Il 4 Marzo 2016 il 23enne Luca Varani viene torturato per ore ed ucciso da due ragazzi più grandi, Manuel Foffo e Marco Prato, in un anonimo appartamento della periferia romana. E’ lo stesso Manuel, il giorno del funerale dello zio, a riferire al padre di aver ucciso una persona, persona di cui non ricorda nemmeno il nome. E’ così, dopo poche pagine, che “La città dei vivi” fa precipitare il lettore in un abisso.
Da questo fatto di cronaca nera che sconvolse la capitale e l’Italia intera per la sua efferatezza e assurdità, inspiegabile persino agli stessi autori che fino a poche ore prima mai avrebbero creduto di arrivare a compiere una simile brutalità, Nicola Lagioia ricostruisce gli eventi che lo precedettero, fino al drammatico epilogo. Attraverso un vero e proprio reportage documentale, rappresentato dalla consultazione dei registri relativi alle indagini e agli interrogatori condotti dal pool investigativo nell’ambito delle indagini processuali, e grazie alle testimonianze emerse dalle interviste cui lo stesso scrittore sottopone gli amici, i conoscenti dei tre ragazzi e i genitori di Luca Varani, Lagioia ne fa scaturire una storia estremamente accurata che a tratti si delinea come narrazione di suspense: una descrizione dettagliata e attenta dei giorni, dei minuti e delle ore sconvolgenti che anticipano la tragica conclusione. Finale noto a tutti, eppure Lagioia fonde magistralmente le dichiarazioni e i verbali ufficiali con il racconto ricostruito dell’accaduto, suscitando un senso di aspettativa e tensione nel lettore degno di un vero e proprio thriller.
“La città dei vivi” è innanzitutto un inesorabile spaccato della città di Roma che si preannuncia dalle due citazioni riportate in esergo al libro: “Roma è l’unica città mediorientale che non possiede un quartiere europeo”, di Francesco Saverio Nitti, e “Non attribuiamo i guai di Roma agli eccessi di popolazione. Quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro”, di Giulio Andreotti.
Roma è Roma, non c’è nessun luogo simile al mondo, nel bene e nel male. All’epoca dei fatti, la città è sconvolta dallo scandalo denominato Mafia Capitale, conosciuto anche come “Operazione Mondo di Mezzo”; e poi c’è la piaga dei topi, definiti “i commensali dell’uomo“, che sembrano aver invaso la città ed essere una presenza fissa oramai ovunque. In tutto questo La Grande Bellezza, i monumenti, i siti archeologici, testimonianze di una Storia millenaria, diventano un monito per i romani e non solo, perché la loro presenza evoca lo scorrere del tempo, l’ineluttabile inizio e fine di ogni cosa.
In questa cornice vi è la cronaca fredda e spietata di una società romana allo stesso tempo in rovina e pullulante di vita, in cui procurarsi stupefacenti è quanto mai facile, ed è il resoconto della discesa agli inferi di due ragazzi di buona famiglia e degli inquietanti interrogativi che solleva: cosa li ha spinti a rinchiudersi in un appartamento e imbottirsi di alcol e droga fino a una sorta di quasi totale annichilimento? Perché senza alcun movente, con assoluta insensibilità, hanno seviziato e torturato Luca Varani fino ad ucciderlo? E soprattutto, perché loro e non qualcun’altro?
“La città dei vivi” non è un libro solo per appassionati di cronaca nera; è un ritratto della confusione e delle insicurezze che turbano la gioventù riguardo il futuro, il sesso, l’accettazione di se stessi, il passaggio all’età adulta. In particolare, ci parla della casualità del male, di quanto al giorno d’oggi sia imponderabile, e della paura di essere vittima che ciascuno di noi porta quotidianamente dentro di sé senza chiedersi quanto manca per poter diventare un carnefice. Emblematiche sono le parole di Lagioia: “Più crudele della tragedia che ci colpisce è la tragedia a cui ci illudiamo di essere scampati.”
Recensione di Damiano Del Dotto.
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