e Donna moderna, docente all’Accademia del giallo, ed è stato pubblicato postumo. È anche un esperimento letterario, a metà tra la ricerca filologica e l’atto di amicizia perché, saputosi malato, Gianluca aveva affidato al suo collega ed amico Franco Vanni il compito di portare a termine la stesura.
Alla commossa e partecipata presentazione a cui ho assistito nella deliziosa libreria di via Orti a Milano, Franco e Francesca Lang, la editor del volume, hanno raccontato con quanto entusiasmo Gianluca inviasse loro – ormai dall’ospedale- i suoi messaggi vocali in cui dettava o indicava come proseguire nella trama sino al momento in cui si era visto costretto a svelare il nome dell’assassino, per poi accomiatarsi dal mondo e lasciare a loro il completamento del libro.
Franco ha riletto tutti i romanzi di Gianluca, per esempio la trilogia di Gabriele Sarfati pubblicata con Laurana, per assorbirne lo stile e il ritmo, e ci ha raccontato – con una soavità degna delle
persone serie e rette- di certe sue difficoltà a tenere il passo (spassoso quando ha ammesso di non avere la competenza di Gianluca in tema di marche di abbigliamento ma, del resto, era Ferraris a lavorare per Donna Moderna, non lui.
La trama della mantide è solida, con un andamento frizzante che ti fa gustare la narrazione nello spazio di un pomeriggio, con le sue false piste, coi suoi colpi di scena e anche, perché no, con lo smalto di sicura presa rapida sul pubblico di certe spigolature dei personaggi che, magari, ad un occhio molto allenato possono apparire un po’ furbette è un po’ paracule (perché l’accusata è bella ricca e pure un po’ bastardella, perché l’avvocato era il numero uno del foro e adesso sconta una separazione e molto molto alcool in corpo, perché tra i due non ci si limiterà a sostenere interrogatori o stilare strategie difensive ma ci sarà modo e tempo per altre orizzontalità è così via) ma ai più piaceranno.
Il finale ricorda la strategia del miomantis Caffra, una sottoclasse di mantidi sudafricane i cui maschi, per “non perderci la testa”, hanno sviluppato strategie varie per cui distraggono la femmina portandole da mangiare o si lanciano in veri e propri incontri di wrestling in cui la menano come cosacchi. Il paragone è ovviamente tirato ma serve solo ad anticipare che anche in questo romanzo si scoprirà il colpevole ed i ruoli di tutti saranno chiariti, ma con un capovolgimento inatteso.
Una lettura simpatica, ripeto, che merita un giudizio positivo per se stessa, per la storia della sua scrittura a 4 mani e anche, diciamolo, perché Franco Vanni ha devoluto il suo compenso alla Fondazione Carlo Caper, che finanzia progetti di ricerca per la cura del linfosarcoma. A cui potrete inviare una donazione in ricordo di Gianluca e della sua ultima mantide.
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