Quando si dice il talento… ecco probabilmente si parla di Elizabeth Day, scrittrice britannica, podcaster di fama (sua l’idea e la conduzione di “How to fail – L’arte di sapere fallire“, dove sono sfilate star di ogni campo), impegnata socialmente a favore delle donne e delle minoranze, penna strepitosa e, diciamolo, bellissima donna.
“Uno di noi” è il quarto romanzo che Neri Pozza è riuscito a portarci e – non appena ne avrò il tempo – giuro che andrò a leggere anche i precedenti. Mi piace molto questa ambientazione nella Londra attuale, dove in odor di nomina a primo ministro si muove sfrontato ed affascinante Ben Fitzmaurice, rampollo gallonato di famiglia d’alto lignaggio. Sposato con l’algida Serena, Ben ha quattro figli (perchè averne tanti significa possedere i soldi per mandarli tutti alla scuola privata) e li ignora tutti, troppo preso a imbastire alleanze, rinsaldare massonerie ed apparire ovunque il suo smagliante sorriso possa ammaliare l’elettorato. Ora si occupa di Energia, quindi dovrebbe avere un occhio di riguardo per gli ambientalisti e i green, invece non si accorge che sua figlia Cosima, la maggiore, in incognito è andata ad infilarsi in una ghenga di attivisti estremi che si incollano alle opere d’arte oppure salgono sui tir per fermarne l’avanzata.
Una notte, il leader degli Oblivion Oil viene ferito gravemente in un’azione dimostrativa: Cosima va a trovarlo in ospedale e lì scopre una verità sconvolgente. Fiume non è chi sembra, ma soprattutto le svelerà un segreto inconfessabile sulla sua altolocata famiglia. Perchè è morta zia Felicity, detta Flyss, la reietta, la ribelle, quella che entrava e usciva dalle cliniche rehab, sempre strafatta di qualcosa e arrapatissima tanto da provarci persino con Martin, l’amico gay innamorato di suo fratello Ben?
Mentre accanto a lui crolla la fama di altri politici e deraglia il sistema famigliare super controllato di Serena, Ben ritroverà il buon fido Martin, PO come lo chiamavano in gioventù, ossia Piccola Ombra. Non si domanderà se l’altro lo abbia perdonato (perchè almeno un paio di grandi torti glieli ha fatti patire) o se a muoverlo sia ancora quella cieca passione, frammista al patetico tentativo di diventare “uno di loro” che quando erano giovani – esattamente come adesso- gli ha fatto subire in silenzio anche lo sprezzo violento di Jarvis, ora ricchissimo finanziatore della campagna elettorale di Ben.
I Fitzmaurice sono così, talmente belli ed egocentrati da non sospettare che esista altro che una assoluta e scodinzolante perpetua conferma al loro fascino, al loro lignaggio ed alla loro fortuna. Ecco perchè Flyss è morta, lei non aveva quel bagliore astuto e calcolatore negli occhi, lei parlava e nessuno le credeva, neppure quando boccheggiava accuse gravissime di delitti patiti, in passato come ora.
Una trama fitta, un ritmo incalzante, rovesci di sorte e ripensamenti sullo sfondo disincantato della politica e della società britannica, che evidentemente l’autrice conosce o quanto meno osserva molto da vicino.
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