La centenaria con la pistola – Benôit Philippon
Ore 6 del mattino. In una remota casa dell’Alvernia, la polizia fa irruzione per arrestare una donna. Lei, 102 anni, li accoglie a fucilate.
Così comincia “La centenaria con la pistola“, un romanzo che più che un noir è una corsa sfrenata su una strada dissestata: piena di buche, curve pericolose, ma anche panorami sorprendenti. L’autore, Benoît Philippon, imbastisce un thriller umoristico e feroce che si regge interamente su una protagonista fuori da ogni schema: Berthe Gavignol, detta “Mamie Luger“, una nonnina che ha vissuto un secolo di violenze, abusi, resistenze… e vendette.
Il libro è strutturato come un lungo interrogatorio, quello dell’ispettore Ventura, a metà tra resoconto investigativo e confessione orale, in cui Berthe snocciola una vita tanto tragica quanto picaresca, fatta di mariti da seppellire in giardino, nazisti nascosti in cantina e una pistola sempre carica.
Il tono? Una miscela di humour nero, dialetto rurale e ironia cinica. Il ritmo? Altalenante: fiammate narrative si alternano a monologhi estesi, quasi teatrali, con dialoghi che oscillano tra la commedia grottesca e la tragedia familiare.
Il libro è stato acclamato per la sua originalità e la potenza del personaggio femminile, ma non ha mancato di sollevare polemiche. Diversi lettori – con buone ragioni – hanno segnalato rappresentazioni stereotipate e offensive di minoranze, scene di violenza sessuale raccontate con troppa enfasi grafica e una visione della sessualità rigidamente cishétero e phallocentrica.
Berthe, pur raccontata come icona femminista, viene a volte descritta tramite lo sguardo maschile: una donna forte, sì, ma filtrata da un autore che indulge in esotismi, sessualizzazioni e semplificazioni.
È un romanzo che “vuole dire qualcosa”, ma che non sempre sa come dirlo.
“La centenaria con la pistola” è un’opera sui generis, che può affascinare chi cerca un romanzo spiazzante, ironico, fuori dagli schemi, e infastidire chi preferisce una narrazione più attenta alla rappresentazione etica dei suoi personaggi. Se lo prendi come una favola nera e surreale, ti ci potrai perdere (o divertire). Se cerchi un vero giallo, meglio ordinare qualcos’altro al bancone.
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