La fame del suo cuore – Antonella Ossorio
Questa recensione doveva essere mia, mia e di nessun altro… perché in questo libro io mi specchio e ci vedo riflesse tante, troppe delle storie che mi vengono raccontate ogni giorno. Spero di conoscere molto presto l’Autrice e di fare con lei una lunga chiacchierata. Chissà se Neri Pozza ci farà incontrare…
Veniamo a questo romanzo, dedicato a Madame Alexe Popova, l’assassina degli uomini, la salvatrice delle donne. Inutile nascondere il tema: è stampigliato chiaramente in copertina. Più azzardato sarebbe invece indugiare sul quesito se questa sorta di virago salvifica, il cui vero nome è ignoto, ma che si era scelto come appellativo di battaglia uno dei tanti derivati dal verbo greco alexo, che significa “proteggere, difendere”, sia realmente esistita, abbia sulla coscienza 300 e più maschi, se la sia lavata sul patibolo e si sia sempre professata innocente, in quanto non aveva ammazzato bambini, né donne né uomini giusti.
Mettiamola cosi: quand’anche, persino l’Autrice vi prende posizione, quindi transeat.
Infatti la vera protagonista non è neppure questa dispensatrice di arsenico, ad arte miscelata tra un passato di maltrattamenti atroci (subiti di persona), stupri incestuosi (patiti dalla sorellina), incontri fortunati (il libraio che la “adotta”) e missione urbi et orbi (salvare le altre dal destino che aveva ammazzato sua madre). La vera protagonista è la donna che si riscatta: qui porta il nome di Nadja, che arriva a Samara dopo una fuga scomposta dal paesello natio, dove il marito ormai è braccato dai debiti di gioco, e che è talmente spaesata ed ignorante da non osare uscire di casa per paura di perdersi. Fortuna che ha con sé Elena, la figlia di sette anni, che un po’ per curiosità innata, un po’ per bisogno di sole, una mattina la fa spingere sino alla piazza del mercato, dove avviene l’incontro con Alexe.
Da lì, la inesorabile risalita dagli inferi: la vecchia è dura, arcigna, persino aspra nelle sue manifestazioni, ma poi apre le porte della sua isba calda, dove le due trovano ottimo cibo, altre amiche, persino un lavoretto, e tante chiacchiere, tanta sorellanza, tanta forza per cambiare, andare oltre, migliorare.
Ma dopo tanto calore, affetto, riconoscenza e piccole grandi rivoluzioni, il punto di caduta dei voleri di Nadjenska e Alexe andrà a divergere, sino a spalancare i rebbi, le gambe della forbice, in un divario incolmabile che le porterà a conclusioni opposte, ed una delle due ne verrà annientata.
Spero che vi piaccia questa recensione che, come mio costume, dice il meno possibile della trama e spizzica per stuzzicarvi la lettura. Come Alexe, io sono convinta che nei nomi ci sia un destino. Io mi chiamo Alessia e di professione difendo donne maltrattate. Non conosco alcuna madame Popova e, quand’anche sono certa che molte delle mie assistite invocherebbero i suoi servigi, penso mi schiererei con Nadja ed Elena.
Sono riconoscente a Neri Pozza che da tempo pubblica storie come questa, sul crinale tra il mistery, il sociale e il romanzo storico. Sono letture istruttive, oltre che di svago (ammetto di essermelo fatto fuori ieri, domenica di pioggia e di compagno in pronto soccorso da accompagnare), per cui… ma è davvero importante andare a googlare se sia esistita davvero o meno? Tanto ci sarà chi risponderà “Magari” e chi “Ma per carità”, qualsiasi sia la verità.
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