«Le perversioni non si incoraggiano né si combattono. Al massimo, le perversioni si sfruttano.». E’ fondamentalmente questo il fulcro intorno al quale si snoda l’intricata vicenda narrata in La coda del diavolo di Maurizio Maggi, pubblicato da Longanesi nel settembre 2018. E’ con questo che dovrà confrontarsi Sante Moras, agente scelto della polizia penitenziaria d’istanza in Sardegna, il più giovane del suo Comando, friulano, molto atletico, ex soldato con un addestramento militare di tutto rispetto. Addestramento che gli sarà molto utile quando si ritroverà a dover fuggire fra i boschi, le colline e la costa sarda, inseguito dai suoi stessi colleghi e da conoscenze collaterali piuttosto dubbie… Perché fugge? Perché qualche sera prima nel suo carcere è arrivato un assassino, un mostro che ha ucciso a sangue freddo, davanti ad una pattuglia dei carabinieri, una ragazzina di tredici anni che teneva prigioniera da mesi. A Sante è stato proposto di ucciderlo: un avvocato gli ha detto che il Mostro è uno ammanicato, che la farebbe franca con pochi anni se qualcuno non interviene… questo facoltoso avvocato sembra poi sapere molte cose sul passato di Sante, gli ha offerto una copertura, un alibi, dei soldi… e adesso a Sante i soldi servono… E in effetti l’assassino muore nella cella del carcere proprio mentre Sante è di turno. Le maglie si stringono e l’agente deve fuggire. Durante la sua fuga forsennata, sempre in bilico tra fare la cosa giusta e filarsela a bordo della Nusquam, la sua barca ormeggiata a due notti di distanza, Sante scopre pian piano che il Mostro era solo la punta dell’iceberg, che forse la ragazzina non era l’unica vittima, che il giro è ben più largo e che anche gli insospettabili, infondo, possono nascondere una faccia torbida e perversa. E dunque, di chi fidarsi? E soprattutto, cosa fare? Autopunirsi, costringersi alla solitudine e cercare il dolore degli altri non basta più… bisogna fare qualcosa. Ma cosa? Verità, giustizia, vendetta, dolore, fiducia. Cosa sono? Dove sono? Sono questi i dubbi che assillano il fuggiasco, sullo sfondo di una terra aspra e solitaria che ricorda tanto i vasti spazi dell’America del Nord, tra deserto e foreste. Può un peccato cancellarne un altro? Sante non lo sa, ma sa che adesso ha l’opportunità di fare qualcosa di buono… anche se il passato non si può cancellare.
A metà tra thriller e romanzo di azione, La coda del diavolo è un romanzo originale sia per stile – con l’uso della prima persona che avvicina il lettore al protagonista favorendo l’empatia – sia per sviluppo della trama: tutto è in continuo divenire, il lettore non ha mai più informazioni dell’agente, non sa – al pari del protagonista – chi siano amici e nemici fino all’ultima pagina. Interessante è, poi, la figura di Sante Moras: è lui a raccontarci la storia, è lui il perno centrale dell’intero libro, nonostante gli incontri significativi utili alla vicenda (la giornalista Fabiana Lai, l’avvocato De Rosas, i due scagnozzi della Paolucci, e così via). Facendoci sapere poco di lui e del suo passato fino alla fine, l’autore ci impedisce di considerarlo “buono” a priori, getta ombre sulle sue azioni ed intenzioni, lasciando spazio ad una relatività che contribuisce a tenere alta la tensione. E d’altra parte, chi è veramente, esclusivamente buono? Chi non nasconde ombre e segreti nel proprio passato?
Un buon thriller, dunque, ricco di suspense, angosciante al punto giusto, con un’ambientazione selvaggia e suggestiva, che non trascura aspetti rilevanti dal punto di vista sociale. Da leggere, specie se non si disdegnano tensione, azione, dinamismo. Maurizio Maggi, dal canto suo, non è nuovo ai libri d’azione: sempre per Longanesi ha pubblicato L’enigma dei ghiacci (2016), stavolta ambientato tra i ghiacci dell’Antartide.
Recensione di Rossella Lazzari.
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